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Sicario: 10 film che ci raccontano la moderna frontiera

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In occasione dell'uscita del film di Villeneuve un piccolo excursus sui film che hanno affrontato il tema.

Sicario: 10 film che ci raccontano la moderna frontiera

Ciudad Juàrez, narcos, cartelli colombiani e messicani: nomi e cronaca criminale dell'altro capo del mondo diventati ormai familiari a tutti noi grazie al cinema e alla tv, tornano protagonisti in quella pur realistica opera di finzione che è Sicario. Ma se il film di Denis Villeneuve non sarà l'ultimo non è neanche stato il primo a raccontarci la malattia del confine, quella terra di nessuno dove una semplice linea divide in apparenza il bene dal male, attraversata con estrema facilità dai trafficanti di droga e spesso a prezzo della vita dagli immigrati dei paesi latino-americani in cerca di salvezza dalla miseria nel colosso nordamericano, al tempo stesso così vicino e così lontano.

Da un lato El Paso, la seconda città più sicura degli Stati Uniti, dall'altro l'infernale Ciudad Juàrez, la città più pericolosa del Messico e una delle peggiori al mondo, corrotta e controllata dai narcotrafficanti che sequestrano, torturano e uccidono impunemente uomini e donne, spesso con la complicità della polizia municipale e ne murano i cadaveri nelle cosiddette case della morte, quando non decidono di lasciarli esposti e mutilati come avvertimento per i cartelli rivali. Lungo il confine che tocca quattro stati americani (California, Arizona, Nuovo Messico e Texas), riecheggiano ancora le grida dei caduti nella battaglia di Alamo del 1836.

Per questo il mito della frontiera nel cinema americano, nato col western, si concentra oggi sulla striscia di terra che divide il terrore dalla tranquillità e che, nonostante gli imponenti sbarramenti fisici e la presenza di uomini e mezzi armati, avvelena il cuore dell’Occidente con un costante flusso di droga. Abbiamo scelto dieci film realizzati prima di Sicario, che su quel confine sono nati e di quelle storie si sono nutriti, regalandoci pagine di cinema a volte indimenticabili, talvolta (e forse ingiustamente) dimenticate.

EL NORTE

Gregory Nava, che nelle vene ha anche sangue messicano, firma nel 1983 El Norte, che racconta l’esodo di due fratelli adolescenti di origine Maya in fuga dal Guatemala, dove i genitori sono stati assassinati, verso gli Stati Uniti, fino ad attraversare il confine attraverso una fognatura infestata dai ratti. Un film pessimista e purtroppo profetico, per la cui sceneggiatura Nava viene candidato all’Oscar.

MY FAMILY - TRE GENERAZIONI DI SOGNI

Nel 1995 Nava torna sull’argomento con My Family, che racconta la storia di tre generazioni di immigrati messicani che si stabiliscono a East L.A., il quartiere di Los Angeles colonizzato dai latino-americani. E’ la storia di una famiglia che quel confine, sia pure con qualche tragedia, lo ha attraversato, e si confronta con le differenze di cultura e di possibilità tra la vecchia e la nuova patria.

TRAFFIC

5 anni dopo, nel 2000, la droga e le lotte tra narcotrafficanti sono il tema portante di Traffic di Steven Soderbergh – premio Oscar per la regia così come Benicio Del Toro come miglior non protagonista – e il filo conduttore che lega le storie di diversi personaggi in Messico e negli Stati Uniti. Un film obiettivo e spietato che mostra le molte sfaccettature del problema e come quello che succede di là dal confine tocchi tutti noi. E' forse il miglior film di Soderbergh e la miglior sceneggiatura di Stephen Gaghan.

BABEL

Nel 2006 il futuro premio Oscar Alejandro González Iñárritu ottiene molte candidature (e un premio per la straordinaria Adriana Barraza) per il suo Babel, dove il fil rouge che unisce storie e continenti diversi è un fucile da caccia che proviene dal Giappone, finisce in Marocco e cambia le vite di persone in America e nel Messico. La parte più convincente del film è sicuramente quella in cui la tata messicana irregolare della famiglia americana si reca in Messico coi bambini che ha in custodia per partecipare al matrimonio del figlio. Il dramma è in agguato a ricordare che non ci sono diritti acquisiti per chi oltrepassa certi confini.

