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Superman vola a Taormina: regista e cast de L'uomo d'Acciaio inaugurano il Festival

Il regista e il cast de L'uomo d'Acciaio aprono il Taormina Film Fest 2013

Superman vola a Taormina: regista e cast de L'uomo d'Acciaio inaugurano il Festival

Ad accompagnare a Taormina il Superman secondo Zack Snyder, David Goyer e Christopher Nolan ci sono proprio tutti: Henry Cavill, Russell Crowe, Amy Adams, Michael Shannon, Antje Traue e lo stesso Zack Snyder, che si è svegliato in terra di Sicilia con la notizia di un’ottima prima giornata al box-office USA.
Voci di corridoio ci informano che sono arrivati insieme a 100 dipendenti della Warner Bros. americana, che da Los Angeles ha spedito a Catania un’armata di publicist e personal assistant pronti a esaudire le richieste dei talent.

Nonostante la solennità dell’happening, la banda de L'Uomo d'Acciaio sembra rilassata: le signore si tolgono le scarpe e Mr. Crowe trasuda amore per la vita.
Sorride e non se la prende nemmeno quando qualcuno gli chiede se per interpretare al meglio un abitante del pianeta guerriero Krypton abbia dovuto mettersi a dieta. “La mia maledizione è che ogni volta che faccio un film, mi costringono a perdere peso “ – risponde. “Non c’è modo di evitarlo. Nel cinema putroppo funziona così”.

Se la bonomia del Gladiatore non sorprende, stupisce invece la sua presenza in un film di supereroi, un genere che l’attore ha sempre evitato: “Non mi sono mai piaciuti i film di supereroi, non li ho nemmeno mai visti. Se devo essere sincero, confesso che non mi sono perso un film di Marlon Brando eccetto quello di Richard Donner in cui è il padre di Superman”.

A differenza di alcuni film in cui si è calato in un passato più o meno remoto o si è imbattutto in una normale quotidianità, per L'Uomo d'Acciaio Russell Crowe ha dovuto costruire un personaggio appartenente a un contesto immaginario: “Per dare concretezza a Jor-El ho dovuto fare appello alla mia fantasia, però sono stato aiutato dal fatto di essere un padre proprio come lui, inoltre questo mondo creato da Zack mi sembrava straordinario. I set erano giganteschi, le tecnologie avanzatissime e gli aspetti da controllare innumerevoli, ma la disponibilità e la professionalità di Zack rendevano semplice il lavoro di chiunque. Aldilà di questo, amo talmente tanto il mio mestiere, che non mi importa affatto da dove venga un personaggio: basta che sia affascinante e abbia un interessante arco narrativo”.

Il rapporto padre-figlio è soltanto uno dei molti temi del film, che parla soprattutto di libero arbitrio, prerogativa riservata agli abitanti della Terra ma non ai kryptoniani.
“Su Krypton bisogna seguire le regole” – spiega Zack Snyder. “Non esiste la possibilità di scegliere, perfino i bambini nascono già programmati per diventare politici, api operaie o qualsiasi altra cosa. Il loro destino è segnato ed è questa contrapposizione fra l’ineluttabilità della loro sorte e la libertà di Superman il fulcro del film”.

Un altro aspetto importante de L'Uomo d'Acciaio è l’alienazione di Superman, che soffre per la propria diversità: “E’ proprio questa la ragione per cui al titolo Superman abbiamo preferito L'Uomo d'Acciaio – continua Snyder. “Il nostro protagonista diventa Superman quasi alla fine della storia. Per noi era importante che il pubblico lo accompagnasse nella sua lotta, nella sua dolorosa scoperta, e che capisse le sue profonde motivazioni e la sua evoluzione. In questo il personaggio è agli antipodi rispetto a quello dei vari film. Il nostro riferimento, anche in tal senso, sono stati i fumetti. E’ verso il fumetto della DC che abbiamo sempre avvertito un forte senso di responsabilità. Del resto, non ci avrebbe giovato confrontarci con il film di Donner, che è una reinterpretazione del fumetto, o con quello di Bryan Singer, che è una reinterpretazione della reinterpretazione. Dovevamo fare un film tutto nostro”.

Zack Snyder non è l’unico artista che mette Superman in cima alla lista degli eroi da fumetto.
A sostenerne con convinzione la sua superiorità è anche Michael Shannon, che fa la parte del Generale Zod: “Superman ha una portata molto più ampia degli altri supereroi. Prendete Batman: Batman ha Gotham. Se a Gotham succede qualcosa, a Gotham arriva Batman, se accade qualcosa a Calcutta, Batman neanche lo sa, mentre per Superman è ordinaria amministrazione. E’ questa compassione che il personaggio ha nei confronti di tutto il genere umano la sua vera forza. Ci piace quest’idea un po’ mistica che ci sia qualcuno che dall’alto veglia su di noi”.

Interprete di personaggi spesso dominati dal proprio lato oscuro, Michael Shannon rivela ne L'Uomo d'Acciaio forza, determinazione e una giusta dose di testosterone: merito di addominali, pettorali e bicipiti perfettamente scolpiti: “L’aspetto fisico in questo film era molto importante, e non perché mi dovevo mostrare a torso nudo, ma perché interpreto un personaggio che è un guerriero e che è stato addestrato ad essere tale fin dall’infanzia.
Il Generale Zod non poteva essere gracile e dimesso, doveva essere un valido avversario di Superman”.

Se non ha lavorato duro come Michael Shannon, Henry Cavill ha comunque fatto un’infinita serie di flessioni e sollevato molti pesi per entrare in una tuta superaderente che non avrebbe reso giustizia nemmeno al minimo accenno di adipe.
Ad attirare l’attore verso il film e verso un personaggio che già avrebbe dovuto interpretare per McG, è stata però una forte identificazione con alcuni dilemmi di Kal-El: “Il senso di emarginazione di Superman è una cosa che ho sempre capito e che ho sperimentato da bambino. I miei genitori mi hanno insegnato che non sempre fare la cosa giusta è la strada più facile. Mi è capitato spesso di essere preso in giro perché mi ero comportato in maniera gentile. Per questo ho capito



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  • Appassionata di cinema italiano e commedie sentimentali
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