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Torino Film Fest 2008: i film di lunedì 24 novembre

A Torino grandi file per via di pubblico e accreditati in costante aumento e buon livello complessivo dei film presentati. Film che nella giornata di ieri sono stati principalmente il canadese Demain e il tedesco Die Welle per quanto riguarda il concorso e l'angloirlandese The Escapist per il fuori concorso.


Torino Film Fest 2008 – i film di lunedì 24/11

Continuano le file fuori dalle sale del Torino Film Fest, con ovvia soddisfazione da parte degli organizzatori e qualche brontolio da parte dei tanti accreditati che a volte trovano difficile riuscire a vedere i film che vorrebbero. Torino dovrà presto fare i conti con il successo e con le affluenze arrivate grazie a Moretti e alla sua gestione: rispetto alla già affollata edizione dello scorso anno, il festival ha fatto registrare un +44% di biglietti venduti e un +22% per quanto riguarda gli accreditati. Ma per fortuna quando – e con un po’ di buona volontà non è assolutamente difficile – si riesce ad entrare in sala, ci si trova davanti a film in concorso e fuori concorso dal livello qualitativo complessivamente di buon livello.

 

Die Welle (concorso)

 

Reiner è un insegnante punkettone di un liceo tedesco. Un antipatico collega gli soffia il corso tematico sull’anarchia che avrebbe voluto tenere ed è costretto a ripiegare sull’autocrazia. I suoi studenti – già di per loro non particolarmente motivati – non capiscono perché approfondire il tema: una dittatura oggi in Germania non sarebbe di certo più possibile. Reiner decide allora di sfidare i ragazzi, contribuendo a far sì che la classe sviluppi una sorta di totalitarismo di cui lui è leader e loro i membri. Inizialmente la disciplina, l’uniforme comune e tutto il resto contribuiscono ad abbattere le barriere tra gli eterogenei gruppi di studenti che frequentano il corso. Ma da dal positivo annesso al senso di appartenenza a a farli sentire membri di una elite che esclude e discrimina chi non è del loro gruppo (chiamato come l’onda del titolo) il passo è breve. E presto, in soli sette giorni, Reiner si trova a dover fronteggiare un fascismo nemmeno troppo strisciante che avrà tragiche conseguenze. Tratto da un romanzo molto popolare in Germania, a sua volta basato su un fatto di cronaca avvenuto negli anni Sessanta in California, il film diretto da Dennis Gansel è forse didascalico ma non privo di una certa efficacia (in alcuni casi addirittura potenza), grazie alla azzecata cifra stilistica improntata ad un sobrio dinamismo e anche ad un cast di giovani interpreti di buon valore. Specie in tempi di crisi come quelli che tutto il mondo si trova a vivere, mostrare quanto sia facile e veloce che i più deboli e insicuri trovino forza e rassicurazione in qualsivoglia concetto di appartenenza che li faccia sentire parte di qualcosa di coeso e protetto, e di come questo si possa rapidamente tramutare a sua volta nella nascita di una cultura di chiare tendenze autocratiche e totalitariste, non è un concetto così antiquato e peregrino. Si potrebbe obiettare che i limiti di Die Welle stiano nel suo assunto chiaramente pedagogico: ma, paradossalmente, senza quello il film di Gansel non avrebbe poi tanto senso.

 

Demain (concorso)

 

Sophie è una ragazza poco più che ventenne. Ha un padre diabetico che pare veder peggiorare la sua malattia e un amante che è un operaio edile poco di buono, svogliato e ambiguo. Demain, d'esordio del giovane canadese Maxime Giroux, la segue in una quotidianità fatta di solitudine e malinconia, mostrando - attraverso la ripresa di situazioni “normalissime” - le dinamiche imperscutabili della sua psicologia e di quella dei suoi due uomini, dei loro rapporti. L’ambizione di Giroux era chiaramente quella di mostrare il lato oscuro e onnipresente della vita; un lato fatto di vuoto, di bugie, di cose non dette, di quelle che (volutamente o meno) ignoriamo o scegliamo di ignorare sulle persone che amiamo o sulle quali ci aggrappiamo per solitudine o noia. Ma nello scegliere una chiave esageratamente asettica e sfuggente, priva di ogni indulgenza nei confronti della narratività o dello spettatore, Demain finisce col mortificare quelli che sulla carta (e forse non solo) potevano risultare dei pregi: il film di Giroux lascia perplessi per l'assenza di una chiave determinata e determinante nel raccontre il tranche de vie di una giovane ferita e priva di speranza, rasentando così l’inconcludente. Comunque brava la protagonista Eugénie Beaudry, in un ruolo affatto facile.

 

The Escapist (fuori concorso)

 

Opera prima di Rupert Wyatt e interpretato da un cast di tutto rispetto (da Brian Cox a Joseph Fiennes, passando per Liam Cunningham, Seu George, Steven Mackintosh e Damian Lewis), The Escapist è un solido film carcerario, teso e avvincente, che si e ci riserva anche un inaspettato twist finale dalle tinte melodrammatiche e liriche. Il film di Wyatt alterna e intreccia costrantemente due linee temporali: da un lato si racconta fin dalle prime azioni l’inizio della rocambolesca evasione di un gruppo di detenuti da un carcere londinese, dall’altro si ripercorre e racconta come e perché questa fuga sia stata concepita e realizzata sotto la guida di Frank (Brian Cox). In The Escapist gli stereotipi sul mondo carcerario si sprecano - come è giusto e necessario che sia in un film di questo tipo - e l'estetica si rifà intelligentemente ai classici del genere di ieri e di oggi con un'essenzialità molto seventies; e in più gran ritmo, personaggi interessanti e ben delineati, un buon livello tecnico. Basterebbe e avanzerebbe, ma a regalare a The Escapist una personalità tutta sua è la svolta che subentra nel finale e che viene innestata e portata avanti con coerenza e solidità. La ricerca della libertà, per Frank, assume una valenza assai più ampia di quella meramente fisica: è un'anelito interiore, che possa allieviare un uomo dai suoi sensi di colpa e dalle sue ansie. Forse qualche scivolata fin troppo olografica e qualche accenno di eccessivo lirismo, nei minuti finali ci sono. Ma si perdonano ben volentieri in nome della solidità complessiva del film e alla capacità di rendere credibili (e per questo di farci sentire vicine) le psicologie di Frank e dei suoi compagni di fuga.

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