Spider-Man: Un nuovo universo, la Sony vuole brevettare la tecnica di animazione: in cosa consiste?

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Spider-Man: Un nuovo universo, la Sony vuole brevettare la tecnica di animazione: in cosa consiste?

Qualche giorno fa la Sony ha avviato una pratica per brevettare le tecniche di animazione innovative che hanno dato vita al suo film di animazione Spider-Man: Un nuovo universo (al cinema dal 25 dicembre), realizzato dalla Sony Pictures Animation e diretto a sei mani da Bob Persichetti, Peter Ramsey e Rodney Rothman. Secondo la Sony, la mezza dozzina di soluzioni impiegate per dare vita visivamente al film sono degne di un riconoscimento ufficiale, anche se ci vorrà del tempo prima di sapere se il brevetto sarà accettato.
In cosa concretamente si distingue Un nuovo universo dal tipico lungometraggio di animazione ad alto budget di una major? Com'è stato possibile riuscire a convincere la major ad abbracciare questo esperimento? Persichetti è chiaro: "Ci muovevamo col marchio di un film di Spider-Man, abbiamo azzardato uno stile più rischioso, c'è quel franchise che ci copre le spalle".

Retini, balloon, pannelli bidimensionali che dividono l'immagine, effetti sonori visualizzati, linea di contorno sui personaggi, movimenti a scatti, persino colori che debordano come nelle vecchie stampe dei fumetti. Tutte caratteristiche inusuali in questo contesto. Ancora Persichetti:

"Come ti poni di fronte a cose sviluppate in vent'anni di animazione in CGI? Tutti questi algoritmi vanno in automatico, dipendono da cose specifiche che noi abbiamo deciso di rimuovere. [...] C'è voluto tantissimo tempo per sviluppare questi sistemi, quindi nessuno nel mondo dell'animazione se la sente di dire: "Non useremo tutta quella roba che vi è costata tanto tempo e denaro!" Noi invece siamo stati fortunati, abbiamo avuto un privilegio, in poche parole."

Prendiamo in considerazione l'importanza data alla linea di contorno. I personaggi sono come al solito stati sviluppati graficamente su carta, ma nella trasposizione in modelli 3D si è trovato un modo per applicarvi il segno a mano libera e non perdere quell'espressività. Qualcuno ricorderà il cortometraggio Paper Man della Disney, che qualche anno fa propose il sistema Meander e la tecnica della Final Line, proprio per "completare" la CGI di base con l'espressività della linea. Un'esplorazione era stata eseguita anche dalla Fox in Snoopy & Friends. La Sony Pictures Animation ha avuto il coraggio di potenziare queste soluzioni: non stupisce, perché già Piovono Polpette e gli Hotel Transylvania, per quanto renderizzati come tradizionale CGI, presentavano una ricerca visiva che andava contro il fotorealismo.

La seconda grande differenza è il rifiuto della fluidità, marchio di fabbrica della CGI. Per capirci, un film scorre a 24 fotogrammi al secondo. La vecchia tecnica di animazione consisteva nel realizzare in media 12 disegni per ogni secondo, e ciascun disegno veniva mantenuto sullo schermo per due frame (sempre in media). Insomma, un classico Disney come Aladdin non era iperfluido come un Inside Out, perché con la CGI i fotogrammi intermedi, siano realizzati automaticamente dalla macchina o siano essi definiti manualmente dall'animatore, esistono. Il team Sony Pictures Animation ha forzato i sistemi (e le forma mentis degli animatori) per creare 12 fotogrammi per ogni secondo di film, cioè l'animazione appunto "a passo due", vecchio stile.
Non solo: i registi hanno anche abolito l'uso del motion blur, cioè quella tecnica che sfoca e deforma un oggetto per aumentare la sensazione di fluidità con un effetto di finto mosso. Qui non ce n'è traccia!
Rodney Rothman sintetizza cosa offre Spider-Man: Un nuovo universo agli appassionati di animazione, e dà un valore storico all'esperimento.

"In sostanza combina animazione in computer grafica, animazione a mano libera, grafica dei fumetti e street art, cercando di trovare un'omogeneità. [...] Avevamo questa missione di sfidare i preconcetti con cui si realizzano i film di animazione e il modo in cui si concepiscono, dalla testa ai piedi. Ci sono stati lunghi periodi in cui ci siamo chiesti se avrebbe mai funzionato."

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Domenico Misciagna
  • Giornalista specializzato in audiovisivi
  • Autore di "La stirpe di Topolino"
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