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Torino Film Festival - Ma come è bello svenire a Budapest

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Giovani ungheresi, vampiri neozelandesi e immmigrate moldave al TFF.

Torino Film Festival - Ma come è bello svenire a Budapest

Dario Argento ama Torino, come dimostrano i suoi film girati da queste parti. In particolare stasera sarà una giornata da non perdere al Festival per tutti gli amanti del regista italiano di horror più amato all’estero. Profondo rosso, girato naturalmente in città, sarà protagonista di una serata omaggio a quarant’anni dalla sua uscita. Un’occasione per le nuove generazioni di vedere al cinema un classico che non ha fatto dormire in tanti.

Siamo tutti un po’ ungheresi dopo aver visto il gioiello presentato in concorso al Torino Film Festival, diventato il film di cui tutti parlano e che tutti amano. Merito non da poco visto il livello medio ottimo di quest’anno che For Some Inexplicable Reason si guadagna in pieno. È una vera boccata d’aria fresca, pieno di inventiva e simpatia; la dimostrazione che anche con un budget ridotto si possono creare immagini forti, originali, che rimangono nella testa e nel cuore degli spettatori. Basta avere talento e idee forti. Non si tratta di un film rivoluzionario, ma di una storia piena di sincerità nei confronti della quale molte generazioni - i ventenni di oggi, ma anche quelli di ieri o dell’altro ieri - possono identificarsi.

Il protagonista del film è un ragazzo che viene lasciato dalla fidanzata e reagisce a modo suo: svenendo. Insicuro e timido cerca di elaborare la perdita insieme agli amici, tutti più avviati di lui verso una qualche carriera lavorativa. Lui ha 29 anni, una laurea appena presa e i genitori continuano a mantenerlo, in un appartamento suo però, bamboccione solo fino a un certo punto. Per festeggiare il suo compleanno una serata beve qualche bicchiere, uno strappo alle sue abitudini di astemio. Uno strappo che gli costa caro visto che la mattina dopo si sveglia non ricordando niente e con una prenotazione aerea per Lisbona. A questo punto perché non andarci, alla ricerca di una ragazza che gli faccia dimenticare la sua Eszter o semplicemente subendo per l’ultima volta gli eventi? In ogni caso ci tiene a farlo vestito “da ungherese trascurato e povero”.

Un film sulla ricerca della propria strada, sulla paura di non riuscire mai a imboccarla, sulla consapevolezza del proprio valore e delle proprie fragilità di un ragazzo che subisce gli eventi, che cede alle scelte degli altri anche quando ricadono su di lui. Un ragazzo che tutti vorrebbero maturasse, ma non capisce mica tanto cosa voglia dire quella parola, che cammina sulle punte, non disturba, ma ci prova davvero a crescere; viaggia fino a Lisbona, per trovare una ragazza che possa fargli dimenticare Eszter o un tram con gli stessi colori di quello della sua Budapest. Si mette in gioco, riuscendo a poggiare i talloni per terra, ma solo per poco, perché ha voglia di correre, verso dove non lo sa, ma vale la pena andare più veloce possibile.

Un film generazionale nel senso nobile e universale del termine, che diventa suo malgrado un manifesto dell’UE a 28, dopo la generazione Erasmus de Lappartamento spagnolo. I titoli di coda esemplificano l’entusiasmo e la giovane età della troupe che ha lavorato a un’opera prima che meriterebbe una distribuzione anche nel nostro paese. In fondo Budapest è ben più vicina di quando potremmo immaginare.

Sempre in concorso è stato presentato uno dei film più curiosi, un mockumentary neozelandese sulla vita quotidiana, ripresa in stile reality con tanto di interviste ai protagonisti, di un gruppo di vampiri di Wellington alle prese con la preparazione del loro ritrovo annuale. Non ci fossero i fastidiosi lupi mannari di mezzo...

Una red comedy sicuramente godibile, con personaggi ben costruiti e visivamente curata. Non ci sentiamo, però, di andare troppo oltre o di ritrovare profondi riferimenti alla contemporaneità. Noi siamo per il team vampiri contro team lupi mannari, in ogni caso. Ambientato a Wellington si giova delle professionalità create dai tanti anni di lavorazioni alla Weta dei film tolkieniani di Peter Jackson.

Il centro commerciale viene sempre più utilizzato per raccontare lo spaesamento dei nostri tempi e i giovani che lo frequentano. Come nel film sorpresa di Cannes, Bande de filles, questo accade anche in un altro film francese, diretto da Virgil Vernier, presentato oggi in concorso. Il titolo, Mercuriales, rimanda a delle alte torri per uffici e con all’interno un centro commerciale, luogo sospeso nella periferia parigina.

Il film lavora con metafore insistite - come quelle relative a Mercurio, il più caldo e il più freddo dei pianeti - nel raccontare la storia di alcune ragazze che lì ci lavorano e vivono nelle banlieu. Immigrazione, ricerca della propria identità, il sogno di decollare verso un pianeta diverso in cui poter trovare la felicità sono alcuni dei viaggi di un film sospeso come le vite e i luoghi che racconta, alla ricerca di macerie su cui riedificare.

Festa mobile non smentisce la sua ricchezza di proposte pregiate direttamente da altri festival importanti con la presentazione dello splendido nuovo western di Tommy Lee Jones The Homesman, con una eccellente Hilary Swank, finalmente in un ruolo e in un film degni delle sue qualità. Funereo e ironico, merita il rimando alla nostra recensione dal Festival di Cannes.



  • critico e giornalista cinematografico
  • intervistatore seriale non pentito
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