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Spring Fever di Lou Ye, primo film in concorso al Festival di Cannes 2009

Se il Festival di Cannes si era aperto ieri ad altissimi livelli con Up, il concorso ufficiale ha invece debuttato con un’opera più che deludente. Spring Fever è pedante il lavoro di un cineasta che ripete sé stesso, incapace di dire cose nuove e di coinvolgere lo spettatore nelle sue storie.


Spring Fever, la recensione del film di Lou Ye

Se il Festival di Cannes si era aperto ieri ad altissimi livelli con Up, il concorso ufficiale ha invece debuttato con un'opera più che deludente. Spring Fever è il pedante lavoro di un cineasta che ripete sé stesso, incapace di dire cose nuove e di coinvolgere lo spettatore nelle sue storie.

Nell'arco dei pochi mesi che compongono la stagione primaverile, quattro personaggi rimangono coinvolti in un complesso e disperato intreccio di amore, sesso, gelosie, tradimenti. Tutto nasce dalla relazione clandestina tra due uomini, Wang Ping e Jiang Cheng, e dal fatto che la moglie di Wang ingaggerà un investigatore per scoprire la verità sui movimenti del suo compagno: la relazione tra i due s'interromperà, ma l'investigatore s'innamorerà a sua volta di Jian Cheng, scatenando così le gelosie di un'altra donna, la sua giovane fidanzata.

Il regista cinese "dissidente" Lou Ye - che pare abbia girato questo film in gran segreto per sottrarsi al controllo e alla censura delle autorità del suo paese, con le quali ha già avuto problemi in passato - prosegue nella sua perlustrazione della realtà sociale e (di conseguenza) politica della Cina contemporanea, attraverso l'analisi dei sentimenti più o meno proibiti, delle dinamiche di relazione e dell'esplicitazione dell'erotismo come unica via (im)possibile per l'affermazione dell'individualità e dell'identità di ognuno. Il fatto però è che Lou Ye non tradisce nemmeno lo stile pedante e compiaciuto che già aveva dimostrato nei suoi lavori passati.

Forse non è più tempo di giustificare nel nome della dissidenza e della volontà di ritrarre un paese "nascosto" che la trama di Spring Fever, nelle sue linee essenziali, possa sembrare quella di un brutto film italiano (tolta forse la componente omosessuale, da noi ancora trattata con i guanti). Ma anche se lo fosse ancora, davvero non si capisce per quale motivo Lou Ye insista a portare avanti uno stile costruito su retorici tentativi di poeticizzazione e nobilitazione autoriale dell'immagine e di un'esplicitazione del sesso che in più di un'occasione è apparsa compiaciuta e fintamente provocatoria.

Sono difetti, questi, che fanno di Spring Fever un film dal ritmo discontinuo e a tratti persino soporifero e che non riesce mai a far empatizzare con i "drammi" vissuti dai suoi protagonisti.

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