BORDERTOWN

Sempre nel 2006, Gregory Nava torna per la terza volta a raccontare storie terribili del suo paese. Bordertown, meno riuscito dei suoi precedenti per l’indecisione sul tono e il tipo di film da realizzare, ci porta proprio nel cuore nero di Ciudad Juàrez e del femminicidio che vi si svolge per più di 10 anni dal 1993. Più di 400 giovani ragazze, povere, spesso madri e unico sostegno economico della famiglia, che lavorano nelle cosiddette maquilladoras, le fabbriche straniere, vengono sequestrate, violentate, torturate e uccise sadicamente da uomini del cartello e probabilmente da facoltosi serial killer in battuta di caccia, che comprano l’impunità assoluta grazie a un sistema corrotto e marcio fin dalle alte sfere. Jennifer Lopez è una giornalista d’inchiesta americana che si trova catapultata nell’incubo, ma il film non rende giustizia alla terribile storia, raccontata anche dallo scrittore Roberto Bolaño in “666”.

NON E' UN PAESE PER VECCHI

Nel 2007 i fratelli Coen raccontano la frontiera sulla scorta di un romanzo di Cormac McCarthy. In Non è un paese per vecchi Josh Brolin è un saldatore texano, veterano del Vietnam, che trova 2 milioni di dollari provenienti dal traffico di droga e decide di tenerseli. Ma sulle sue tracce si mette il folle e sadico sicario Anton Chigurh (Javier Bardem), che non si ferma di fronte a niente pur di recuperare il bottino. Film cupo e pessimista dal cast eccezionale,  vince 6 premi Oscar.

SIN NOMBRE

L’oggi celebratissimo Cary Fukunaga nel 2009 esordisce alla regia con un film che vince il Sundance Film Festival. Sin Nombre è la storia di un ragazzo appartenente a una gang messicana, di riti di iniziazione, stupri e omicidi, e delle migliaia di disperati che cercano di raggiungere il confine americano ammucchiati sopra i treni, esposti a minacce e ricatti. A metà tra la gangster story e il film sociale, è una storia di grande potenza raccontata con già matura perizia.

LE BELVE

Oliver Stone si cimenta nel 2012 col romanzo di Don Winslow Le belve e con la collaborazione dell’autore ci porta a Laguna Beach, in California, dove nasce un inatteso scontro tra due giovani produttori in proprio di (ottima) marijuana e uno spietato cartello messicano che non vede di buon grado la concorrenza. Nella veste della jefe, il capo, c’è Salma Hayek, mentre Benicio Del Toro anticipa il ruolo del sicario, in questo caso brutale ma sottomesso e decisamente poco intelligente.

LA GABBIA DORATA

E' decisamente più riuscito un film poco visto del 2013, La gabbia dorata dello spagnolo Diego Queimada-Diaz, che racconta il viaggio tremendo di quattro ragazzi guatemaltechi che vivono in una baraccopoli, per raggiungere la terra promessa. Poetico ma estremamente realistico e basato su storie vere raccolte dal regista in anni di ricerca e documentazione, è un film interpretato da veri migranti che ci mostra a che prezzo si arriva a entrare nei tunnel che portano alla ibertà e quale sia la vita sognata che attende molti dei “fortunati”. La storia raccontata con tanta forza e coraggio nel film potrebbe applicarsi, a circostanze mutate, all'emigrazione di massa in Europa.

ESCOBAR: PARADISE LOST

E’ infine italiano, almeno di sceneggiatura e regia, un film ancora inspiegabilmente non distribuito in Italia: Escobar: Paradise Lost di Andrea Di Stefano ci racconta una storia ambientata negli anni in cui il boss colombiano era nel pieno del suo delirio di onnipotenza e continuava ad esportare quotidianamente quintali di droga, passando a suo piacimento il confine con la sua merce e beffando ripetutamente la DEA e le leggi. Pur incentrato su una storia intima, il film di Di Stefano ben rende il senso di follia e di minaccia che accompagnano la perdita dell’innocenza del protagonista americano e di un intero paese. Prima di essere incarnato con grande potenza da Wagner Moura nella serie tv Narcos, Pablo Escobar esce vivo e impressionante da questo film grazie al talento di Benicio Del Toro.

In un collegamento ideale, chiudendo il cerchio, possiamo adesso tornare a Sicario, un film da non perdere, che ci aspetta al cinema dal 24 settembre.

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  • Saggista traduttrice e critico cinematografico
  • Autrice di Ciak si trema - Guida al cinema horror e Friedkin - Il brivido dell'ambiguità
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