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Se c'è un aldilà sono fottuto: il documentario su Claudio Caligari che racconta la vita e la carriera del regista

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Presentato al Festival di Venezia 2015, il film sarà da questa sera, giovedì 24 ottobre, al cinema Farnese di Roma. Il consiglio è di non perderlo.

Se c'è un aldilà sono fottuto:  il documentario su Claudio Caligari che racconta la vita e la carriera del regista

Il cinema, lo sappiamo tutti benissimo, nasce da uno sforzo collettivo. Registi, sceneggiatori, direttori della fotografia, attori, montatori e tecnici di ogni reparto e tipologia che lavorano in squadra per la realizzazione di un progetto comune. Che, paradossalmente, è la visione di uno di loro: cioè il regista.
Non riesco a pensare a nessun film in grado di sintetizzare tutto questo nella sua storia - nella storia della sua realizzazione - più di Non essere cattivo, il terzo e ultimo film di Claudio Caligari.
Caligari, che aveva all'attivo, suo malgrado, due soli film, era gravemente malato. E faceva fatica a trovare i soldi per raccontare una storia che lo riportava direttamente e idealmente nel territorio geografico e poetico del suo controverso esordio, Amore tossico, storia di eroinomani della Ostia dei primi anni Ottanta, diventato un cult movie, a Roma soprattutto (come testimoniano anche i tanti riferimenti a quel film presenti in "Remoria", il saggio su Roma di Valerio Mattioli pubblicato da Minimum Fax che della Capitale racconta una storia di controstoria, di storia rovesciata, dove è il "controculturale" e il "periferico" a essere centrale).
È stato grazie alla testardaggine e alla determinazione di Valerio Mastandrea in primis, ma di tanti altri amici dopo, che Caligari è riuscito a girare Non essere cattivo. Anche se non è riuscito a vederlo: quando il film è stato presentato al Festival di Venezia del 2015 - fuori concorso, tra mille sacrosante polemiche al riguardo - Caligari ci aveva già lasciato.
In Sala Grande, a ricevere la standing ovation del pubblico, c'era sua mamma; c'era Valerio Mastandrea; e c'era tutto quel gruppo di persone che con lui si sono dedicate con impegno e passione alla realizzazione di quel film, a sostenere la visione di Claudio, e che tra loro si chiamano con orgoglio "Banda Caligari": gli sceneggiatori Francesca Serafini e Giordano Meacci, gli attori Luca Marinelli, Alessandro Borghi, Silvia D'Amico e Roberta Mattei, l'aiuto regista Simone Spada, il dop Maurizio Calvesi e il montatore Mauro Bonanni, e altri ancora.

Considerato tutto questo, allora, non è strano che per raccontare la vita e il cinema di Claudio Caligari - due cose che per uno come lui erano così intrinsecamente indistinguibili - si sia partiti da una sorta di diario di lavorazione di quel film, e che insieme ad altri personaggi che Caligari lo hanno conosciuto in precedenza, ci parlano di lui, della sua visione, della sua intrasigenza, del suo carattere spigoloso e della sua straordinaria umanità.
E non è strano che a volere, e a dirigere, Se c'è un aldilà sono fottuto (titolo che viene diretto da una delle amare battute del regista) siano stati altri due membri della Banda Caligari - Simone Isola, produttore di quel film tramite kimeraFilm, e Fausto Trombetta - e che tutto sia nato da un'idea di Marco De Annuntiis, musicista e compositore di Ostia, grande appassionato del cinema di Claudio Caligari.
Si parte dall'appello di Valerio Mastandrea a "Martino" Scorsese, e si arriva a Venezia, e dopo ancora, ripercorrendo tutte le tappe della produzione di Non essere cattivo, dal casting al montaggio, e facendo di ogni momento un possibile link per aprire una nuova pagina, un ricordo di Caligari, una sua dichiarazione più o meno rubata da una telecamera; facendo dei luoghi e dei personaggi i punti di svolta e di passaggio per ripercorrere attentamente storia e storie dei suoi due precedenti film, Amore tossico e L'odore della notte (che è meno famoso forse del primo, ma per nulla meno bello, e che dovreste correre a vedere, perché è disponibile su Amazon Prime Video), e far parlare di Claudio i protagonisti di quei film.

Così come è virtualmente impossibile distinguere la vita di Caligari dai suoi film, allo stesso modo l'uomo si rispecchiava interamente nel regista, e viceversa. Quel suo fare diretto, schietto, ruvido, incapace di compromessi equivale allo sguardo del suo cinema sulle vicende e suoi personaggi che racconta, e allo stesso tempo i suoi film tradiscono, in tutta la loro drammaticità, quella vena disincantata, tagliente e ironica che era propria anche della persona che li ha girati.
Anche per questo l'intreccio di immagini, voci, testimonianze, luoghi e personaggi che hanno toccato e sono stati toccati da vicino dal cinema di Claudio Caligari riesce a essere una fotografia precisa, affettuosa, consapevole e nitida di quell'uomo così austero, così sfuggente, così silenzioso e solitario, ma dal cuore grande e lo sguardo curioso, attento e carico di passione.
I film di Claudio Caligari sono lì, pronti a essere visti o rivisti, scoperti o riscoperti. E ora, per chi non ha avuto la possibilità di conoscere prima il suo autore, c'è questo Se c'è un aldilà sono fottuto: che è più di un documentario, o di un ritratto; è una lettera d'amore collettiva, a nome del cinema tutto, a un uomo che il cinema lo ha amato visceralmente ma che il cinema italiano non ha saputo ricambiare come avrebbe dovuto.



  • Critico e giornalista cinematografico
  • Programmatore di festival
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