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Roma Film Festival 2013 - Incontro con Spike Jonze

Il regista di Her e di altri film memorabili, oltre che di videoclip e spot pubblicitari, si è raccontato al pubblico dell'Auditorium

Roma Film Festival 2013 - Incontro con Spike Jonze

Non si rassegna al fatto che la sua foto campeggi gigantesca alle sue spalle sul palco dell’Auditorium, Spike Jonze. E, alla prima domanda del conduttore dell’incontro Mario Sesti, risponde sorridendo: “Le sue domande sono troppo intelligenti per me,” come a voler ribadire uno stile casual che è spontaneo e non vezzo artefatto.
Poi, l’autore di spot, videoclip e film memorabili comincia a raccontarsi.
Ecco alcune delle sue dichiarazioni.

 

Su Her e l’intimità:

Il nostro film parla di un’intelligenza artificiale, che è raccontata come un vero e proprio essere autonomo e indipendente. Ma se in questo parla di tecnologia, parla ancora di più del nostro desiderio e bisogno di intimità, di quanto oggi sia più complesso coltivarlo proprio per via delle tecnologie. Ma oggi, come secoli fa, il vero problema è insito nelle difficoltà che ci sono nel rivelarsi agli altri.

Credo che tutti i miei film siano molto universi molto autonomi, molti intimi, indipendenti gli uni dagli altri. Cerco di creare sempre un set che sia moto intimo, e qui era ancora più facile perché Joaquin era spesso solo come attore sul set, oltre a pochi membri della crew.

Uno dei punti di riferimento, per il film e l’interpretazione di Joaquin, era Ultimo tango a Parigi, un film dove hai due attori chiusi in un appartamento che trascendono la recitazione, vivono e respirano insieme al massimo della loro intimità. Certo, dopo queste premesse, quando poi ha visto il look che avevo scelto per lui, Joaquin è rimasto un po’ spiazzato.

 

Sugli attori e come rinunciano alla loro vanità per lui:

Si tratta sempre di ragionare sui personaggi. In fondo tutti gli attori desiderano scomparire dentro un personaggio, e se il personaggio è abbastanza interessante, loro si lasciano spogliare dal loro aspetto abituale e della loro abituale personalità senza problemi.


Sul passaggio dai videoclip al cinema:

Faccio parte della prima generazione che aveva a diposizione le videocamere. Io e i miei amici siamo cresciuti facendoci video di skateboard, io avevo sempre una telecamera con me, quindi non ho mai distinto davvero i formati e i media dell’audiovisivo. Per me si trattava di fare, non importa quale fosse il medium: filmavo, scrivevo storie, articoli, facevo foto. Volevo fare.

Quando ho cominciato a fare cinema, i registi di videoclip erano considerati come esponenti di un’estetica molto precisa: nervosa e dinamica e poco narrativa. Ma quando ho fatto
Essere John Malkovich io mi sono concentrato sui personaggi, sulle performance degli attori: era quello che mi assorbiva e che ha dettato l’aspetto visivo del film.
 

Sul rapporto con gli Arcade Fire:

Gli Arcade Fire li conosco fin dai tempi di Funeral, sono la mia band preferita, e sono anche degli amici. Quando ho scritto questa storia, quella di Her, ho iniziato a parlare con Win su quale colonna sonora avrei potuto usare per il film, dato che lui è un esperto del settore. E solo dopo ho che doveva essere proprio Win quello che doveva scrivere la colonna sonora. Credo che il loro ultimo disco e questo film si siano molto influenzati a vicenda.


Sui meccanismi della creatività:

Non so bene cosa dire su come funzioni la mia creatività. Penso però che tutti i grandi artisti con cui ho lavorato abbiano il senso del gioco, la voglia di esplorare, anche quando tratta di scene dure ed emotivamente difficili. Penso anche che i bambini siano affascinanti nel loro essere liberi da convenzioni e costrizioni che noi adulti ci siamo cuciti addosso. Questo è quello che mi affascina: la loro purezza, la loro esplorazione.
 

Sugli autori che sono la voce di una generazione:

Non so dire cosa raccontiamo, quale possa essere una definizione della nostra sensibilità comune. Penso però che con colleghi e amici Mike Mills, Sofia Coppola, Wes Anderson, Noah Baumbach, Michel Gondry, Roman Coppola abbiamo lavorato cooperando molto tra di noi, dandoci suggerimenti, scambiandoci note e impressioni, influenzandoci a vicenda, rispecchiandoci gli uni negli altri.

 

 



  • Critico e giornalista cinematografico
  • Programmatore di festival
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