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The Irishman: le nostre impressioni a caldo dopo la visione del film alla Festa del Cinema di Roma

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Martin Scorsese ha presentato il nuovo, attesissimo film, che sarà nei cinema italiani dal 4 novembre grazie alla Cineteca di Bologna, e in streaming su Netflix dal 27 dello stesso mese. Ecco le prime reaction dei nostri inviati.

The Irishman: le nostre impressioni a caldo dopo la visione del film alla Festa del Cinema di Roma

Era il film più atteso. Il più atteso della Festa del Cinema di Roma 2019, sicuramente, e per molti anche della stagione.
The Irishman di Martin Scorsese, con Robert De Niro, Al Pacino e Joe Pesci nei ruoli principali, è stato proietatto questa mattina per la stampa, prima della conferenza stampa dello stesso regista. Oltre che nelle anteprime romane, il film sarà nei cinema italiani dal 4 novembre grazie alla Cineteca di Bologna, e in streaming su Netflix a partire dal 27 dello stesso mese.
Queste sono le reazioni a caldo dei nostri inviati:

Antonio Bracco:
Ha percorso ogni sentiero nel raccontare la criminalità organizzata, eppure con The Irishman il maestro Scorsese ne trova di nuovi da esplorare, ispirato dall'eccellente lavoro di scrittura di Steven Zaillian. Nelle oltre tre ore di durata, il freddo irlandese del titolo interpretato da Robert De Niro si infila sottopelle con discrezione e lì rimane fino ai titoli di coda. Amicizia, lealtà, dedizione al "lavoro" e morte sono le vie dove corre la rigida moralità dei personaggi, racchiusa nella battuta "It is what it is", è quel che è. Al Pacino elettrico, Pesci insuperabile. 

Mauro Donzelli:
I bravi ragazzi sono diventati vecchi, non rimane traccia dell’esaltazione, dell’adrenalina del successo nella carriera criminale. In The Irishman ogni tappa è dolorosa e inevitabile, provoca la sofferenza del distacco dalla famiglia, è gravato da un senso di colpa opprimente. È forse in questo il film più religioso, e cattolico, di Scorsese. Non è concesso neanche il sollievo di un pentimento tardivo, con conseguente assoluzione. Non si scelgono più le macchine più lussuose per dimostrare il successo terreno, ma le bare più adatte per raggiungere la consapevolezza della mortalità umana. Un film che ci fa affacciare in un abisso che mozza il fiato; tutto scorre e viene dimenticato.

Federico Gironi:
Una malinconica e avvincente elegia, un omaggio a un genere, un cinema e un mondo che non possono più essere quello che sono stati, ma che testardamente continuano a voler ribadire la loro esistenza e la loro necessità. Il racconto crepuscolare della fine di un'epoca che rielabora e rilancia sé stessa (i suoi protagonisti) nel presente e nel futuro, anche grazie all'uso delle tecnologie digitali e col marchio dello Studio che dovrebbe significare la trasformazione definitiva dell'industria cinematografica.



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