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Svegliami a mezzanotte: Francesco Patierno e la storia, vera, di Fuani Marino

In concorso tra i documentari, al Torino Film Festival, questo film affascinante e dolcemente brutale che racconta senza patetismi o autoindulgenze gli abissi oscuri del disagio psichico, mostrando la possibilità di una luce salvifica.

Svegliami a mezzanotte: Francesco Patierno e la storia, vera, di Fuani Marino

Mentre su Prime Video debuttava la sua commedia natalizia per famiglie Improvvisamente Natale, Francesco Patieno presentava al Torino Film Festival un film sideralmente opposto: come stile, come contenuti, come obiettivi.
Un documentario, se vogliamo essere precisi, anche se non di documentario tradizionale si tratta.
Svegliami a mezzanotte racconta la storia di una giovane donna napoletana, Fuani Marino, e prende le mosse dal libro, pubblicato da Einaudi, che Marino ha scritto qualche anno fa, suscitando un qual certo clamore. Perché la storia di Fuani Marino è quella di una donna che, a 32 anni, a nemmeno quattro mesi dalla nascita di sua figlia, si è uccisa. O meglio, ha provato a farlo, gettandosi dal quarto piano, spinta giù da un disturbo bipolare contro il quale aveva lottato per anni.
Fuani Marino è sopravvissuta a quel tentativo di suicidarsi, ha trovato la forza per affrontare la sua malattia, e per ricominciare a vivere, scegliendo di raccontare la sua storia (dall’inizio, dalla sua infanzia fino all’oggi, passando per i turbamenti dell’adolescenza e l’irrequietudine della giovinezza) per testimoniare la capacità di sopravvivere alle oscurità delle malattie mentali.

Patierno, che il documentario lo ha scritto a quattro mani con la stessa Marino, ha scelto una chiave forte e radicale. Nessuna intervista, niente talking heads, ma solo una voce narrante che, pur interpretata da Eva Padoan, è quella della stessa Marino. Una Marino che racconta in prima persona, senza sconti, la sua storia, su un tappeto di immagini che mescolano con precisione e creatività materiali di repertorio dell’Istituto Luce, riprede originali di Patierno e foto e video della stessa Marino, lavorando sull’inquadratura e il suo contenuto con un gusto cinematografico chiaro ed elegante.
Svegliami a mezzanotte è allora un flusso di coscienza ininterrotto e fatto di parole e immagini che catturano con un fascino oscuro e ineludibile, e che si avvinghiano all’attenzione di noi che guardiamo con una brutalità dolce, con l’assenza di ogni forma di compromesso e, soprattutto, con il grande coraggio di tenersi lontano da ogni forma di retorica, di pietismo, di patetismo.

Le parole di Marino non sono mai, mai, autocommiseratorie. Non tendono la mano preganti, ma anzi mantengono una qual certa cazzimma, anche nel dolore più indicibile. E il rigore con cui Patierno assembla il suo impianto visivo non offre crepe o interstizi nel quale far proliferare il germe di quei sentimenti così sbagliati, e così lontani dalla narrazione della protagonista.
Una narrazione che è cronachistica, capace di guardarsi con sana distanza, ma che allo stesso tempo non si allontana mai dalla verità dei fatti e del disagio psichico, con una asprezza e una consapevolezza di sé e del dolore proprio e altrui che colpiscono profondamente. Senza rinunciare a dare, come missione politica, un composto messaggio di speranza, mostrando la possibilità di una via d'uscita, di una luce, seppur flebile e incerta, a diasagi che troppo spesso vengono tenuti sotto silenzio per paura, vergogna, o impossibilità di accettazione.

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