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Toronto Film festival 2021: I migliori film visti nell'edizione online

Molti dei titoli più importanti del cartellone principale del TIFF21 sono stati messi a disposizione della stampa nella versione virtuale. Eccovi i lungometraggi più apprezzati.

Toronto Film festival 2021: I migliori film visti nell'edizione online

Dopo il successo della scorsa edizione il Toronto Film Festival ha organizzato una nuova versione online della kermesse, concedendo alla stampa la possibilità di visionare da casa una alrga parte dei titoli presentati in cartellone. Eccovi dunque una carrellata di quanto di meglio abbiamo potuto vedere alla versione virtuale del TIFF 2021. Buona lettura.

I migliori titoli visti al Toronto Film Festival Online

  • Encounter
  • Mothering Sunday
  • All My Puny Sorrows
  • Petite Maman
  • The Guilty
  • The Starling
  • Hellbound
  • The Odd-Job Men
  • Jockey

Encounter

Dopo la nomination all’Oscar ottenuta per Sound of Metal Riz Ahmed si propone come serissimo candidato per una nuova segnalazione grazie a questo melodramma con una premessa da sci-fi diretto da quel Michael Pearce che qualche anno fa si era fatto notare col suo esordio Beast. Pur non possedendo una trama originalissima Encounter sviluppa una più che discreta progressione narrativa, e soprattutto riesce a sfruttare con precisione e senso del cinema gli scenari naturali che fanno da cornice al road-movie. Protagonisti della storia sono un padre ex-soldato e i suoi due bambini. Il cuore pulsante dell'operazione rimane Ahmed, e non poteva essere altrimenti in quanto il film è interamente o quasi costruito sulla sua performance febbrile. Come scritto l’attore si carica sulle spalle il progetto e lo rende un qualcosa di emozionante, credibile. Altra prova maiuscola del protagonista di una miniserie di culto quale era stata qualche tempo fa The Night Of.

Mothering Sunday

Notevole film in costume si è rivelato l'adattamento del romanzo di Graham Swift scritto da Alice Birch e diretto da Eva Husson. La sceneggiatura ripercorre attraverso diversi piani temporali la storia della protagonista Jane Fairchild, la quale a inizio anni ‘20 lavora come cameriera presso una ricca famiglia inglese. La giovane donna intende spendere la giornata di riposo insieme al suo amante prima che la loro diversa classe sociale li separi definitivamente. Ma il destino ha in riservo molto più di questo per Jane...La Husson riesce con sapienza a inserire il proprio film in costume nella grande tradizione britannica, cogliendo però influenze inaspettate e sorprendenti. Se infatti il rigore formale rimanda direttamente a James Ivory, la sensualità languida di situazioni e atmosfere possiede infatti rimandi del cinema spregiudicato di Ken Russell, in particolar modo Donne in amore e L’altra faccia dell’amore. Non è un caso se proprio Mothering Sunday ci regala un cammeo da inchino della grande e mai dimenticata Glenda Jackson, protagonista di quei due film e “musa” dello stesso Russell. Il film della Husson si dipana in questo modo come un’opera accattivante e ben orchestrata, un prodotto che pur inserito nella tradizione possiede una sua originalità vitale. Nel cast oltre ai comprimari di lusso Olivia Colman e Colin Firth vogliamo segnalare il giovane protagonista Josh O’Connor (visto in Emma accanto a Anya Taylor-Joy), il quale possiede il fascino e una presenza scenica a nostro avviso da tenere d’occhio.

All My Puny Sorrows

Ottimo veicolo per le due protagoniste Alison Pill e Sarah Gadon si è rivelato il dramma All My Puny Sorrows, adattamento del best-seller di Miriam Toews scritto e diretto dal canadese Michael McGowan. Dopo il tentativo di suicidio della sorella, Yoli è costretta a tornare a casa e rivivere tutti i drammi che negli anni hanno scosso la sua famiglia nelle fondamenta. Film di dialoghi ben orchestrati e atmosfere rarefatte, il lungometraggio di McGowan si dilunga forse un po’ troppo nel tentativo di esplorare il dolore nascosto dei personaggi, ma questo non gli impedisce di sviluppare con accuratezza e una discreta dose di verità le psicologie delle due donne al centro della stroai. Siamo contenti di vedere finalmente la Pill in un ruolo da protagonista, ricoperto con un’intensità sommessa e decisamente adatta alla psicologia del personaggio. 


Petite maman

Dopo l’exploit di Ritratto di una giovane in fiamme la regista francese Céline Sciamma è tornata dietro la macchina da presa grazie alla storia di una bambina che deve affrontare la morte della nonna e il dolore mal celato della sua giovane madre. Prima di abbandonare la casa della donna però la piccola Nelly scopre di poter tornare indietro nel tempo e passare qualche giorno proprio con sua madre, quando questa aveva la sua stessa età. Lo spunto fantastico di Petite maman viene adoperato dalla Sciamma per realizzare un piccolo film pieno di intimità, con i personaggi che pian piano sviluppano tra loro una comprensione e un’empatia capaci di rendere l’opera stracolma di dolcezza e senso del pudore. Ancora una volta l’autrice si dimostra capace di indagare e raccontare l’animo femmiiole con un’angolazione originale e insieme molto profonda. 

