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Toronto Film Festival 2014: arrivano le prime delusioni

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Dopo alcune belle sorprese inziali, il TIFF è proseguito con una serie di opere che hanno deluso le aspettative.

Toronto Film Festival 2014: arrivano le prime delusioni

Dopo un inizio caratterizzato da alcune belle sorprese e un paio di notevoli conferme a livello cinematografico, il Toronto International Film Festival è proseguito invece con una serie di opere abbastanza attese e che hanno purtroppo deluso le aspettative. In alcuni casi si è trattato di film mancati ma almeno interessanti, in altri addirittura di fallimenti totali. Sotto questo punto di vista i due lungometraggi più spiazzanti sono stati Tusk di Kevin Smith e The Face of an Angel di Michael Winterbottom, testimonianze piuttosto esplicite che la vena artistica degli anni 90 è andata ormai persa per entrambi gli autori.



Torture-movie logorroico e insensato il primo, presuntuoso melodramma incentrato sul caso di Meredith Kercher del 2007. Difficile trovare qualcosa da salvare in entrambi. Se Smith continua insensatamente a voler applicare la sua idea di cinema verboso e cinico a tutti i generi che affronta, Winterbottom invece sembra ormai vagare confuso alla ricerca di una poetica dell’immagine e della storia smarrite da anni.



Sono stati presentati poi in questi giorni una serie di film che pur non essendo deficitari non hanno espresso del tutto le loro potenzialità. Wild di Jean-Marc Vallée è ad esempio un prodotto dalla confezione ineccepibile, impreziosito da un ammirevole uso dei flashback. Eppure la storia narrata rimane fredda, non coinvolge quanto avrebbe dovuto lo spettatore, anche perché la protagonista Reese Witherspoon non risulta comunicativa quanto il personaggio avrebbe richiesto.



Lo stesso di può dire di Tobey Maguire che interpreta il grande e problematico scacchista Bobby Fischer in Pawn Sacrifice di Edward Zwick. Bisogna però dire che in questo caso neppure la messa in scena aiuta troppo l’attore: il tono del film varia troppo spesso dal racconto intimista all’indagine sulla psiche dilaniata di Fischer allo spaccato satirico sulla Guerra Fredda. Alla fine Pawn Sacrifice è tre film contenuti in uno soltanto.

Bizzarro, spudoratamente voyeuristico e nerissimo invece Nightcrawler, esordio alla regia di Dan Gilroy. Un Jake Gyllenhaal che si muove con agilità tra i confini dell’inquietante e del faceto è al centro di una vicenda che mescola senza troppa lucidità dramma sociale e commedia dell’assurdo, risultando un ibrido affascinante, a tratti anche ipnotico, ma allo stesso tempo non pienamente concluso.



Alla fine alcune sorprese positive sono arrivate da film magari meno attesi ma capaci di trasmettere brio. Su tutti vale la pena citare lo sconclusionato ma divertentissimo Infinitely Polar Bear di Maya Forbes, storia di una famiglia disfunzionale che alla fine degli anni ’70 cerca di trovare un equilibrio instabile. L’energia comica di molte situazioni è fresca, e Mark Ruffalo nei panni del padre bipolare e arruffone è strepitoso. Così come lo è Julianne Moore nel dramma Still Alice, storia di una donna affetta da Alzheimer. Racconto terso, mai sopra le righe, il film strappa al pubblico momenti di vera angoscia senza passare per la retorica, impresa sulla carta difficilissima.




  • Critico cinematografico
  • Corrispondente dagli Stati Uniti
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