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Sul red carpet di Roma, una protesta di gala

Nella serata inaugurale del 28 ottobre, è arrivata, come annunciato, l’occupazione del red carpet dell’Auditorium da parte del movimento di protesta contro le politiche governative sulla cultura.


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Sul red carpet di Roma, una protesta di gala



E' arrivata, come annunciato, l'occupazione del red carpet dell’Auditorium da parte del movimento di protesta contro le politiche governative sulla cultura nato durante il weekend di occupazione della Casa del Cinema di Roma.

L’associazione dei 100 Autori - finora invero un po' fumosa - è stata in grado, durante quella notte cruciale, di mettere assieme numerose altre associazioni di categoria di lavoratori del cinema e della televisione italiana e di produrre un documento unitario chiaro e concreto, che volentieri abbiamo riportato sul nostro sito.
Con il Festival di Roma alle porte, una qualche azione come quella che poi si è concretizzata era prevedibile, e persino auspicabile. Nella serata di ieri, è stato indubbiamente uno spettacolo notevole ed emozionante quello di veder sfilare tantissime persone, vederle prendere pacifico e razionale possesso del terreno riservato solitamente alle star per mettere sotto i riflettori dei media le gravi problematiche che affliggono un'industria di grande importanza per il paese. Perché se è vero che qualcuno sosteneva che la rivoluzione non è un pranzo di gala, lo è anche che una protesta – specie se così ordinata e democratica – può avere luogo anche nei luoghi solitamente deputati alla mondanità. Ed è stato un bellissimo spettacolo vedere mischiati assieme, trasversalmente e allegramente, i cosiddetti grandi nomi assieme a lavoratori “anonimi”: Carlo Verdone e Paolo Virzì assieme ai macchinisti, Alessandro Haber, Ninetto Davoli, Ennio Fantastichini, Giuseppe Piccioni assieme agli scenografi, Angelo Barbagallo, Francesco Bruni, Andrea Purgatori assieme agli elettricisti, Massimo Ghini e Mimmo Calopresti assieme ai lavoratori di Cinecittà o gli studenti del Centro Sperimentale di Cinematografia. Oltre alle prime linee già schierate alla Casa del Cinema dai 100 Autori e da altri.

Una volta giunto sul red carpet, il corteo si è trasformato in una sorta di pacifica assemblea, nel corso della quale hanno preso voce i rappresentanti delle varie categorie e della diverse associazioni, singoli soggetti, personalità come Marco Bellocchio. Voci diverse, istanze unitarie: la rivendicazione della tutela di un settore che non è mai accessorio e residuale, ma fondante e fondamentale; di una vera e propria industria e non di un covo di mangiapane a tradimento. Perché, come ha giustamente sottolineato Stefano Rulli, avrà forse ragione il ministro Tremonti quando dice che la cultura non si mangia: ma la cultura fa mangiare. E nutre la pancia e il cervello.

E che la protesta di ieri sera abbia rappresentato qualcosa d'importante in termini di modalità e di rivendicazioni lo hanno capito anche coloro i quali il red carpet l’avrebbero dovuto vivere da protagonisti in maniera del tutto diversa: dalla Giuria Internazionale, che ha manifestato il suo sostengno sfilando tra due ali di manifestanti e che attraverso il suo Presidente Sergio Castellitto ha letteralmente dato voce a quel che accadeva, leggendo il comunicato che era stato stilato, alla regista e al cast di Last Night. Massy Tadjedin ha preso la parola ed espresso la sua solidarietà, Guillaume Canet ha dichiarato che senza cultura un paese non è nulla, e persino Eva Mendes e Keira Knightley si sono fatte vedere per dare il loro sostegno, seppur silenzioso, a quelli che, in fin dei conti, sono colleghi in difficoltà.



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