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R U There, il film di David Verbeek presentato in Un Certain Regard

Jitze è un ragazzo olandese, giocatore professionista di giochi elettronici, uno dei migliori. Giunto a Taipei per un importante torneo, inizia ad avere dei problemi: un inspiegabile dolore alla spalla, carenza di concentrazione, disagio generale.

R U There, il film di David Verbeek presentato in Un Certain Regard

R U There, il film di David Verbeek presentato in Un Certain Regard


Jitze è un ragazzo olandese, giocatore professionista di giochi elettronici, uno dei migliori. Giunto a Taipei per un importante torneo, inizia ad avere dei problemi: un inspiegabile dolore alla spalla, carenza di concentrazione, disagio generale. Messo a riposo dall'allenatore della sua squadra, stringerà un legame sempre più complesso con una ragazza locale conosciuta nel suo hotel. Un legame fatto di un mix di reale e del virtuale di Second Life.

Che i tempi del cinema non siano quelli della rete e delle culture digitali, è un fatto innegabile. Ma ciò non basta a giustificare come un film come R U There possa essere così incredibilmente vecchio, nonché superficiale e banale, nelle questioni filosofiche che si propone di affrontare.

Il giovane regista olandese David Verbeek e il suo sceneggiatore Rogier de Block mirano alto nei sottotesti nemmeno troppo sotterranei insiti nella storia di un ragazzo esponente di una generazione "che ha esperienza del mondo primariamente tramite la virtualità", e ambiscono a raccontare una parabola di scoperta delle potenzialità insite non tanto nel mondo meramente fisico e "reale" quanto nella compenetrazione (indistinta) tra i due mondi.
Riflessioni da articoletto sensazionalista e moralista di qualche quotidiano che voglia sfruttare l’onda lunga di un fenomeno, più che specchio dei modi che hanno i ragazzi di vivere la rete e del loro precipitato socuale ed esistenziale.

Ma se già l’assunto di base è vetusto, ancor di più sono le implicazioni che ne derivano, nonché una forma di messa in scena che, nella sua alternanza tra immagine ricercata d’autore e schermate dei mondi di pixel di giochi online o di Second Life, arriva ad irritare per supponenza ed inefficacia.
Quello di R U There appare quindi come un cinema furbesco, che tratta un argomento più come pretesto e per moda che per reale esigenza di racconto o di analisi. Se l’incontro tra il grande schermo e quello dei computer non riesce a produrre nulla di meglio, stiamo messi male.


  • Critico e giornalista cinematografico
  • Programmatore di festival
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