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Ritorno al futuro compie 30 anni e noi facciamo un gioco d'immaginazione

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Come reagirebbe un Marty di oggi tornando indietro nel 1985?

Ritorno al futuro compie 30 anni e noi facciamo un gioco d'immaginazione

Ritorno al futuro uscì negli Usa il 3 luglio del 1985: il film di Robert Zemeckis con Michael J. Fox e Christopher Lloyd compie 30 anni, ma proprio questo compleanno ha un curioso valore simbolico.
Sappiamo tutti che il lasso temporale di 30 anni ha un significato specifico nella trama del film, perché Marty McFly torna indietro dal 1985 al 1955, scoprendo un'America diversa, scontrandosi con una mentalità differente. Oggi non possiamo fare a meno di notare che ci separano da quel lontano 1985 esattamente i 30 anni che separavano Marty dal 1955! Rivedere nel 2015 il primo Ritorno al futuro significa ormai viaggiare nel tempo due volte! Gli ultimi trent'anni pesano meno degli altri? Forse no.

Robert Zemeckis ha di recente escluso categoricamente un remake del film: insieme al cosceneggiatore Bob Gale deve per contratto apporre la sua firma a ogni ulteriore uso del marchio in ambito cinematografico, ed è per nostra fortuna inamovibile. "Sul nostro cadavere", sono state le sue testuali parole. Il che ci permette di creare nella nostra testa un immaginario remake senza ansia e senza pensare alla sostituzione di insostituibili attori, pensando solo alle dinamiche della vicenda. Quali elementi bisognerebbe aggiornare in un ipotetico remake? Quali invece non sono invecchiati e si potrebbero lasciare intatti? E' un gioco che costruiamo solo sul festeggiato, cioè sul primo capitolo della trilogia.

Ve l'immaginate un mondo senza internet?

Gli elementi da cambiare, immaginando un Marty attuale, sarebbero tanti. Il nostro eroe vuole sfondare nel mondo della musica e medita di mandare il nastro a una casa discografica: ora si aprirebbe un canale YouTube e/o spererebbe in un talent. I giudici non sarebbero solo quelli della sua scuola... Suo padre poi avrebbe cercato disperatamente di piazzare un libro di fantascienza autopubblicato.

In tutto il film di Zemeckis, per rintracciare qualcuno, bisogna immaginare dove possa essere e chiamarlo col telefono fisso, oppure organizzare appuntamenti di persona: sembra incredibile, ma nell'epoca pre-cellulari facevamo tutti così! C'è anche da scommettere che, stupefatto dal trovarsi nella Hill Valley del 1985, la prima reazione del nostro eroe non sarebbe quella di cercare un giornale per vedere che giorno è: controllerebbe sullo smartphone, prima di realizzare con orrore che non prende! Uno smartphone nel 1985 non avrebbe campo e non avrebbe internet a cui collegarsi, ma potrebbe mantenere informazioni utili, tipo il giorno e l'ora del fatidico fulmine, sempre ammesso che Marty prima di tornare indietro nel tempo abbia visitato il sito relativo... e non abbia svuotato la cache! Immaginate la suspense. La foto dei suoi fratelli che scompaiono sarebbe ovviamente digitale, presente nello stesso telefono.

Il Doc del 2015 otterebbe sempre il plutonio o equivalente da loschi indidui, ma via internet, con tecniche di hacking per non farsi beccare: agli occhi del Doc del 1985 sarebbero procedure da intelligence, difficili da spiegare.

E il vestiario? Forse Marty non avrebbe troppi problemi, visto che la moda degli anni Ottanta a ondate viene riproposta ai giorni nostri, di sicuro però rimarrebbe a bocca aperta di fronte ai monumentali capelli cotonati delle ragazze...

In un 1985 in cui un nero è sindaco di Hill Valley, dire che Obama è il presidente degli Stati Uniti nel 2015 avrebbe un effetto comunque devastante: forse non al livello della citazione di Ronald Reagan nel vero film, ma poco ci manca.

In città nel 1985 ci sarebbe una sala giochi con vari coin-op: Marty al massimo conoscerebbe la grafica dai grandi pixel per alcune sottotendenze retrò dei videogame attuali. Si comporterebbe con i vecchi videogiochi come il Marty del vero film si comportava con le "comiche in cassetta" in casa Baines.

Il Marty del 2015 rimarrebbe probabilmente anche allibito nel vedere un cinema porno in pieno centro, come accade nel 1985 in Ritorno al futuro: nel 2015 non solo i cinema in generale stanno sparendo dai piccoli centri in favore delle multisale periferiche, ma il porno stesso ha traslocato su internet e chi vuole si organizza le sconcezze in casa.

Chiunque di voi che sia più attento al sociale o alla storia potrebbe partecipare a questo gioco, ipotizzando questo remake "a epoche modificate": sarebbe una maniera originale di celebrare i trent'anni di un film altrettanto originale. Una volta che abbiamo riflettuto sui contrasti, è però ancora più intrigante riflettere su ciò che funziona sempre e comunque, il vero segreto di Ritorno al futuro...

Storia e personaggi sempreverdi

Può apparire ovvio, ma vale la pena rifletterci: le maschere e i temi di Ritorno al futuro travalicano le epoche, quindi il nostro remake immaginario non avrebbe bisogno di modificare alcunché. Marty è un ragazzo qualunque che sogna, non è particolarmente dotato e non è nemmeno un perdente a tutto tondo: è eterno, così com'è eterna la sua nemesi, Biff il bullo. Sappiamo tutti quale sia la condizione più frequente della mamma dei cretini, un Biff è una certezza nel disegno del cosmo. Oggi più che nel 1985, i genitori di Marty potrebbero inoltre mostrare insicurezze e fallimento senza nemmeno essere dipinti necessariamente come tonti (George) o alcolisti (Lorraine), anche se in America il problema dell'alcolismo è rimasto grave e sentito dalla collettività.

I personaggi di George e Doc s'inerpicano per la strada della realizzazione del sè, nello specifico della realizzazione del creativo. Ci vuole coraggio per essere se stessi e ci vuole ancora più coraggio per esserlo in modo diverso dalla massa: George che cambia la sua vita con un pugno, rivendicando la propria sensibilità, è storia, ma in questo senso bisogna fare attenzione anche al buon vecchio Doc Brown.

Doc funziona perché l'apparizione di Marty nel passato gli conferma la sua identità di creativo: sotto sotto è consapevole di poter essere un imbranato, ma ora sa che inventerà qualcosa... e lo dichiara estatico a Marty. E' il desiderio della conferma, che nella vita reale è un'amara oscura scommessa a lungo termine, ma che una storia sul viaggio nel tempo può comprimere in un'ideale pacca sulla spalla di un'ora e mezza.

Su tutto, la sicurezza degli affetti, familiari e non (amiciza, fiducia, amore), e la difficoltà del ruolo di genitori, che porta a cancellare in modo semiconsapevole ciò che si provava da giovani: niente di tutto questo invecchia.

Dopotutto, la nostaglia che negli anni Ottanta c'era per l'America ingenua dei Cinquanta è simile a quella che c'è oggi proprio per gli Ottanta. Dopo trent'anni, Ritorno al futuro è quindi nostalgia al quadrato, letteralmente.



  • Giornalista specializzato in audiovisivi
  • Autore di "La stirpe di Topolino"
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