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SYDNEY POLLACK - Un ricordo del regista scomparso

Avevamo incontrato Sydney Pollack due volte. Per la promozione del thriller con Sean Penn e Nicole Kidman The Interpreter e per la presentazione di Frank Gehry – Creatore di sogni, un documentario sul leggendario architetto dei Guggenheim di Bilbao e della Disney Hall di Los Angeles. In entrambi i casi, ci eravamo trovati di fronte un...


Sydney Pollack - Un ricordo del regista scomparso


Avevamo incontrato Sydney Pollack due volte recentemente.
Per la promozione del thriller con Sean Penn e Nicole Kidman The Interpreter e per la presentazione di Frank Gehry – Creatore di sogni, un documentario sul leggendario architetto dei Guggenheim di Bilbao e della Disney Hall di Los Angeles. In entrambi i casi, ci eravamo trovati di fronte una persona estremamente gradevole, un gentiluomo, un regista sempre desideroso di sperimentare e un attore che non aveva paura di essere relegato in ruoli secondari. Leggere questa mattina sulle agenzie la notizia della sua scomparsa ci ha riempito di tristezza, anche se, da qualche mese, sapevamo che soffriva di una brutta malattia.
A 73 anni Sydney Pollack aveva percorso quasi tutte le strade del magico mondo dell’entertainment: teatro, televisione, cinema.
Quando, da ragazzo, aveva lasciato l’Indiana per trasferirsi a New York, il suo grande sogno era calcare le tavole del palcoscenico. Per questo si era unito alla scuola teatrale Neighborhood Playhouse School of the Theater. Poi c’era stata la televisione, con un adattamento firmato John Frankenheimer del bel romanzo di Ernest Hemingway Per chi suona la campana. Infine la regia, su consiglio del fidato amico e collega Burt Lancaster.

Il primo lungometraggio di Sydney Pollack è il film drammatico del 1965 La vita corre sul filo, con Anne Bancroft e Sidney Poitier. Segue l’incontro con l’anti-divo hollywoodiano per eccellenza: Robert Redford, anche se nel frattempo, dalla collaborazione con Jane Fonda è nato l’importante Non si uccidono così anche i cavalli?. Con Redford, Pollack gira il western Corvo Rosso non avrai il mio scalpo, I tre giorni del condor (da un romanzo di James Grady) e il melò Come eravamo, sull’amore impossibile fra “un bravo ragazzo ariano” e una “brava ragazza ebrea” (impersonata da Barbra Streisand), sullo sfondo dell’America anni Quaranta e Cinquanta. Una pellicola di grande successo, continuamente citata in molte commedie sentimentali a venire.
Sempre con Robert Redford, Sydney Pollack gira nell’85 La mia Africa, dal celebre romanzo di Karen Blixen, con cui vincerà sette Premi Oscar. Un altro Academy Award gli era arrivato, anche se indirettamente, nel ’82 con Tootsie, commedia en travesti sull’incerta professione dell’attore magistralmente interpretata da Dustin Hoffman e Jessica Lange. Negli anni successivi, Sydney Pollack stenta ad affermarsi e, a parte l’exploit de Il socio, non riesce a far parlare di sé né con il remake di Sabrina, né tanto meno con il non eccelso Destini Incrociati.
All’attività di regista, Pollack continua ad affiancare il lavoro d’attore, recitando, per esempio in Eyes Wide Shut di Stanley Kubrick. Lo scorso anno lo abbiamo visto in Michael Clayton e a partire dal 12 giugno sarà sui nostri schermi nella commedia sentimentale con Patrick Dempsey Un amore di testimone.

Una carriera lunga dunque, non sempre costellata di successo e su cui ha pesato l’etichetta di regista incapace di trovare un proprio stile personale. Ma forse, semplicemente, è stata Hollywood a non aver capito il cinema di Sydney Pollack, un filmmaker amato da tutti i suoi colleghi, in primis da George Clooney, che ha dichiarato a un giornalista di Variety: “Sydney rendeva il mondo un po’ migliore, i film un po’ migliori, anche le cene un po’ migliori”.

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