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Torino Film Fest 2007 - 5

Cronaca e critica dei film presentati al Festival di Torino del 2007


Dal Festival di Torino - Federico Gironi - 5 -
Forse non se ne sono accorti in molti, ma al 25esimo Torino Film Festival è stato protagonista anche David Lynch. Il grande regista americano non è arrivato in Piemonte con un nuovo film, né è stato omaggiato da rassegne o seminari: più semplicemente (ma non per questo in maniera meno incisiva) è stato il protagonista di un particolare documentario intitolato, per l'appunto, Lynch e presentato nella sezione Lo stato delle cose. Il film è diretto da blackANDwhite, pseudonimo dietro il quale si nasconde, pare, un fotografo di moda che preferisce mantenere l'anonimato: come che sia, blackANDwhite ha vissuto con Lynch per un lungo periodo di tempo, prima e durante la realizzazione di INLAND EMPIRE ed il suo film è come un lungo backstage non solo legato alla preproduzione e alle riprese del capolavoro presentato a Venezia nel 2006, ma anche della vita e del modo di intendere il lavoro di Lynch. Il regista si offre infatti all'occhio della telecamera in tutta la sua simpaticissima ed affascinante bizzarria: lo vediamo trasmettere stralunati annunci agli utenti del suo sito, dipingere i quadri, parlare di meditazione, raccontare onirici aneddoti di vita, fare lavori di falegnameria e pensare il suo film, incazzarsi sul set e confessare candidamente ai suoi attori (e a noi) che non ha bene idea di quello che sta realmente realizzando mentre gira INLAND EMPIRE. Spiazzante, affascinante e a tratti esilarante, il documentario di blackANDwhite racconta quindi Lynch per quello che è, un vero e proprio genio artistico, contraddittorio, serissimo ed ironico al tempo stesso, che non ha paura di sfidare se stesso e tutte le convenzioni del mondo pur di immergersi completamente in quell'oceano di creatività cui sostiene di accedere attraverso le sue sedute di meditazione. Un film che forse servirebbe a coloro i quali si ostinano a non comprendere la grandezza di INLAND EMPIRE e del lavoro di Lynch in genere.

Due sono stati poi i film provenienti dall'Irlanda visti a Torino nella giornata di ieri: in concorso è arrivato Garage, di Lenny Abrahamson, un dramma ambientato in un piccolo paesino dell'Isola di Smeraldo e che vede protagonista quello che un tempo sarebbe stato chiamato lo scemo del villaggio, un uomo tonto ma buono come il pane di nome Josie (ottimamente interpretato da un intenso Pat Shortt). Se Lars e una ragazza tutta sua raccontava della forza di una comunità legata e pronta all'aiuto reciproco, attraverso l'agghicciante parabola di vita di Josie Garage mette in scena un dramma sulla solitudine e sulla meschinità umana, pronta ad approfittarsi di chi è più debole o di fingersi amica per poi voltare le spalle al momento del bisogno. Essenziale e laconico nei dialoghi, affascinante nel ritratto della natura irlandese, Garage conta non solo sull'interpretazione del protagonista ma anche su uno sguardo partecipe ma mai invadente, in grado di regalare empatia ma anche oggettivazione.

Il secondo film irlandese è Once, di John Carney, presentato nella sezione Anteprime: chi ama la musica di Damien Rice o di Bonnie Prince Billy avrà di che rallegrarsi, visto che Once altro non è che una sorta di musical romantico tutto incentrato su canzoni simili a quelle dei cantautori citati. 88 minuti di romanticismo con un accompagnamento musicale esibito quasi costante non sono però per i palati di tutti, e la regia di John Carney oscilla tra banalità alla August Rush a momenti più riusciti ma troppo fugaci. La musica è anche piacevole, poi, ma fin troppo ripetitiva: fortuna che almeno nel finale si evita di cadere nel cliché più abusato, ma peccato per una scelta estetica ingiustificatamente fatta di camera a mano traballante oltremisura. Da sottolineare un sosia irlandese di Domenico Procacci nei panni di un tecnico del suono. In concorso dalla Francia è invece arrivato Naissance des pieuvres, diretto dalla giovane Céline Sciamma. Si tratta di una storia di crescita adolescenziale, nella quale due protagoniste si devono confrontare con l'esplodere del loro sentimenti e dei loro corpi, con la scoperta del sesso (anche dotato di venature saffiche), con le fascinazioni per modelli non sempre positivi, con i cambiamenti nell'amicizia. Francese fino al midollo per stile narrativo e di regia, il film della Sciamma è tanto semplice e onesto da risultare forse troppo poco incisivo (magari anche per essere giudicato negativamente), per quanto alcune caratterizzazioni delle psicologie e dei turbamenti adolescenziali non possono non dirsi non riuscite o inefficaci. Ma Naissance des pieuvres non è il primo film a farlo, questo è sicuro.



  • Critico e giornalista cinematografico
  • Programmatore di festival
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