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Torino Film Festival - Robert Redford strappa applausi con il suo naufrago tenace

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Il cinema d'avventura protagonista al TFF311


Nella punultima giornata del TFF31 si continua a vedere cinema, ma arrivano anche indiscrezioni che parlano di un affluenza record di pubblico, di una conferma del trend positivo del primo fine settimana che si concretizzerebbe con la soglia del 100.000 biglietti venduti già bella che superata e un incremento day by day sul 2012 che si confermerebbe intorno al 30%. Ma di questo, dei bilanci, parleremo meglio domani.

In questi giorni qui a Torino si guarda spesso al passato, a quel cinema della New Hollywood protagonista della retrospettiva, in cui si osava, si investiva sull’intelligenza del pubblico contribuendo così all’arricchimento artistico di un movimento e del pubblico stesso. Guardando il film presentato stasera, nella sezione Festa mobile, vengono in mente quei tempi. Allora All is Lost di J.C. Chandor (Margin Call) si puà definire senz’altro una scommessa: quella di poter appassionare il pubblico raccontano per 106 minuti il naufragio di un uomo perso nell’Oceano Indiano che fa di tutto per sconfiggere la natura e salvarsi. Senza quasi dialoghi, con un attore che quel cinema di cui si parlava lo ricorda bene per esserne stato una parte importante; parliamo di Robert Redford, che rende il suo personaggio uno dei più memorabili di questa stagione.

Un uomo di cui non sappiamo nulla, se non che veleggia con la sua elegante barca che sembra uscita da un’altra epoca. Non casualmente la sua vita viene sconvolta dall’irruzione della modernità sotto forma di un container perso in mare che provoca una falla nella barca. All is Lost è puro cinema di sopravvivenza, l’avventura di un uomo di fronte alla natura e alla sua mortalità. Attraverso piccoli gesti quotidiani, sovrumani sforzi che in un’altra situazione sembrerebbero banali, diventiamo partecepi della sua sorte, ci sentiamo anche noi in preda alla solitudine in mezzo all'oceano. Sicuramente qualche riferimento a un progresso reso inutile dalla situazione disperata è presente. Un progresso reso cieco dalla fretta, dai ritmi imposti da chi vuole macinare denaro e va avanti per la sua rotta senza rendersi conto della presenza di un uomo in mare, violando le leggi ancestrali di chi solca gli oceani.
Tutto questo è sicuramente presente sotto traccia, ma quello che rende il film un appassionante racconto di cinema puro sono le qualità di chi ha scritto e diretto il film, oltre alla classe disarmante, ma tenace, con cui Robert Redford affronta il suo personaggio e rievoca i suoi ritratti più riusciti di una lunga carriera

Per il cinema italiano è la giornata di Claudio Amendola e del suo esordio alla regia, La mossa del pinguino. Un passo importante nella carriera dell’attore noto ultimamente soprattutto per la serie televisiva I Cesaroni. Una serie popolare come la sezione in cui è presentato, quella Europop che tanto ha voluto quest’anno aggiungere il neo direttore Paolo Virzì, che ha scelto proprio Amendola come ideale padrino. La storia è quella di un giovane romano senza un soldo che nel 2005 decide di metter su una squadra di curling per partecipare alle Olimpiadi di Torino.

Per farlo usa i soldi destinati a una nuova casa, all’insaputa della moglie. Gli ingredienti, dunque, sono quelli della commedia sportiva, con improbabili personaggi alla ricerca di un successo altrettanto improbabile. Nel cast del film, che uscirà in sala nel 2014, ci sono Edoardo Leo, che ha anche collaborato alla sceneggiatura, oltre a Ennio Fantastichini, Ricky Memphis, Antonello Fassari e Francesca Inaudi.

Restando all’Italia oggi si aggirava per i portici un Franco Battiato sempre sornione e in forma che ha partecipato alla presentazione del documentario di Giuseppe Pollicelli e Mario Tani, Temporary Road (una) vita di Franco Battiato.

Parlando del concorso, invece, si chiude quest'anno con due film interessanti. Partiamo dal migliore dei due, il messicano Club Sandwich di Fernando Embeicke, di cui Torino aveva già presentato il film più noto, Sul lago Tahoe, nel 2008. La storia è quella di una madre e un figlio di 14 anni che trascorrono una vacanza in un albergo vicino al mare, fuori stagione. Il loro è un rapporto morbosetto, con il padre che non c’è. Le giornate passano lente fra bagni in piscina, rigorsamente deserta, qualche libro e un club sandwich mangiato in camera. Fino a che una procace ragazzina di 16 anni stimolerà gli ormoni del ragazzo rompendo i giochi autarchici fra madre e figlio. Club sandwich è un delicato viaggio di crescita di un ragazzo alle prese con le prime pulsioni sessuali, prende una direzione piana e convincente senza cedere né al morboso né al drammatico. Semplicità è la parola chiave, ma intesa nel senso più nobile.

La Francia ancora presente a Torino 31 con il discreto Vandal di Hélier Cisterne, classe 1981. Il film è l’affresco sulla vita quotidiana di un adolescente problematico che dopo alcuni episodi di piccola criminalità lascia la casa materna per cambiare aria. Si trasferisce dalla zia, sperando che maturi un po’. In questa direzione sembra molto positivo il rapporto con il cugino, dalle apparenze da bravo ragazzo, che però la notte si trasforma, con bombolette e felpe col cappuccio, girando per la città insieme ai suoi amici writer. Onesto prodotto, che cerca il punto di vista dei ragazzi e della loro ricerca di una strada, di un orizzonte in cui esprimere la propria personalità.

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