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Speed: Keanu Reeves, Sandra Bullock, un bus che non può rallentare e la grande metafora del nostro presente

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Ma si parla anche di tagli di capelli e dell'effetto velocità di Turné. Qualche riflessione a partire dall'action movie diretto da Jan de Bont nel 1994, grandissimo successo di pubblico e di critica.

Speed: Keanu Reeves, Sandra Bullock, un bus che non può rallentare e la grande metafora del nostro presente

Prima di arrendermi all'evidenza, e alla complicata realtà di tutti noi che abbiamo i capelli ricci, è accaduto che una volta io mi recassi da un barbiere portando con me la foto di un taglio che desideravo provare.
Il barbiere in questione, consigliatomi da un amico che - Iddio lo perdoni, mirava al look di Mel Gibson in Arma Letale - si chiamava Mastino: avrei dovuto insospettirmi subito, lo so.
La foto era quella di Keanu Reeves in Speed, che era appena uscito al cinema. Pur conscio di quel che intercorre tra me e il sig. Reeves, avevo sviluppato una grande passione per il suo look in quel film: camicione di flanella a scacchettoni grunge, t-shirt bianca, pantalone comodo e scarponcini simil trekking.

Speed è stato il primo film da regista di Jan de Bont, direttore della fotografia olandese che aveva girato alcuni film del primo Paul Verhoeven, e che all'inizio degli anni Ottanta si era trasferito in America, firmando la fotografia di film come Cujo, Il gioiello del Nilo, Trappola di cristallo, Black Rain, Caccia a Ottobre rosso e Basic Instinct, che lo riunì proprio con Verhoeven.
Scritto dal canadese Graham Yost, pure lui all'esordio come sceneggiatore cinematografico, ma pesantemente rivisto nei dialoghi e non solo da Joss Whedon, Speed si basava su uno spunto tanto semplice ed essenziale quanto avvincente: un folle terrorista piazzava su un bus losangelino una bomba che s'innescava superate le 50 miglia orarie, e che sarebbe esplosa se l'automezzo fosse sceso sotto quella stessa velocità.
Il terrorista (Dennis Hopper) avvisava poi Keanu Reeves, poliziotto contro il quale portava avanti un feud personale, il quale saltava acrobaticamente a bordo del mezzo e cercava di portarne in salvo i passeggeri, tra i quali spiccava una Sandra Bullock nel ruolo che ne lanciò la carriera.

Il film fu un grande successo di critica e di pubblico, sebbene alcuni noiosoni - evidentemente ignari di quello che avrebbe riservato loro il futuro - brontolarono per quella che ritenevano un'azione scatenata e continuativa  un po' fine a sé stessa.
In realtà, più passano gli anni più si ha l'impressione che Speed invecchi bene.
Primo perché era un film tutt'altro che stupido, secondo - e ancora più importante - perché il giochino della sua trama appare sempre più metaforico della situazione in cui, in quel 1994, il mondo si stava andando a lanciare, senza grandi possibilità di cambiare strada, o idea.
Ha iniziato a piacerci andare veloci, molto veloci. Lo trovavamo comodo, conveniente, utile. Veloci nella vita, nel lavoro, negli spostamenti. Nel pensiero, quello, non sempre. E poi però abbiamo capito che, a volte, la velocità ha i suoi svantaggi, e i suoi rischi. Dell'effetto velocità, e dei "morti e feriti" che rischiavi di lasciarti dietro a causa parlavano anche Fabrizio Bentivoglio Diego Abatantuono in Turné, una manciata d'anni prima.
Solo che, una volta premuto il piede sull'acceleratore, una volta presa quella velocità, ci hanno detto che rallentare sarebbe stato impossibile. Di più: avrebbe rappresentato una catastrofe. Sarebbe saltato tutto per aria. Altro che decrescita felice.
La pandemia globale che abbiamo vissuto, come unico vantaggio, ha avuto quello di mostrarci la necessità e forse il modo di disinnescare la bomba del mondo in cui viviamo, e di mostraci come, forse, rallentare senza che tutto salti per aria è ancora possibile.
Rimaniamo allora in attesa del Keanu Reeves di turno che salga a bordo e ci spieghi come fare. Sperando che sia lui, e non il Jason Patrick di Speed 2, uno dei sequel più brutti e insulsi di tutta la storia del cinema. In quel caso, meglio rimboccarsi le maniche e fare da soli.



  • Critico e giornalista cinematografico
  • Programmatore di festival
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