Sabrina Salerno, 50 candeline: buon compleanno a un mito degli anni 80

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Sabrina Salerno, 50 candeline: buon compleanno a un mito degli anni 80

Atene e Sparta. Guelfi e ghibellini. Bernini e Borromini. Coppi e Bartali. Beatles e Rolling Stones. Borg e McEnroe. Mac e PC.
Ma per gli adolescenti maschi degli anni Ottanta la rivalità vera, lo spartiacque che separava le fazioni più di quanto non facessero le mode giovanili tra paninari da un lato, e dark e tamarri dall'altro, era quella tra due cantanti la cui prorompente procacità era la perfetta incarnazione di quel decennio di benessere e di edonismo. Di vacche grasse, se mi si passa l’espressione senza che questa abbia il benché minimo intento offensivo o sarcastico.
Perché da un lato c'era Samantha Fox: bionda, inglese, occhi azzurri, il cui inno di battaglia era “Touch Me (I Want Your Body)”.
E dall'altro Sabrina Salerno: bruna, ruspante, felliniana, occhi tendenti al verde e dal leggero strabismo di Venere, che turbava le giovani menti a colpi di “Boys (Summertime Love)”.
Da un lato come dall’altro, il loro asset principale, il segreto del loro successo: un seno più che abbondante. Due pin-up. Due maggiorate, come si diceva una volta.
Oggi Sabrina Salerno compie cinquant’anni, è ancora in formissima (lo vedete voi stessi dalla foto di copertina di questo articolo, tratta dal suo sito ufficiale) e continua a cantare con successo in Italia e in Europa: Russia, Spagna, Francia, Lituania, Danimarca, Polonia, Ungheria. Per tenere alta la bandiera di quegli anni Ottanta che sembrano oggi così vicini, e che le hanno regalato un successo e una popolarità che non sono mai tramontati.

Nata a Genova, Sabrina vince a 15 anni la fascia di Miss Lido, la stessa che indossarono in edizioni precedenti Sophia Loren, Marisa Allasio, Rosanna Schiaffino e Carmen Russo. Sabrina vince poi anche il titolo di Miss Liguria, ma non sono quei solo premi ad aprile le porte del mondo spettacolo e donarle che chiavi del successo: arriva sì in televisione nel 1984 con W le donne, ma è grazie a Claudio Cecchetto, che la sua vita cambia definitivamente.
Nel 1986, infatti, mentre Sabrina è al fianco di Johnny Dorelli in Premiatissima, il vulcanico produttore realizza con lei il suo primo singolo, “Sexy Girl”, un successo internazionale che diventa anche la sigla del Festivalbar di quell’anno.
E poi arriva il 1987, che significa il primo album della cantante, che significa anche il singolo “Boys (Summertime Love)”, che significa non solo 20 milioni di copie vendute e il primo posto nelle classifiche di mezza europa, ma anche un videoclip entrato nella leggenda: il videoclip in cui Sabrina cantava saltellando all’interno di una piscina, con indosso semplicemente un trasparentissimo bikini bianco che faceva intuire le sue forme e molto altro ancora, e il cui pezzo superiore a fascia - messo a dura prova dalla prorompenza di ciò che avrebbe dovuto contenere - tendeva costantemente a scivolare verso il basso, scoprendo più carne di quanto si supponesse fosse lecito e meno di quanto gli occhi rapaci di milioni di ragazzini intensamente ormonalizzati avrebbero desiderato.

