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The Irishman, lo spezzatino, gli Avengers, il binge watching, Netflix e noi: una riflessione

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E Scorsese spiega perché dividere il suo film in tranche come episodi di una serie è sbagliato.

The Irishman, lo spezzatino, gli Avengers, il binge watching, Netflix e noi: una riflessione

Siete tutti frequentatori dei social, non cercate di nasconderlo. E in quanto frequentatori di social appassionati di cinema e serie tv, la probabilità che vi siate imbattuti nei giorni scorsi in quella sorta di infografica di The Irishman postata in origine dal giornalista Alexander Denerfors, nella quale si indicava con precisi riferimenti ai timecode come fare dell'ultimo film di Martin Scorsese uno spezzatino in base alle sue implicite pause narrative e fruirlo come una (mini)serie tv composta da quattro episodi, è altissima.
Nel caso non l'abbiate vista, comunque, eccola qui:

Questa, come si diceva una volta, è un'immagine che vale più di mille parole.
E le riflessioni da fare al riguardo sono innumerevoli.
La prima riguarda, ovviamente, il fatto che The Irishman sarà anche un film lungo, coi le sue 3 ore e 29 minuti di durata, ma è pur sempre un film. E un film - con rarissime eccezioni, dovute a un minutaggio di gran lunga superiore a quello del film di Scorsese - è sempre pensato dal suo autore per una visione integrale e senza interruzioni (ve lo ricordate il Federico Fellini di "non si interrompe un'emozione", quando la Rai iniziò a piazzare pure lei la pubblicità dentro i film trasmessi?). E magari anche in sala, ma quello è un altro discorso.
Lo stesso Scorsese, intervistato da Entertainment Weekly, ha dichiarato che il motivo per cui il suo film andrebbe visto in una soluzione unica risiede nei suoi ultimi venti minuti, nel corso del quali il protagonista interpretato da Robert De Niro si deve confrontare col precipitato di una vita passata a fare il criminale. E quel finale, secondo Scorsese, ha un impatto in virtù del suo essere cumulativo e non episodico: "Il punto del film sta tutto nell'accumulazione di dettagli," ha detto, "c'è un effetto cumulativo che arriva al termine del film che puoi cogliere solo se lo hai visto dall'inizio alla fine."

Qualcuno potrebbe, anche legittimamente, obiettare che lo spezzatino potrebbe essere fatto semplicemente per una questione di tempo, visto che con i ritmi di vita odierni ritagliarsi tre ore e mezza prive di interruzioni potrebbe essere difficile.
Il che sarebbe vero e condivisibile se non vivessimo in un'epoca nella quale vi si vanta sempre pubblicamente dei propri binge watching. In cui, all'esordio di una serie, si fa a gara a chi ve vede il maggior numero di episodi in una volta sola, aiutati in questo da Netflix, che "taglia" da sola sigla e titoli di testa per non interrompere l'emozione di cui sopra e dare l'impressione di stare guardando un solo, lungo episodio. O magari un film.
Si guardano spesso senza problemi quattro o cinque episodi da cinquanta o più minuti l'uno: c'è davvero bisogno di spezzettare The Irishman?

Che poi, diciamolo: è lungo, certo, il film di Scorsese, ma mica è Sátántangó, Fanny & Alexander o un film di Lav Diaz.
I suoi 209 minuti sono tanti, ma assai vicini ai 195 di Titanic, 204 di Il Padrino - Parte II, ai 208 di Il Signore degli Anelli - La compagnia dell'anello nella sua versione estesa, tanto per fare due esempi. E sono perfino inferiori ai 238 di Via col vento.
Se poi pensiamo che l'ultimo film di Tarantino comunque raggiunge i 161 minuti, o che perfino Avengers: Endgame (con tutto il rispetto dei supereroi, e senza voler riattizzare polemiche oramai chiuse con parole definitive dallo stesso Scorsese) arriva addirittura a 181, beh: davvero non si capisce perché The Irishman e la sua durata spaventino così tanto.
La visione senza interruzioni e distrazioni del film di Scorsese potrebbe addirittura assumere una valenza terapeutica, in anni dove la velocità e la stimolazione costante dell'era digitale, di internet e degli smartphone stanno inesorabilmente disabituando all'esperienza immersiva e concentrata, e frantumando la soglia dell'attenzione portandola vicino a quella del proverbiale pesce rosso.
E allora, non resta che parafrasare le parole che aprivano un disco degli Offspring di tanti anni fa, e augurarvi buona visione:

Ahhhhh, it's time to relax,
And you know what that means,
A glass of wine, your favourite easy chair,
And of course The Irishman playing on your home television.
So go on, indulge yourself,
That's right, kick off your shoes, put your feet up,
Lean back and just enjoy the show.
After all, Scorsese soothes even the savage beasts.


  • Critico e giornalista cinematografico
  • Programmatore di festival
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