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Torino Film Festival - Le colline del Texas si dividono la scena con una romantica Mumbai

Prince Avalanche e Lunchbox fra i film più interessanti delle ultime ore a Torino


Il cinema indipendente americano si conferma anche in questa edizione uno dei bacini più interessanti a cui attinge ogni anno il Torino Film Festival. Arriva oggi l'ennesimo riprova con la presentazione del film di David Gordon Green Prince Avalanche a confortarci ulteriormente. La sua è una carriera schizofrenica; ha iniziato con piccoli film amati dalla critica come George Washington o Undertow. Sembrava il lancio di un talento del cinema low budget. Poi una strana inversione di tendenza con pellicole commercial demenzial che hanno lasciato perplessi in tanti come Strafumati, che almeno ottenne un ottimo risultato al botteghino, per arrivare al disastroso Lo spaventapassere (lasciamo perdere il solito commento sul titolo, d’accordo?). Un paio d’anni ed eccolo tornato con i due progetti che hanno segnato il suo ritorno alla piena dignità cinematografica. Due progetti texani come lui, ma molto diversi. Uno, Joe, è stato presentato a Venezia, l’altro, Prince Avalanche passa oggi a Torino dopo una buona accoglienza al Sundance e alla Berlinale. Si tratta del remake di un film islandese, Á Annan Veg di Hafsteinn Gunnar Sigurosson, che vinse proprio il Torino Film Festival nel 2011.

Negli anni ’80 dopo un violento incendio che ha distrutto molta parte della vegetazione di una zona dell’entroterra texano due operai, Alvin e Lance, vengono assunti per verniciare il nuovo manto stradale. Il lavoro che li aspetta prevede due mesi di solitudine, in mezzo alla campagna, dormendo in tenda. Alvin è silenzioso, riflessivo e scrive lunghe lettere alla fidanzata, guarda caso la sorella di Lance, poco più che ragazzo, vivace e pronto a fuggire nel fine settimana alla ricerca di serate alcoliche e donne. Due caratteri così diversi al cinema possono solo finire in una direzione: verso uno scontro continuo che mentre li allontana, almeno pparentemente, riesce in realtà a creare una comunanza inattesa. Gordon Green ha realizzato un film di grande equilibrio, una riflessione sulla crescita, sulle paura che questa comporta, sulle diverse fasi della maturità, puntando su pochi dialoghi e molte suggestioni. Le donne sono totalmente assenti, eppure sono in ogni momento ben presenti sui volti dei due protagonisti, che basano tutto sul bisogno di mantenere, consolidare o trovare l’amore. Come al solito Paul Rudd è molto bravo, così come Emile Hirsch. Qui trovate la nostra recensione da Berlino del film, che vinse l’orso d’argento per la regia. Non è ancora stato comprato per l'Italia. Un appello: qualcuno lo faccia presto.

Parlando di Torino 31 è stata la volta anche del thailandese Karaoke Girl di Visra Vichit Vadakan. Una quindicenne si trasferisce dalla campagna alla capitale Bangkok per trovare un lavoro che possa consentirle di sostenere la famiglia lontana flagellata dalla povertà. Alcuni anni di lavoro in fabbrica la convincono che ci vuole ben altro per guadagnare una cifra accettabile. Allora inizia a lavorare in un locale di karaoke in cui i suoi servigi si spingono fino alla prostituzione. Il problema è il ritorno a casa a trovare i genitori, alcuni anni dopo.

Il Venezuela è in questi giorni sulle prime pagine per le prodezze del presidente Maduro, successore di Chavez, ma anche per un film, Pelo malo, già uno dei favoriti di Torino 31, non fosse che per aver vinto a San Sebastian. Junior ha nove anni, vive a Caracas, in un quartiere di casermoni degradati, con la madre e il fratello di due anni. Ha i capelli ricci, ma li vorrebbe lisci, ama cantare e ballare con la nonna. Tutto ciò, però, si scontra con le idee della madre che lo vuole uomo di casa senza “pericolosi” abitudini poco maschie.

Una bella sorpresa, passata attraverso il London Film Festival e molte altre manifestazioni, è il il film indiano di Ritesh Batra Lunchbox, presente nella sezione Torino Film Lab per essere transitato in quel lodevole laboratorio di progetti interessanti. Una storia curiosa che parte da un documentario che il regista ha realizzato qualche anno fa su un fenomeno sconosciuto dalle nostre parti: quello dei portatori del pranzo, i lunchbox del titolo. Persone che girano tutta Mumbai per portare in dei contenitori molto ben attrezzati il pranzo ai lavoratori negli uffici della sterminata metropoli. Possono venire inviati dai ristoranti, dalle mogli premurose o anche per sbaglio dalla moglie di qualcun altro. Succede al protagonista, un silenzioso vedovo ligio al suo lavoro di impiegato con 35 anni di servizio impeccabile, ormai prossimo alla pensione. Inizia a scriversi su dei fogli inseriti nei contenitori del cibo con una donna, cuoca di gran qualità, la quale dopo aver capito l'equivoco, di aver cucinato un pasto non finito al marito, poi si lusinga per averlo riavuto ben spazzolato. Entreremo nel dettaglio presto sul film con una recensione e un’intervista al regista. Esce giovedì 28 novembre in sala e merita di essere la sorpresa delle prossime settimane.

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