Tra musica, videoclip e apparizioni televisive in varietà popolarissimi, la stella a due... punte di Sabrina Salerno brilla più splendente che mai nel mondo dello spettacolo e nell’immaginario erotico di milioni di fan.
E, prontamente, ecco che arriva il cinema. Un cinema che Sabrina aveva già frequentato qualche anno prima, apparendo in Grandi magazzini di Castellano e Pipolo (in cui interpreta una ladra d’abiti) e nel thriller erotico di Lamberto Bava Le foto di Gioia (dove è una delle modelle di una rivista per soli uomini vittime di un serial killer che ossessionava l’editrice, che era un’altra maggiorata come Serena Grandi).
Oramai non più relegabile in ruoli di contorno a Sabrina nel 1989 viene offerto il ruolo di protagonista femminile del secondo episodio di Fratelli d’Italia, nel quale recita al fianco di un infoiatissimo Jerry Calà nei panni della moglie supersexy dell’industrialotto per cui lavora Calà, e che quest’ultimo scommette con gli amici si porterà a letto.
Il film di Neri Parenti, di cui Sabrina firma anche tutta la colonna sonora, regala un’altra immagine destinata a rimanere nel pantheon del pop italiano, quella della nostra procace eroina abbigliata da suora (ma anche quella in cui è in scena in sola lingerie nera di pizzo, insomma, non scherzava, come non scherzava il decolleté strizzato da un tubino nero sul quale poggiava un crocifisso in perfetto stile Madonna ).

Poi arriva il 1991.
Il 1991 è l’anno in cui Sabrina canta a Sanremo. Canta a Sanremo, in coppia con Jo Squillo, la canzone “femminista” “Siamo donne”, quella in cui si sosteneva che “oltre le gambe c’è di più”.
Probabilmente il riferimento era all’intelletto, alle capacità, all’interiorità femminile: certo è che che sul palco dell’Ariston Sabrina indossa una giacca portata aperta sopra una sorta di bikini argentato che lasciava poco all’immaginazione, e quindi i più maligni erano portati a pensare che il riferimento fosse sempre quello, all’asset di riferimento della cantante, quello situato sotto al collo e sopra il pancino.
Come che sia, quella di Sanremo è per una consacrazione, ma anche un punto di svolta della sua carriera, che per tutti gli anni Novanta vedrà la musica passare in secondo decennio e la sua popolarità scemare a dispetto dei numerosi impegni televisivi. Non è più il tempo del pop e della italo disco, né delle maggiorate tradizionali, ma quello del grunge, del rock e - sul fronte femminile - delle supermodelle alla Claudia Schiffer, Cindy Crawford, Naomi Campbell, Linda Evangelista, Kate Moss.

Chissà, forse di questo passo indietro è stato responsabile anche quell’esaurimento nervoso di cui la cantante ha parlato in un’intervista di tanto tempo fa, di quel senso di peso e angoscia provato fin da quando era all'apice della gloria.
Ma anche se fosse, a giudicare da quello che è venuto dopo, e di come sta adesso, a cinquant’anni, attivissima serenissima, amatissima e pure mamma (suo figlio nasce nel 2004) e moglie, l’impressione è che Sabrina Salerno sia stata ed è tutt’altro che una meteora. O che comunque sia stata in grado di lavorare meglio di tanti altri su sé stessa e sui saliscendi di una fama che non l’ha mai abbandonata del tutto, e che oggi vive tenendo i piedi ben piantati per terra, un’intensa attività social (con canali ufficiali su Facebook, Twitter, Instagram) dove mette senza imbarazzo in mostra un fisico che non sembra risentire né degli anni né della forza gravità, e senza cedere alle illusiorie e pericolosissime sirene dei reality show, che provano ciclicamente a farla cadere in tentazione.

Perché è inutile negarlo, inutile fare gli snob, e rinnegare le foto delle riviste attaccate in cameretta: Sabrina Salerno è un vero e proprio intramontabile mito del pop italiano.
L’aveva capito, come al solito prima di tutti, Max Pezzali: che nel 1998 la volle nel - non fortunatissimo, ma assai rappresentativo - film che raccontava la storia sua e degli 883, Jolly Blu.
In quel film di Stefano Salvati - che arriva prima dei due girati invece con Cristiano Ceriello, uno dei quali ha fatto vincere a Sabrina anche un premio come miglior attrice al Salerno International Film Festival “per la solare, straordinaria e riuscita interpretazione” - Sabrina interpretava la parte di Annabella: che era, appunto, un mito. Anzi, il mito.
Il mito del bar frequentato da Max e dai suoi amici, e quindi, alla fine, di tutti noi italiani.



Federico Gironi
  • Critico e giornalista cinematografico
  • Programmatore di festival
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