Ted Bundy - Fascino criminale: Zac Efron da golden boy a serial killer

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Ted Bundy - Fascino criminale: Zac Efron da golden boy a serial killer

La scelta di Zac Efron per il ruolo di Ted Bundy non è apparsa subito ovvia e ha stupito molti. Il giovane attore americano, noto per i suoi ruoli brillanti, porta per la prima volta al cinema in Ted Bundy - Fascino criminale il più noto serial killer americano, che negli anni Settanta, dietro un'apparenza di fascino e rispettabilità nascose a lungo l'esistenza di un'anima nera che nemmeno le donne che gli erano state accanto erano riuscite a cogliere e che gli aveva permesso di uccidere un numero spaventoso di giovani e innocenti vittime.

Se è di Zac Efron la prima interpretazione cinematografica di Theodore Robert Bundy, prima di lui - ve li riassumiamo brevemente qui sotto - cinque attori si sono cimentati sul piccolo schermo con un personaggio le cui orribili imprese gli meritarono un interesse mediatico senza precedenti e che oggi, a 30 anni dalla sua esecuzione sulla sedia elettrica, torna a far parlare di sé.

A inaugurare i ritratti di Bundy è stato un altro bello del piccolo e del grande schermo, Mark Harmon nel 1986, quando il killer dopo anni di sospensione dell'esecuzione era ancora in vita, nel film tv Il mostro, tratto dal libro “Bundy. The Deliberate Stranger”, del reporter di Seattle Richard Larsen, che lo aveva più volte intervistato. Nel 2002 Matthew Riley Bourke lo ha incarnato in Bundy, film decisamente slasher ed exploitation, incentrato su tutto quello che nel film di Joe Berlinger interpretato da Efron non si vede, cioè i delitti commessi dal protagonista.

L'anno successivo Billy Campbell è molto bravo nel tv movie Ted Bundy – Il serial killer, dal libro autobiografico di Ann Rule “Un estraneo al mio fianco”. Nel 2004 è la volta di Cary Elwes in The Riverman – Storia di un serial killer, sulla consulenza offerta dall'assassino in carcere sul caso del killer di Green River Gary Ridgway, tratto dal libro di Robert Keppel “The Riverman: Ted Bundy and I Hunt for the Green River Killer”. Infine, nel 2008, Corin Nemec interpreta  Bundy nel film omonimo di Michael Feifer, uscito direttamente in video. Per gli interessati: questi ultimi quattro titoli sono reperibili su youtube, The Riverman anche in italiano.

Ma torniamo a Zac Efron: in molti si sono chiesti cosa ci facesse uno come lui, così biondo e solare, cresciuto a pane e musical, nelle vesti di un personaggio tanto cupo. In effetti, inizialmente anche lui era “molto riluttante a entrare in un genere più dark, in quello che poteva essere percepito come uno sforzo di cambiare l'immagine che il pubblico aveva di me”. Il “problema” di Efron nella sua carriera è nato infatti dalla sua indubbia e "pura" bellezza, impressa nell'immaginario del pubblico giovanile degli anni Duemila dall'enorme successo del film Disney High School Musical (e relativi sequel), quando il ruolo di Troy Bolton l'ha catapultato nei sogni delle ragazzine di tutto il mondo.

All'epoca diciottenne, Zac aveva già una lunga gavetta dietro le spalle, visto che si era fatto le ossa coi musical scolastici fin da quando di anni ne aveva appena undici. A farlo debuttare (in tv), quattro anni dopo, era stato Joss Whedon, con un piccolo ruolo nella serie Firefly. Così biondo, col viso tondeggiante dai lineamenti perfetti e quegli occhi cerulei dalle lunghe ciglia che gli danno un aspetto quasi femmineo, Zac Efron è diventato da subito l'incarnazione dell'All American Boy, il ragazzo ideale che sogna e fa sognare. E ha continuato a esserlo anche coi capelli neri, quando, tolta la zazzera e adottata una pettinatura anni Sessanta, nel 2007 ha cantato e ballato nell'adattamento del musical Hairspray, a sua volta tratto dal film di John Waters del 1988 Grasso è bello. Nel film è Link Larkin, personaggio ispirato in parte al giovane Elvis Presley.

Dopo il successo giovanile, però, Zac ha messo in bella mostra soprattutto i pettorali, recitando in ruoli di naughty boy in commedie squinternate come i due Cattivi vicini e Nonno scatenato e nell'adattamento cinematografic di Baywatch, in cui il fisico è fondamentale, non senza esser stato l'inevitabile protagonista di melò strappalacrime come Ho cercato il tuo nome e rom-com come Segui il tuo cuore. Se il suo aspetto da eterno adolescente lo limitava nella scelta dei ruoli, che era bravo si era sempre visto, anche nei film meno riusciti. Ad esempio in The Paperboy, bizzarro noir del profondo Sud diretto da Lee Daniels nel 2012, che non passerà certo alla storia, Zac Efron a 24 anni è all'altezza degli attori di indiscussa esperienza e bravura che lo circondano, come Matthew McConaughey e Nicole Kidman, e - nonostante anche Daniels lo faccia recitare quasi sempre in mutande - rende in modo molto credibile il suo personaggio ingenuo, fragile e vulnerabile.

In The Greatest Showman, bellissimo e sottovalutato film musicale del 2017, è tornato con autorità al primo amore nel ruolo del drammaturgo Phillip Carlyle, che si associa al circo del P. T. Barnum di Hugh Jackman. Può sembrare un controsenso, ma proprio il musical, un genere che - a dispetto della sua scintillante e spensierata apparenza - richiede sacrificio e abnegazione, gli ha trasmesso l'umiltà e la disciplina necessarie per affrontare anche un ruolo impegnativo come quello di Ted Bundy.

Da attore intelligente, sicuramente Zac ha anche assorbito come una spugna gli insegnamenti dei grandi con cui si è trovato a lavorare, come Robert De Niro e Nicole Kidman. Nell'accettare di incarnare un personaggio cupo e diabolico come Bundy, il cui fascino e la cui aria affidabile erano solo la maschera con cui attirava le sue vittime inconsapevoli prima di massacrarle, Zac Efron ha dimostrato coraggio, maturità e una bravura indiscutibile, provando anche ai più scettici di essere pronto, a 31 anni (la stessa età in cui il serial killer commise i suoi delitti), ad affrontare prove più importanti. Dal 9 maggio possiamo intanto applaudirlo al cinema, mattatore di Ted Bundy - Fascino criminale.



Daniela Catelli
  • Saggista e critico cinematografico
  • Autrice di Ciak si trema - Guida al cinema horror e Friedkin - Il brivido dell'ambiguità
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