Questi Oscar 2017, un po' cialtroni, un po' noiosi, sicuramente memorabili nel segno dell'errore

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Questi Oscar 2017, un po' cialtroni, un po' noiosi, sicuramente memorabili nel segno dell'errore

Fino al momento clou della serata, quello dell'assegnazione del premio al miglior film, la Notte degli Oscar 2017 non era stata particolarmente elettrizzante.
Carina l'apertura con Justin Timberlake, e la conduzione di Jimmy Kimmel ha funzionato, tra qualche affondo su Donald Trump (cui il presentatore ha twittato in diretta tv, senza ottenere risposta), battute ricorrenti sul suo feud storico e ironico con Matt Damon e una gag che ha fatto irrompere nel Dolby Theatre un gruppo di turisti ignari di ciò che avrebbero trovato all'interno.
Però i tempi e le necessità della serata hanno un po' ovattato l'umorismo di Kimmel, affogandolo dentro lungaggini, i soliti scialbi numeri musicali o la lagnosissima parentesi In Memoriam (che poteva essere gestita molto meglio).
Anche dal punto di vista dei premi è andato tutto in maniera un po' monocorde, con sorprese praticamente assenti e nemmeno troppe emozioni durante i discorsi di ringraziamento.

Fino al momento clou, appunto.
Fino a quando Warren Beatty e Faye Dunaway non sono saliti sul palco per annunciare il vincitore del premio più importante, quello che tutti ci aspettavamo sarebbe andato al film di Damien Chazelle, e Beatty ha aperto la busta rimanendo un po' perplesso, e ha balbettato qualcosa, ha frugato ancora nella busta e poi ha mostrato il cartoncino bianco alla Dunaway, che ha esitato un secondo e poi ha detto: "La La Land".
E allora, direte voi?
Allora ecco che salgono sul palco tutti e duemila i produttori di La La Land, tutti emozionati, fanno i loro discorsi, e tutto sembra oramai finito, e pure io mi distraggo, ma all'improvviso uno torna al microfono e dice: "C'è stato un errore, ha vinto Moonlight. Davvero, non è uno scherzo."
E non lo era.

Insomma, per farla breve: al Dolby Theatre è successo l'indicibile. Qualcuno ha dato a Beatty e Dunaway la busta sbagliata (era la busta col premio per la migliore attrice andato a Emma Stone), i due vegliardi non hanno saputo reagire ed è successo il patatrac. Nel momento clou della notte più importante del cinema mondiale.
Cialtroni di tutto il mondo, unitevi.
A rivedere il video di quel momento, fa molto ridere. Mentre parlano i produttori di La La Land, è tutto un agitarsi dietro di loro, gente che va e viene e legge buste e cerca di capire. Quale sia la busta giusta e come fare per uscire da quella situazione. E, cosa impossibile, di evitare la figuraccia.

Colpi di scena a parte, però, le emozioni e le sorprese non sono state poi molte. Non è stata molta, nemmeno, la politica sbandierata, in quella che doveva essere un'edizione degli Oscar in aperta polemica con la presidenza Trump.
A parte qualche battuta di Kimmel, il discorso di Asghar Farhadi letto da una sua incaricata (lui che è rimasto in Iran per protesta con il Muslim Ban e per solidarità con il suo popolo) e qualche accenno di Gael Garcia Bernal, che ha parlato contro "i muri" e ha definito gli attori "migrant workers", la maggior parte delle dichiarazioni e dei discorsi hanno optato per la sottigliezza più che per lo scontro frontale, e forse sono stati più efficaci proprio per questo: un chiaro esempio ne è stato l'acceptance speech di Viola Davis.

Quanto al cinema puro e semplice, poi, è presto detto. A parte la grande sorpresa (in tutti i sensi) della vittoria di Moonlight come miglior film, tutto è andato più o meno com'era facile prevedere, e c'è stata tutto sommato una redistribuzione molto eqilibrata dei premi. La La Land ne ha portati a casa sei (su 14 nomination), Moonlight tre (ma abbastanza pesanti), Manchester by the Sea due di rilievo, La battaglia di Hacksaw Ridge due nelle categorie tecniche.
Tutti giusti? Forse il meno giusto è l'Oscar andato alla pur deliziosa Emma Stone, con concorrenti come la Isabelle Huppert di Elle e la Natalie Portman di Jackie rimaste a bocca asciutta; ma nessuno grida allo scandalo.
Come non è uno scandalo, anzi, che abbia vinto Casey Affleck e non Denzel Washington, che ci è rimasto un po' male.
Come probabilmente Chazelle, che ha visto letteralmente svanire davanti ai suoi occhi il premio come miglior film, ma si può tranquillamente consolare, lui che ha appena 32 anni, con quello per la migliore regia.

Oltre che per un errore che entrerà nella storia degli Oscar e della televisione (e no, Jimmy Kimmel, tu non c'entri anche se sei stato così simpatico da dire "secondo me è colpa mia, non tornerò mai più"), la Notte degli Oscar 2017 la ricorderemo soprattutto per la splendida capigliatura naturale di Halle Berry, per i tweet del conduttore al Presidente degli Stati Uniti, per il vestito orrido di Scarlett Johansson e il décolleté abbondante di Salma Hayek, e per un cardinalizio Denzel Washington che dichiara marito e moglie due dei turisti del tour bus fatti transitare lì in mondovisione.
Non è molto, ma ci accontenteremo.



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