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Skellig, recensione del film di Annabel Jankel in concorso nella sezione Alice nella città

A metà tra il racconto edificante e la favola dark, Skellig non riesce a trovare un tono ed un centro ben precisi, finendo per rivelarsi un prodotto confuso sia nello sviluppo della storia che nell’idea di messa in scena.

Skellig, recensione del film di Annabel Jankel in concorso nella sezione Alice nella città

Skellig, recensione del film di Annabel

Tratto dall’apprezzato romanzo di David Almond, viene presentato nella sezione Alice nella città Skellig, ritorno dietro la macchina da presa della regista Annabel Jankel, che ormai più di vent’anni fa ci aveva regalato insieme al compagno Rocky Morton un thriller teso ed affascinante come DOA – Cadavere in arrivo.
Questa volta la cineasta si dedica ad una pellicola che mescola favola dark e racconto di iniziazione al mondo degli adulti, raccontando l’incontro tra un bambino in difficoltà ed una sorta di “angelo caduto” che vive sulla terra nascosto, reietto ed incapace di ritrovare fiducia in se stesso; grazie all’amicizia con il giovane, l’essere dotato di poteri sovrannaturali tenterà di ritrovare la sua posizione nel mondo.
Veicolo potenziale per una bella storia fantastica, fin dalle primissime scene invece il film della Jankel si incastra in un tono stranamente piatto, incapace di scegliere tra la poesia fiabesca della trama principale ed un approccio più dark ed inquietante. Quello che ne viene fuori è un lungometraggio che non spaventa né commuove troppo, ma si presenta invece come una riproposizione un po’ stanca di atmosfere già viste altrove, e con ben altri risultati. La Jankel spreca poi un cast di interpreti britannici di tutto rispetto: i genitori del giovane protagonista sono infatti interpretati con discreta aderenza da Kelly Macdonald e John Simm, mentre nel ruolo di Skellig troviamo addirittura Tim Roth, che torna a lavorare in un film più piccolo ed indipendente dopo aver consolidato la propria carriera in TV con Lie To Me o partecipando a blockbuster come L’incredibile Hulk; va detto però che a deludere è proprio l’attore più affermato, monocorde e stranamente poco intenso in una parte che avrebbe potuto invece regalargli vaste possibilità istrioniche.
Favola surreale che cerca nel pubblico più giovane il suo target specifico, Skellig è un prodotto incerto, costruito e realizzato con una semplicità inadatta alle potenzialità della storia. Magari il film saprà farsi apprezzare per il messaggio edificante e per alcune scene dense di buoni sentimenti, ma rimane comunque un’occasione decisamente persa.
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