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Scary Stories to Tell in the Dark: Cinque cose da sapere prima e dopo averlo visto

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Senza rovinare la sorpresa a nessuno, vi presentiamo cinque ghiotte curiosità del film di Halloween, al cinema dal 24 ottobre.

Scary Stories to Tell in the Dark: Cinque cose da sapere prima e dopo averlo visto

A volte, al di là del piacere in sé di vedere un film di paura, conoscerne i retroscena può essere un modo per gustarselo maggiormente o per approfondire dopo la visione, e nel caso di Scary Stories To Tell in the Dark (al cinema dal 24 ottobre), il film prodotto da Guillermo del Toro e diretto dal regista di The Troll Hunter e Autopsy, il norvegese André Ovredal, le curiosità abbondano. Noi ve ne proponiamo cinque.

I libri

Diverse generazioni americane sono cresciute coi libri a cui è ispirato il film, che sono finalmente disponibili anche in Italia (edizione DeA), dove la cultura dell'orrore - che non ci è propria - è arrivata solo in anni recenti. A scrivere le "Scaries Stories To Tell in The Dark", ovvero le storie spaventose da raccontare quando è buio, è stato Alvin Schwartz, un giornalista americano appassionato di folclore popolare, che dato una forma breve e accattivante alle leggende che circolano da sempre nelle zone rurali e che è diventata tradizione raccontare ai ragazzi in gita, intorno al fuoco (i cosiddetti campfire tales). Diffuse oralmente prima dell'avvento di Internet, queste storie vennero raccolte da Schwartz in tre volumi, pubblicati nel 1981, nel 1984 e nel 1991, che hanno venduto ben 7 milioni di copie. Ad accompagnare queste storie macabre di spettri, vampiri, cadaveri a pezzi che si ricompongono e spaventapasseri indemoniati, sono le bellissime ed evocative illustrazioni in bianco e nero di Stephen Gammell, così impresse nella mente di chi le ha lette da piccolo, che quando, in occasione dei trent'anni dalla pubblicazione del primo, è stata pubblicata una nuova edizione con i disegni di Brett Helquist (il geniale illustratore di “Una serie di sfortunati eventi”) una vera e propria sollevazione ha costretto l'editore, nelle ristampe successive, a ripristinare quelle originali. L'entusiasmo dei ragazzini tra gli 8 e i 12 anni a cui le storie erano dirette non corrispose a quello di molti genitori che, come già avvenuto coi fumetti horror degli anni Cinquanta e, più di recente, ai libri di Harry Potter, vennero messi al bando da molte biblioteche scolastiche americane, tra cui, come dicono, quella frequentata dagli sceneggiatori.

La musica

All'inizio del film - ambientato dagli autori nel 1968 - si sente la bellissima "Season of the Witch", la stagione della strega, canzone scritta nel 1966 dal cantautore scozzese Donovan (Leitch), assieme al collega americano Shawn Phillips e incisa da Donovan l'anno successivo. A suonare la chitarra nel brano è il chitarrista dei Led Zeppelin Jimmy Page, che all'epoca era ancora uno sconosciuto turnista. Il titolo della canzone è stato ripreso da La stagione della strega di George A. Romero (di cui nel film il drive-in proietta La notte dei morti viventi, uscito l'anno in cui è ambientata la storia), in Halloween 3 (era il sottotitolo) ed era il titolo originale di L'ultimo dei templari. Ma il motivo ricorrente in Scary Stories to Tell in The Dark, è un altro: l'accattivante musichetta del carillon altro non è che il tema di una canzone “per bambini” popolare dai primi anni del Novecento, “The Hearse Song” (la canzone del carro funebre) nella variante “You May Be The Next” (potresti essere il prossimo). Il testo, estremamente macabro, parla della sepoltura e della decomposizione del corpo. Su youtube se ne trovano ottime versioni.

