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Questione di tempo e le commedie sentimentali di Richard Curtis

Il suo ultimo film arriva in Blu-ray e vi accompagnamo in un excursus sul lato più romantico dell'autore

Questione di tempo e le commedie sentimentali di Richard Curtis

Il cinema permette fughe parziali o totali dalla realtà, in un meccanismo di evasione che ci consente di vivere emozionanti avventure sul grande schermo, identificandoci con i protagonisti della storia. Uno dei generi più amati è indubbiamente la commedia romantica, grazie alla rappresentazione dell’amore attraverso una messa in scena leggera, dove il poetico viene mescolato al comico in un insieme invidiabile di emozioni umane che vengono suggerite al pubblico. Una logica narrativa che trova un felice interprete in Richard Curtis, regista di Questione di tempo, un film che sbarca oggi in Home Video in un doppio formato, Blu-ray e DVD, distribuito dalla Universal Pictures Italia.


 

Un'occasione da non perdere per tutti i fan, e non solo, di Richard Curtis, artista britannico poliedrico che spazia dalla regia, alla sceneggiatura, fino a comparire spesso in qualità di produttore. Questione di tempo segna il suo ritorno dietro la macchina da presa quattro anni dopo I love Radio Rock.
La sua ultima opera è una commedia originale che naviga tra i generi, dal drammatico alla  fantascienza, per raccontarci una romantica e ben poco convenzionale storia d’amore: quella tra Tim, che ha ereditato la capacità di viaggiare nel tempo dal padre e Mary, una splendida ragazza che verrà sottoposta a uno “spietato” corteggiamento tra diversi paradossi temporali. Andiamo anche noi “indietro nel tempo” alla scoperta delle migliori commedie romantiche di Richard Curtis.


 

Non possiamo che iniziare il nostro viaggio con Quattro matrimoni e un funerale, una indimenticabile pellicola britannica campione d’incassi al botteghino. Il film consacrò definitivamente Hugh Grant, qua nei panni di un trentenne impacciato che vede le proprie certezze da scapolo crollare di fronte ai ripetuti riti matrimoniali nei quali vengono coinvolti i suoi amici. Il film, diretto da Mike Newell, mescola sapientemente ironia british, malignità e amore, non rinunciando alla critica di taluni comportamenti tipici dell’alta borghesia inglese. Tra gag esilaranti e momenti di rara drammaticità, Quattro matrimoni e un funerale, nominato nelle categorie Miglior film e Miglior sceneggiatura originale alla Notte degli Oscar del 1995, appare ancora oggi come una delle massime espressioni della comicità inglese.


 

Nel 1999 il successo di Quattro matrimoni e un funerale venne ripetuto da Notting Hill, titolo che omaggia l’omonimo quartiere londinese dove si svolgono le vicende del film. Proprio a Notting Hill, infatti, vive William, un libraio divorziato che conduce una vita piuttosto semplice e che condivide un appartamento con Spike, eccentrico pittore gallese. La monotonia viene spezzata dall’arrivo di Anna, una celebre attrice americana in visita nella capitale inglese per promuovere un film. Tra lei e William nascerà un tormentato amore. Notting Hill conferma, un lustro dopo, lo straordinario talento di Richard Curtis come sceneggiatore. Rispetto al precedente Quattro matrimoni e un funerale qui abbiamo un ritratto più intimista e romantico a discapito della maggiore forza corale che si respirava nella pellicola di Newell. L’amore riesce ad abbattere qualsiasi barriera sociale, sembra suggerirci Curtis che si diverte a posizionare una star mondiale nella vita di un uomo comune, creando una storia d’amore – apparentemente impossibile – dalle sembianze fiabesche.


 

Nel 2001 è la volta de Il diario di Bridget Jones, una commedia romantica divenuta negli anni un vero e proprio cult. Il film, diretto da Sharon Maguire, è stato sceneggiato dallo stesso Curtis, mentre il soggetto originale è di Helen Fielding, autrice dell’omonimo romanzo. Nei panni della trentenne in sovrappeso, frustrata e con qualche vizio di troppo, venne scelta Renée Zellweger che per l’occasione dovette recitare improvvisando un complicato accento inglese. La Zellweger, nominata agli Oscar nella categoria Miglior attrice protagonista, venne affiancata dall’immancabile Hugh Grant e da Colin Firth. Il primo nei panni di Daniel, un donnaiolo incallito nonché capo di Bridget, il secondo nel ruolo di Mark, un avvocato divorziato che finirà per innamorarsi della nevrotica protagonista. Il  successo del film è dovuto, soprattutto, alla capacità di portare sul grande schermo un personaggio fragile e tormentato . Una donna con cui entrare in empatia poiché rappresentante di una categoria ben precisa. Allo stesso tempo però Bridget Jones è forte, determinata e metodica, tanto da tenere un aggiornato diario nel quale riversare le emozioni  quotidiane. Un soggetto affascinante  posto al centro di un affresco realistico che ci invita a riflettere sulle nostre azioni e sulla concezione di un amore che, nella sua forma più pura, esula dai convenzionali canoni estetici.


 

Nel 2003 Richard Curtis è sia sceneggiatore che regista di Love Actually – L’amore davvero, una commedia brillante ambientata nel periodo prenatalizio dove l’amore, in tutte le sua sfaccettature, viene raccontato attraverso lo sguardo di dieci personaggi diversi. Ognuno con la  sua storia ricca di dolore, insicurezza, tentazione, tradimento e depressione.  Eppure, c’è un filo invisibile che lega questi sentimenti, variegati e frammentati, fino a un finale dove tutto si ricompatta in nome dell’amore. Curtis, come in un gioco al raddoppio, e aiutato da uno straordinario cast, mette in scena una originale pellicola collettiva che appare come un testamento romantico, seppur addolcito da evidenti e numerosi intermezzi comici.


 

Nel 2004, infine, un esercito di fan si riversò nei cinema di tutto il mondo per l’attesissimo sequel con protagonista Bridget Jones. Ancora una volta il soggetto originale è opera di Helen Fielding, mentre Curtis ne ha curato la sceneggiatura. Che pasticcio Bridget Jones è ambientato poche settimane dopo la fine del primo capitolo con Bridget e Mark ancora felicemente insieme. I due dovranno però sopportare diverse prove:  presunte infedeltà, mancate gravidanze, il ritorno di un pericoloso spasimante come Daniel, pranzi in famiglia, per concludere con un surreale arresto per droga subito dalla protagonista in terra thailandese. Diretto da Beeban Kidron, Che pasticcio Bridget Jones si avvale del confermatissimo trittico formato da Renée Zellweger, Colin Firth e Hugh Grant e, a differenza delle precedenti opere firmate da Curtis, racconta dell’evoluzione e delle difficoltà nel rapporto di coppia. In fondo, conquistare non è semplice ma potrebbe risultare ancora più difficile mantenere un rapporto stabile, equilibrato e duraturo.


 



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