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Sesso, bugie e risate al Tribeca Film Festival 2015 con Jason Sudeikis e Simon Pegg

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La seconda parte della rassegna newyorkese si è contraddistinta per la bontà di alcune commedie

Sesso, bugie e risate al Tribeca Film Festival 2015 con Jason Sudeikis e Simon Pegg

La seconda parte del Tribeca Film Festival 2015 si è contraddistinta per una serie di commedie - o comunque di opere accomunate da un tono più leggero - che hanno impreziosito la rassegna cinematografica. Film diversi tra loro per tono, ritmo e idee di fondo, uniti però dal mescolare il riso con atmosfere e discorsi capaci di andare più in profondità rispetto alla semplice ricerca di divertimento.

Forse possiamo annunciarlo definitamente: Neil LaBute è tornato!

Dopo il notevole gioco al massacro dei suoi precedenti film, come quello regalatoci regalatoci sempre al Tribeca Film Festival lo scorso anno con Some Velvet Morning, anche quest'anno il regista ha partecipato alla rassegna newyorkese con la sua nuova opera, Dirty Weekend, interpretata da Matthew Broderick e Alice Eve (sorprendente protagonista anche del precedente lavoro). Come in qualche modo annunciato dalla fine di Some Velvet Morning LaBute sembra aver cambiato pelle, pur continuando ad esplorare con lucidità ed efficacia il rapporto tra uomo e donna, e le concatenazioni sociali e psicologiche che lo regolano. Stavolta l'approccio all'analisi è quasi diametralmente opposto, in quanto i personaggi messi in scena partono come opposti, oseremmo dire inconciliabili, per arrivare a trovare un punto di incontro nell'accettazione dei loro lati inesplorati. Lo stile asciutto di LaBute continua a favorire come sempre la ricchezza dei dialoghi e di conseguenza le sfumature che il cineasta mette a disposizione dei suoi attori. Il tono di Dirty Weekend è leggero, a tratti magari anche impalpabile, ma riesce a raccontare emozioni soffuse e soprattutto la crisi di identità sessuale del suo protagonista con una delicatezza inaspettata ed efficacissima. Neil LaBute sembra ormai aver perso il treno che l'avrebbe condotto al cinema mainstream, ma allo stesso tempo è tornato a essere un "indipendente" acuminato e lucidissimo, e questo suo ultimo lungometraggio lo dimostra in pieno. Tutto sommato uno dei migliori lavori visti al Tribeca Film Festival 2015.

Si parla moltissimo di sesso e se ne pratica a profusione in Sleeping With Other People, ma in fin dei conti il film di Leslye Headland rimane nel profondo una commedia romantica. Il dettame contemporaneo vuole che ormai alcuni precedenti "tabù" sessuali, soprattutto per quanto riguarda il linguaggio, siano ormai del tutto sdoganati, e questo lungometraggio lo dimostra in pieno. I due protagonisti Jason Sudeikis e Alison Brie (nella foto) non risparmiano certo allo spettatore momenti in cui comicità di grana più grossa che però in molti momenti si mescolano con un'atmosfera più intima e personale. Il risultato è sorprendentemente efficace dal momento che i due attori - e tutti i comprimari con loro - mostrano un affiatamento fondamentale. Sudeikis in particolare come attore comico sta migliorando film dopo film: una sorta di moderno Walter Matthau (con tutte le dovute proporzioni, per carità), dinoccolato e imponente, capace di fondere con allegria la sua innata simpatia con un lato più ruvido ma ugualmente efficace.

Totalmente british nel tono e nell'umorismo più ricercato (anche se non troppo...) Man Up di Ben Palmer. Interamente costruito sulla coppia Simon Pegg/Lake Bell - perfetto il suo accento inglese! - il film si rivela non certo originalissimo ma frizzante, ben costruito, capace di intenerire con trovate ottimamente orchestrate. Se la protagonista conferma un fisicità fuori dal comune, Pegg invece dimostra di poter essere anche affascinante se in possesso del ruolo giusto, una sfumatura che in qualche modo arricchisce la gamma comica dell'attore.

Interessante documentario sul mestiere di stand up comedian si è rivelato poi Misery Loves Comedy dell'apprezzato caratterista Kevin Pollak. Anche se leggermente troppo "costruito", spesso inteso a indirizzare il discorso sulla difficoltà del performer nel suo lato più privato, il prodotto garantisce comunque una certa vivacità di pensiero e delle riflessioni tutt'altro che scontate su cosa significhi dover far ridere a tutti i costi la gente comune.

E infine a funzionare meglio sono principalmente i momenti più leggeri in The Driftless Area di Zachary Sluser, tratto dal romanzo di Tom Drudy. La commistione tra noir, dramma surreale e toni più leggeri funziona soltanto a tratti, e non certo grazie ai due ripetitivi protagonisti Anton Yelchin e Zooey Deschanel. Per fortuna ci sono comprimari di lusso come Frank Langella, John Hawkes, Aubrey Plaza e Ciarán Hinds a sollevare le sorti di un film altrimenti troppo incerto su quale direzione prendere con la necessaria decisione. 



  • Critico cinematografico
  • Corrispondente dagli Stati Uniti
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