I mostri

In qualsiasi film a cui metta mano in qualsiasi veste (qua di produttore) Guillermo del Toro, l'attenzione per le creature è estrema. Qua ne compaiono quattro, tutte tratti da racconti della trilogia, in qualche caso combinati: lo spaventapasseri Harold, il cadavere che cerca il suo alluce, lo svertebrato (in inglese era il Jangly Man, l'uomo dinoccolato) e la Donna Pallida. Del Toro, appassionato collezionista, possiede alcuni originali disegni di Gammel per i libri ed ha voluto che le creature somigliassero loro, evitando il più possibile il ricorso agli effetti digitali. Il risultato è più che convincente. Norman Cabrera aveva già lavorato a Hellboy e ha realizzato lo spaventapasseri a partire da un calco della testa dell'attore Mark Steger (apparso come mostro anche in Stranger Things), che è poi stato inserito anche all'interno della Donna Pallida, il cui design – come quello dello Svertebrato - è stato creato da Mike Hill. Il cadavere che cerca il suo alluce era invece, sotto il trucco, l'attore spagnolo Javier Botet, che è magrissimo e alto quasi due metri e per questo viene spesso impiegato dal cinema horror.

I giovani protagonisti

Gli attori di Scary Stories to Tell in the Dark sono tutti o quasi poco conosciuti, ma di qualcuno di loro risentiremo parlare presto e vale la pena di segnarsi i loro nomi. Stella è Zoe Margaret Colletti, ha 17 anni e questo è il suo primo ruolo da protagonista. Gli amici che con lei la sera di Halloween si trovano intrappolati nel mistero di Sarah Bellows sono tre attori emergenti. Ramon Moralez, il misterioso ragazzo che dorme in macchina e che la polizia tiene d'occhio perché "messicano", è interpretato da Michael Garza, texano diciannovenne, che ha debuttato nel ruolo di Eddy in Hunger Games – Il canto della rivolta - Parte 1. Il ragazzo vestito da Pierrot, Auggie, è Gabriel Rush, 21 anni: se pensate di averlo già visto non vi sbagliate, ha debuttato con Moonrise Kingdom di Wes Anderson ed è apparso anche in Grand Budapest Hotel e nelle serie tv Gotham e Better Call Saul, dove è Chuck da giovane. Il Chuck di questo film invece è Austin Zajur, che sembra il più piccolo ma ha ben 24 anni ed è al suo debutto cinematografico dopo molte serie tv. Infine il più famoso: il “povero” bullo Tommy, è Austin Abrams, 23 anni. Chi segue le serie tv l'avrà visto nel ruolo di Ron Anderson in The Walking Dead e in quello di Ethan in Euphoria, mentre al cinema è apparso in film come Città di carta e Gangster Squad.

La casa stregata di Sarah Bellows

Un film di Halloween senza una casa stregata che film sarebbe? E qua ce n'è una proprio bella, che per pura fortuna è stata trovata, senza bisogno di costruirla ex novo, in un'ex cittadina petrolifera dell'Ontario, in Canada, dal nome poco originale di... Petrolia. La residenza fu costruita nel 1890, commissionata da una famiglia di ricchi industriali che volevano una dimora simil gotica, o meglio nello stile romanico Richardsoniano, creato dal celebre architetto Henry Hobson Richardson: torri arrotondate, tetti conici, pareti in muratura danno un aspetto di fortezza alla casa, che era, per di più, abbandonata e fatiscente. Lo scenografo David Brisbin ha ricreato all'interno dei set mobili, aggiungendo un lungo atrio all'ingresso della scala, una biblioteca e una sala da pranzo. Nel seminterrato, già di suo spettrale, sono stati creati dei cunicoli come quello in cui viene rinchiusa la povera Sarah. Nessun particolare è stato lasciato al caso, perfino la carta da parati, molto importante nelle dimore di fine Ottocento, è stata realizzata su un modello del 1888 del designer francese C. F. A. Voysey il cui motivo, perfetto per il tema del film, erano dei piccoli diavoli. E ora siete pronti per andare al cinema a vedere Scary Stories to Tell in The Dark e, magari, come invitava alla fine di alcune storie Schwartz i suoi lettori, a fare buh!, al vostro vicino di poltrona.



  • Saggista e critico cinematografico
  • Autrice di Ciak si trema - Guida al cinema horror e Friedkin - Il brivido dell'ambiguità
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