Netflix - The Guilty, The Starling, Hellbound

Nutrito e soprattutto di valore il pacchetto di Netflix presentato all’edizione online del Toronto Film Festival. Diretto da Antoine Fuqua, The Guilty è un thriller con una sola, claustrofobica ambientazione incentrato su un agente della polizia di Los Angeles il quale, in attesa di essere giudicato per la morte controversa di un civile, si trova costretto alla scrivania dove risponde alle chiamate dei cittadini. La telefonata di una donna rapita costringerà l’uomo ad agire fuori dalle regole per salvarla. Remake aggiornato di un film danese del 2018 dallo stesso titolo, The Guilty sfrutta la buona sceneggiatura di Nick Pizzolatto (True Detective) per costruire una storia tesa e capace di mostrare con pienezza i conflitti interiori del protagonista. Un Jake Gyllenhaal in ottima forma sfodera una prova nerboruta - forse la migliore proprio dai tempi di Southpaw, sempre girato con Fuqua - e consente al film di intrattenere, anche se il finale probabilmente si sviluppa in maniera maggiormente prevedibile rispetto all'assunto iniziale. Il trio che aveva già realizzato St. Vincent, ovvero il regista Ted Melfi e gli attori Melissa McCarthy e Chris O’Dowd, si ritrovano per The Starling, melodramma dolceamaro su una coppia che affronta in maniera diversa ma ugualmente dolorosa la scomparsa della loro bambina. Mentre il marito viene messo in un istituto dopo un tentato suicidio, la donna deve portare avanti lavoro e casa, nel cui giardino uno storno inizia a farsi fin troppo aggressivo. Scritto da Matt Harris, The Starling è esattamente il film che ci si aspetta data la trama, ma nonostante questo (o forse proprio per questo) sa raggiungere momenti di toccante sincerità quando affronta il dolore e l’elaborazione del lutto dei due personaggi principali. Se Melissa McCarthy dimostra ancora una volta di essere un’attrice completa, in grado di padroneggiare con sapienza i mezzitoni della commedia amara, la sorpresa del film è senz’altro un Chris O'Dowd appassionante e superbo nei momenti drammatici. A supporto poi vogliamo segnalare l’ottima prova del sempre grande Kevin Kline. The Starling è il lungometraggio perfetto se volete passare una serata all’insegna delle lacrime e dei sentimenti espressi con efficacia. Presentati alla kermesse virtuale anche i primi tre dei sei episodi che compongono Hellbound, prima serie coreana realizzata da Netflix e diretta da quel Sang-ho Yeon che cinque anni fa ha realizzato il cult-horror Train to Busan. La trama principale dello show vede tre orrendi angeli della morte materializzarsi per uccidere in maniera violentissima le persone la cui dipartita è stata predetta qualche giorno prima. Visivamente potente, a tratti addirittura truculento, Hellbound si sviluppa nei primi episodi come una detective story coinvolgente e ben strutturata, garantendo allo spettatore un prodotto in linea coi tempi che l’horror richiede oggi. Divertente, sanguinolenta e spettacolare, la serie promette di diventare un piccolo oggetto di culto. 

The Odd-Job Men (Sis Diens Corrents)

Già presentato allo scorso Festival di Locarno dove ha vinto il premio per l’interpretazione maschile (ex-aequo ai due protagonisti Valero Escolar e Mohammed Mellali) The Odd-Job Men è una commedia sorprendente, che mescola la quotidianità della vita fin troppo normale dei personaggi con momenti di stralunata surrealtà a dir poco spassosi. La settimana nella vita di un trio di tuttofare che girano per la Catalogna tra incomprensioni, piccole ripicche, barriere culturali e il razzismo strisciante dell'uomo comune. Il tutto raccontato con un brio che accosta il verismo di Ken Loach con la verve di Pedro Almodóvar. Sis Diens Corrents (titolo originale) si conferma una delle commedie umane più profonde e divertenti viste al Toronto Film Festival, dopo aver già convinto nel festival svizzero lo scorso agosto. 

Jockey

Dopo anni passati in ruoli di supporto come caratterista Clifton Collins Jr. (Capote - A sangue freddo, Pacific Rim, Babel) si impone come ottimo protagonista del dramma Jockey, storia di un fantino sul viale del tramonto che deve fare i conti con gli errori di una vita e una generazione di nuovi talenti decisa a farlo scendere di sella. Dramma ben diretto da Clint Bentley, il film sviluppa nel tempo un’atmosfera malinconica di sicuro effetto, lavorando sul non detto con efficacia e buon senso del cinema. Nel cast anche una notevole Molly Parker. Il film era stato già presentato con successo allo scorso Sundance Film Festival



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