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"Totti è il mio co-regista": Alex Infascelli presenta Mi chiamo Francesco Totti

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Assente l'ex Capitano della Roma, in lutto per la recente morte del padre, a presentare il documentario su di lui alla Festa del Cinema di Roma 2020 è stato il regista e sceneggiatore Alex Infascelli.

"Totti è il mio co-regista": Alex Infascelli presenta Mi chiamo Francesco Totti

"Tutto quello che viene raccontato in questo film nasce surgivo da Francesco. Io ho ascoltato questa voce, l'ho protetta e portata dentro una narrazione che ho supportato a livello cinematografico, ma il racconto è tutto di Francesco."
Così parla Alex Infascelli, regista e co-sceneggiatore, insieme a Vincenzo Scuccimarra, di Mi chiamo Francesco Totti, documentario sull'ex Capitano della Roma che è stato presentato alla Festa del Cinema di Roma e che sarà in sala come uscita evento il il 19, 20 e 21 ottobre, distribuito da Vision Distribution, per poi passare su Sky e sulle piattaforme di streaming.
"Vedendo il volto di Francesco sulla copertina del'autobiografia che ha scritto assieme a Paolo Condò, e da cui siamo pariti come spunto, io ho subito pensato che senza di lui il film non avrei potuto farlo. Non avrei potuto raccontarlo senza andare da lui e conoscerlo come uomo," spiega Infascelli. "Appena ci siamo incontrati io gli ho detto che di calcio non so niente, e lui mi ha risposto 'sei perfetto'. E da lì abbiamo iniziato a duettare, e lui si è messo completamente a disposizione: perché era maturo, era pronto e aveva voglia di fare questo tipo di percorso. Io mi sono solo trovato al posto giusto nel momento giusto."

A chiamare Infascelli per dirigere il film è stato Lorenzo Mieli, uno dei produttori, che con il regista ha un solido rapporto di amicizia. "Non avrei affrontato questa avventura, questo film particolare e rischioso, se non avessi aveuto a fianco qualcuno di cui non mi fidavo completamente," dice Infascelli, che definisce particolare il film perché "osservando topicamete una cosa conosciutissima come Francesco rimbalzano narrativamente verso tutta una città, verso quelli che sonoscono Francesco, i romanisti e i romani. Avevo bisogno di isolare una relazione, e questa relazione è quella tra Francesco e Roma, quella dell'amore tra lui e la città che raccontiamo e che lo racconta."
Da Totti e da Roma, spiega Infascelli, derivano direttamente anche alcune sfumature cristologiche presenti nel suo documentario: "Roma è cristologica. Roma è cattolica e ti imbeve di questa dimensione anche se tu non lo sei. E poi Cristo non differisce da figure come Kurt Cobain o Francesco Totti: sono tutte e tre persone che da giovanissime hanno fatto cose incredbili, che avevano un dono e una missione, e che ognuna nel proprio hanno eliminato il loro ego per fare qualcosa di importante. Francesco sente molto questa cosa del dono, e viene da una famiglia molto religiosa, e io ho voluto rispettare questa sua visione. Non volevo fare un indagine questo è un film che racconta la storia di una persona che si racconta, e che emoziona perché lui si emoziona mentre si racconta," aggiunge il regista. "Per me il film era un foglio bianco sul quale far scrivere la storia a Francesco con la semplicità di un bambino che scrive un tema: volevo quella semplicità perché Francesco è semplice, e perchè mi piace così."

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"Nei primi mesi abbiamo fatto le riprese che lo coinvolgevano, poi mi sono chiuso al montaggio e ho costruito una struttura che per me fosse soddisfacente sulla base di quello credevo fosse valido fino a quel momento; una struttura filmica in tre atti a partire dalla notte prima dell'addio al calcio," racconta Infascelli, spiegando la lavorazione del film e come Totti ha contribuito alla sua realizzazione. "Poi è arrivato Francesco, in una fase già avanzata, perché volevo arrivare a lui con un serbatoio già pieno di immagini da fargli vedere. Gli avevo promesso che non l'avrei ripreso, che avrei messo solo il suo audio, perché evitargli di essere un volto gli avrebbe permesso di non essere cosciente di sé. Ci siamo messi su un divano in penombra , con un caffè e tre biscotti, e abbiamo iniziato a parlare, e ci siamo immersi in questa chiacchierata, che a volte seguva un mio copione e altre navigava a vista, in luoghi assurdi della coscienza di Francesco. Io allora ho rimesso nel montaggio e nel film tutto ciò che arrivava da lui: il suo flusso di coscienza andava a ricostruire e scalfire quello che avevo fatto fino a quel momento," prosegue il regista. "E poi di nuovo ci rimettevamo sul divano e così abbiamo fatto per mesi, avanti e indietro, in una costante impollinazione reciproca. Era un po' come la scena di Ghost con loro due che fanno il vaso di creta, se voglioamo: Francesco è a tutti gli effetti il mio co-regista. Per me era impossibile pensare di lavorare diversamente. E raccontando sé stesso, Francesco racconta tutti noi: è il miracolo che avviene quando si ha un'intuizione buona."

In lutto per la morte del padre, avvenuta pochi giorni fa, Francesco Totti non ha partecipato ad alcuna attività della Festa del Cinema di Roma e della promozione del film. "Credo che sia inutile stare speculare sul perché, e sul suo lutto," dice Infascelli. "Penso anche Francesco possa aver voluto lasciare parlare il film, lasciare lo spazio perché che le immagini dicessero tutto quello che c'è da dire, tutto quello che lui ha già detto."

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