Schede di riferimento
News Cinema

Sperimentazione, filosofia e sentimento: il cinema anarco-romantico di Richard Linklater

308

Boyhood arriva nelle sale italiane il 23 ottobre

Sperimentazione, filosofia e sentimento: il cinema anarco-romantico di Richard Linklater

È bene sgomberare subito il campo da ogni possibile equivoco: la grandezza di un film come Boyhood, la sua dirompente e commovente forza emotiva e evocativa, non hanno affatto solo a che fare con la sua rivoluzionaria realizzazione. La travalicano, la sublimano, pur rimanendone ovviamente e inevitabilmente intrecciate.
Detto questo, non si può che rimanere stupefatti e ammirati di fronte a un regista capace della dedizione e dell'audacia necessari per realizzare un film le cui riprese sono destinate a durare dodici anni, sebbene divise in poche settimane ogni dodici mesi, e che mostra in tempo (ir)reale la crescita e la maturazione dei suoi protagonisti.
Ingiustamente sottovalutato da molti, Richard Linklater è - non da oggi, non da Boyhood - uno degli autori più interessanti del panorama cinematografico statunitense contemporaneo; e - non da oggi - è regista che ha utilizzato il cinema popolare in maniera più o meno sottilmente sperimentale.

Insomma, Boyhood è in qualche modo la punta dell'iceberg, la manifestazione più eclatante di come il regista texano abbia praticamente da sempre adottato – nella pratica o nella teoria – un'idea di cinema mai convenzionale e sempre attenta alla possibilità di oltrepassare barriere e innovare linguaggi codificati.
Basti pensare al suo esordio sul grande schermo, quello Slacker che nel 1991 fotografava una generazione (la cosiddetta “X” dell'omonimo romanzo di Douglas Coupland pubblicato nello stesso anno), applicandone il logorrorico e utopico girare a vuoto delle giornate e dei ragionamenti a una forma di narrazione cinematografica iperfluida e priva di trama ed epicentri narrativi che ha pavimentato le strade per tutti i Clerks a venire. E germi di quella libertà creativa sono riportati, con tutta evidenza, anche nel successivo e suggestivo La vita è un sogno: ambientato tutto in una notte proprio come Slacker era ambientato in una sola giornata, e divenuto a tutti gli effetti un cult movie.

Già più di vent'anni fa, quindi, e più di dieci prima che il progetto di Boyhood prendesse il via, Linklater metteva in mostra un rapporto particolare con il tempo cinematografico, riuscendo nei casi migliori a mettere in crisi la tradizionale distinzione tra tempo pieno, vuoto e neutro, o comunque a ragionare con stile sempre personale sulle sue possibili declinazioni.
Cosa sono, ad esempio, se non audaci esperimenti sul tempo e sulla narrazione (e quindi sull'esistenza), film come la romantica e nouvellevaguiana trilogia formata da Before Sunrise, Before Sunset e Before Midnight, che racconta il ventennale stralcio di vita dei Jesse e Celine interpretati da Ethan Hawke e Julie Delpy? Cosa, quel Tape che nel 2001 raccontava la storia di tre personaggi (ancora Hawke con l'allora moglie Uma Thurman e, guarda un po’, il compagno di set de L'attimo fuggente Robert Sean Leonard) questa volta senza alcuna dilatazione ma anzi in tempo strettamente reale?

La passione di Linklater per il soliloquio filosofico, per la discettazione sul possibile, il plausibile, l'ipotesi di futuro (e quindi ancora tempo) alternativo o meno, esplodono anche nei due film che ne mettono in mostra la voglia di ricerca anche sul piano visivo.
Waking Life e A Scanner Darkly, anno 2001 e 2006 rispettivamente, tirano fuori dal dimenticatoio l'antica arte del rotoscopio, affinché le potenzialità dell'animazione siano per il regista di supporto ai suoi ragionamenti e alle sue ipotesi trasformative: e non casualmente il secondo è un adattamento di Philip K. Dick, mentre il primo appare essersi evidentemente ispirato all'opera dello scrittore americano.

Lo faccia attraverso le parole, il tempo o le immagini, insomma, Linklater sembra mettere costantemente in discussione il reale e il possibile, e in evidenza la possibilità di conquistare e comprendere il primo ignorando il secondo.
Forse anche per questo si concede, di quando in quando, puntate in un cinema dichiaratamente commerciale che però non risulta mai completamente rassicurante per l'industria o per gli spettatori, avendo sempre al suo interno un'anima anarchica che mira a mettere in discussione lo status quo: è evidente in film divertenti e sottovalutati come School of Rock, o perfino come Bad News Bears, non a caso esplicitamente indirizzati al pubblico meno amico di regole e convenzioni che ci sia, quello dei bambini.
E non sorprende che i suoi film meno noti o popolari in senso assoluto siano quelli che hanno in qualche modo messo in luce le zone più ambigue della società americana o che ne hanno messo in discussione le basi: da SubUrbia fino al Bernie che è rimasto inedito nel nostro paese come in molti altri nonostante il successo di critica e la presenza di Jack Black, passando per Fast Food Nation.

In fondo, quindi, in questo Boyhood che è finora il suo capolavoro, Richard Linklater è stato in grado di distillare tutte queste sue passioni sperimentali su forma e linguaggio, la sua vena sottilmente anarchica e mai supina alle convenzioni imposte, e il suo inguaribile, filosofico e convinto romanticismo sulla vita, l'amore e la natura umana.
Più audace di così...

Boyhood arriva nelle sale italiane il 23 ottobre, ve ne mostriamo una nuova clip (più sotto il trailer ufficiale):







  • Critico e giornalista cinematografico
  • Programmatore di festival
Suggerisci una correzione per l'articolo
Palinsesto di tutti i film in programmazione attualmente nei cinema, con informazioni, orari e sale.
Trova i migliori Film e Serie TV disponibili sulle principali piattaforme di streaming legale.
I Programmi in tv ora in diretta, la guida completa di tutti i canali televisi del palinsesto.
Piattaforme Streaming