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Totò in 3D al Festival del Film di Roma

Totò 3D è il restauro, patrocinato da Aurelio e Luigi De Laurentiis, di Il più comico spettacolo del mondo di Mario Mattoli, anno 1953.

Totò in 3D al Festival del Film di Roma

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Totò in 3D al Festival del Film di Roma


Per quanto la figura di Totò sia molto familiare alla maggior parte degli Italiani, è fuori di dubbio che si tratti di un volto relegato ormai al piccolo schermo. Con l'eccezione di classici più corali come I soliti ignoti, riedizioni per il grande schermo degli exploit del Principe De Curtis non si sono viste.
Totò 3D altro non è che il restauro, patrocinato da Aurelio & Luigi De Laurentiis, di Il più comico spettacolo del mondo di Mario Mattoli, anno 1953. Come il titolo suggerisce, si tratta della parodia del Più grande spettacolo del mondo di Cecil B. De Mille, realizzato un anno prima. Storicamente questo non è il primo film italiano in stereoscopia, dato che il primato spetta a Nozze vagabonde del 1936, ma è il primo la cui versione 3D sia sopravvissuta.
Il processo di ripresa fu battezzato "Podelvision", fusione dei cognomi dei suoi patrocinatori, Carlo Ponti e Dino De Laurentiis. Girata con due camere, una per l'occhio sinistro e l'altra per il destro, su due negativi, la pellicola ebbe una diffusione praticamente nulla nella sua edizione tridimensionale: scomoda la proiezione parallela dei due rulli, costoso lo schermo argentato da appendere in sala, malamente organizzata (e probabilmente non igienica!) la distribuzione degli occhialini. 58 anni dopo, Cinecittà Digital è riuscita nella difficile impresa di ripulire e scannerizzare i due negativi originali, in condizioni sensibilmente danneggiate e altamente infiammabili, recuperando il divertito e baracconesco 3D originale, ma anche restituendo brillantezza al Ferraniacolor della fotografia firmata da Karl Struss, Ferdinando Risi e Riccardo Pallottini.
Una simile attualizzazione, al momento ancora senza una distribuzione certa in sala, spinge a chiedersi: un Totò in un film del 1953 funziona ancora al cinema? Totò sicuramente sì, il film meno. Scritto – o dovremmo più che altro scrivere "impostato" – da Monicelli-Continenza-De Tuddo-Maccari, diluisce l'esile narrazione nella ricerca delle situazioni care al pubblico, senza curarsi della tenuta dell'insieme e affidandosi alla verve cabarettistica e improvvisativa del cast. Suo malgrado, Totò 3D è una testimonianza storica dell'immutabilità di una formula proposta al pubblico italiano ancora oggi.
Non a caso, il momento che in sala suscita più risate è la ripresa di un celebre sketch teatrale con Castellani parrucchiere effemminato e Totò suo aiutante ("Lallo"): totalmente avulso dalla trama ma esilarante nei suoi tempi comici serratissimi e nella sua impagabile surreale gratuità. Lo spettacolo è garantito soltanto dagli attori che prendono le redini, e non dalla macchina cinema.
Tra (sempreverdi?) gag su donne seminude ed esibizioni circensi ormai superate dagli acrobati contemporanei, Il più comico spettacolo del mondo mantiene un suo valore grazie al suo protagonista, che nel finale si abbandona a un monologo drammatico, conosciuto come la "Preghiera del clown": appello di un teatrante a un "Protettore" che vigili su chi si impegna a far ridere la gente anche con la morte nel cuore. L'eternità di Totò è in questa umana consapevolezza, a volte sottotraccia, a volte condivisa col suo pubblico.



  • Giornalista specializzato in audiovisivi
  • Autore di "La stirpe di Topolino"
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