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Ricordo di James Gandolfini, il buono che interpretava i cattivi

In occasione dell'uscita di Non dico altro, film postumo con l'indimenticabile attore, ricordiamo alcune tappe della sua carriera.


Ci sono ruoli che, nella carriera di un attore, sono dei veri e propri spartiacque e che finiscono per identificare un volto umano con un personaggio di fantasia. Non sappiamo se sia un bene o un male per l'interprete a cui conferisce notorietà, ma certo la sua vita cambia per sempre. E' soprattutto la televisione, ghiotta di caratteristi di valore, a promuovere al protagonismo volti e talenti fisiologicamente confinati dal cinema in ruoli minori.

James Gandolfini, nato nel 1961 nel New Jersey come l'amico Bruce Springsteen e morto a Roma il 19 giugno 2013 per un attacco cardiaco mentre si trovava in vacanza, aveva avuto delle riserve su Tony Soprano, il ruolo con cui dal 1999 il grande pubblico lo identificava. Nella vita era un pacifista e una brava persona (era anche accorso in aiuto della vittima di uno scippo a New York), e aveva perciò delle perplessità sulla violenza della serie e sul timore che perpetuasse gli stereotipi sugli italo-americani (logica preoccupazione per ill figlio di una napoletana e un emiliano, attaccatissimo all'Italia). Per fortuna i dubbi non gli hanno fatto lasciare lo show che gli ha fatto vincere 3 Emmy e un Golden Globe, perché era un ruolo che era nato per interpretare e ha saputo rendere alla perfezione le infinite sfaccettature di un personaggio tanto complesso e ambiguo. Del resto, Gandolfini si descriveva così: “Sono un pasticcio di nevrosi, in pratica un Woody Allen di 120 chili” (che più tardi avrebbe corretto in 130).

 

Noi, però, il placido James l'avevano conosciuto al cinema, nel 1993, dove - in contrasto con la sua aria da pacioccone -Tony Scott gli aveva offerto nel suo splendido Una vita al massimo la parte di Virgil, lo scagnozzo del mafioso Chris Walken, che tortura la povera Patricia Arquette. Stavolta l'aria bonaria, il sorriso solare e lo sguardo ammiccante nascondono un animo sadico. Eccolo in originale nella scena precedente al pestaggio.

 

Tony Scott sarà il regista con cui lavorerà di più. Lo aveva già chiamato nel 1991 per L'ultimo boyscout (per un ruolo sempre da duro per cui non era nemmeno accreditato), e lo richiamerà ancora, in Allarme rosso e Pelham 1 2 3 e siamo certi che, se non avesse deciso tragicamente di andarsene prima del tempo, si sarebbe nuovamente avvalso di lui. Nel 1995 James ricopre un altro dei ruoli in cui lo abbiamo amato: l'(appropriatamente chiamato) Orso di Get Shorty, film che Barry Sonnenfeld dirige dal romanzo di Elmore Leonard e dove, dotato di un bel barbone e con indosso sgargianti camicie hawaiiane, recita nel ruolo di un ex stuntman, guardia del corpo e truffatore, accanto all'amico di sempre John Travolta . Che in una memorabile scena che vi proponiamo qua sotto lo scaraventa giù dalle scale. Ma James non gli porta rancore, e recita di nuovo con lui in A Civil Action e in Lonely Hearts, dove interpreta il vero serial killer Raymond Fernandez.

 

Un altro grande regista che sa riconosce e valorizzare gli attori, William Friedkin, lo vuole nel remake televisivo di La parola ai giurati , il classico teleplay di Reginald Rose portato la prima volta sullo schermo da Sidney Lumet (con cui Gandolfini lavora nel 1992 in Una estranea tra di noi). La versione di Friedkin è del 1997, anno in cui l'attore appare anche in She's so Lovely - ha un cast all'altezza di quello originale ed è altrettanto ben recitata. James è il giurato numero 6, l'imbianchino un po' tontolone che lentamente si convince dell'innocenza dell'imputato. La sua è una performance misurata e straordinaria.

 

Il 1997 è un'ottima annata per l'attore che appare anche nel ruolo dell'agente della DEA che dà la caccia ai due amanti criminali nel thriller horror cult di Alex De La Iglesia Perdita Durango, dal romanzo di Barry Gifford. Attori come lui rendono spesso migliori i film che altrimenti passerebbero direttamente nell'oblio o peggio, come è il caso in particolare di due titoli della sua ricca carriera. Il primo è 8 mm del 1999, un cupo ma risibile thriller di Joel Schumacher sul tema allora di moda degli snuff movies, con un cast di tutto rispetto che oltre a Nicolas Cage comprende anche Joaquin Phoenix e Peter Stormare, che vediamo nella foto con lui e Cage. Gandolfini è Eddie Poole, un losco produttore coinvolto nella realizzazione di film sulla morte in diretta (ovviamente il secondo film da dimenticare, in cui l'attore è comunque grandioso, è The Mexican, anno 2001, dove è un sicario che nasconde un cuore tenero e gay).

 

 

Fortunatamente sempre nel 2001 gli viene offerta la possibilità di recitare in un film dei fratelli Coen, il bellissimo noir in bianco e nero L'uomo che non c'era. James è Big Dave, l'uomo tronfio e violento che tiranneggia il barbiere Billy Bob Thornton e di cui ha sedotto la moglie. 

 

 

Per tutti i 10 anni in cui interpreta Tony Soprano (1999-2007), Gandolfini ha un ritmo impressionante di lavoro e non abbandona mai il cinema, riuscendo a frequentare entrambi i media con successo (anche se a spese, temiamo, della salute). Chiudiamo questa minigalleria delle parti che ce lo hanno fatto amare, con la consapevolezza che lo vedremo ancora, non solo adesso, nei panni di un divorziato alle prese con un'altra storia d'amore in Non dico altro, ma anche in The Drop, che aveva fatto in tempo a terminare prima della sua scomparsa, e in homevideo possiamo recuperare il recente The Incredible Burt Wonderstone. Negli ultimi anni aveva ricoperto il ruolo del direttore della CIA per Kathryn Bigelow in Zero Dark Thirty, era stato il killer che uccide delicatamente senza far soffrire le sue vittime in Cogan e aveva ricoperto moltri altri ruoli.

Ma è del 2005, nel film di John Turturro Romance and Cigarettes , dove è il padre di Aida Turturro - che nei Soprano era sua sorella - una delle migliori performance – per molti la migliore – di James Gandolfini nel ruolo del capofamiglia confuso e traditore. In questa commedia romantica musicale canta col resto del cast una celebre canzone di Engelbert Humperdinck (la cui versione italiana si intitolava Quando mi innamoro) e noi lo ascoltiamo e lo ammiriamo, con affetto e rimpianto, in questa clip.

 



Il trailer italiano ufficiale di Non dico altro:



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Schede di riferimento
  • Saggista traduttrice e critico cinematografico
  • Autrice di Ciak si trema - Guida al cinema horror e Friedkin - Il brivido dell'ambiguità
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