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Quentin Tarantino si racconta alla Festa del cinema di Roma

Sbarcato a Roma dove riceverà il premio alla carriera, il sempre dinamico e logorroico Quentin Tarantino ha incontrato la stampa prima della giornata a lui dedicata.

Quentin Tarantino si racconta alla Festa del cinema di Roma

La sesta giornata giornata della Festa del Cinema di Roma è dedicata a Quentin Tarantino, che prima di essere protagonista di un Incontro Ravvicinato e di ricevere il premio alla Carriera del festival, ha incontrato l'affollatissima platea degli accreditati che l'ha accolto col consueto calore. Prima di arrivare a Roma Tarantino si era molto divertito con Fabio Fazio a Che tempo che fa, dimostrandosi disponibile a rispondere a ogni tipo di domanda, tranne a quelle poste in modo troppo cervellotico, come ha fatto notare a un malcapitato giornalista in conferenza stampa. Purtroppo per noi che tanto amiamo il suo cinema, sembra convinto e deciso di essere alla fine della sua carriera, in attesa di quell'ultimo, decimo film che ancora a quanto pare non ha scelto. Ma, come ha tenuto a precisare, non è un caso se ha fatto un figlio, che ha decisamente cambiato le sue priorità, oggi e non dieci o quindici anni fa. La conversazione è iniziata dal suo romanzo sul mondo di C'era una volta... a Hollywood, la cui genesi Tarantino ha spiegato così:

"Io sono cresciuto leggendo le novelization dei film, un genere molto popolare negli anni Settanta e anche Ottanta, credo siano stati i primi libri per adulti che ho letto, ne ho lette anche di film che non avevo mai visto e circa tre anni fa, siccome ne ho molte, ho iniziato a sfogliarle, a leggerle o rileggerle e ho pensato che fosse un genere divertente e che avrei dovuto farne una per un mio film. E poi è in accordo col fatto che io non distinguo tra arte e non arte, ho sempre promosso i film exploitation e la novelization è il genere più basso di letteratura dopo i romanzi porno, secondo la critica letteraria. Volevo farla delle Iene, in modo che sarebbe stato un libro che avrebbe trovato posto nella sezione crime delle librerie, ho scritto i primi due capitoli e poi mi sono detto che sarebbe stato meglio farla di C'era una volta...a Hollywood, visto che alla gente piaceva e avevo un sacco di materiale, non scene non montate ma cose scritte per la mia ricerca sui personaggi, cose che sapevo non sarebbero mai arrivate sullo schermo ma che servivano a me per capire chi erano i personaggi, cose come la carriera di Rick, il passato di Cliff, i rapporti di Sharon con Jay Sebring... dal momento che avevo tutte queste cose è stato naturale. Inoltre è una novelization del mio film ma appartiene anche al sottogenere dei romanzi su Hollywood, e credo sia un ottimo romanzo su Hollywood".

È più difficile oggi essere liberi nel fare film?

Credo sia più difficile ma non è impossibile, bisogna volerlo fare, avere il coraggio delle proprie idee e non preoccuparsi che non piaccia o che qualcuno scriva delle stroncature. Ricordo quando ho fatto Pulp Fiction, che abbiamo avuto un sacco di critiche positive ma quando qualcosa viene accolto tanto bene c'è anche una reazione negativa, sono uscite molte analisi che giudicavano il film duramente, non proprio stroncature ma che lo minimizzavano, articoli lunghissimi che più o meno dicevano la stessa cosa. Ricordo che leggendoli pensavo, cavolo gente, ho solo fatto un film di gangster divertente, dov'è il problema? Molti anni dopo  li ho ritrovati e riletti e non erano più lusinghieri come la prima volta, ma mi sono reso conto che non si può essere suscettibili in questo genere di cose, non devi prenderle sul personale, se il tuo film tocca lo zeitgeist, se se ne parla, fa parte del dibattito, lascia il segno, ci saranno anche persone a cui non piacerà e se non la prendi sul personale le critiche ti aiutano anche se sono negative perché ritengono che il tuo film sia meritevole di sprecarci 10.000 parole per dirlo. Niente di tutto ciò e è il motivo per cui Pulp Fiction ebbe tutto quel successo, ebbe molti estimatori ma altrettanti detrattori, ma significa che un film vuol dire qualcosa. Bisogna avere le palle per affrontare questo, anche gli insulti che ti rivolgono, ma si supera, va bene.

Il cinema è morto? E Kill Bill 3 si farà?

Bisogna vedere, non saprei, una buona cosa è che ho un cinema che proietta classici, il New Beverly di Los Angeles, e da quando abbiamo riaperto non è mai andato meglio, è sempre esaurito e penso di aver scommesso sul fatto che il cinema non è morto perché ne ho appena comprato un altro, Ma sto parlando di cinema d'essai, se si parla di un mondo in cui i film escono, come succedeva in America, in 3000 sale non so, vedremo, ma so che sono stato molto fortunato a fare C'era una volta... a Hollywood nel 2019, mi sembra di essere un uccello che ha fatto appena in tempo a uscire dalla finestra prima che la chiudessero e nel farlo ci ha rimesso la coda. Per quel che riguarda Kill Bill 3, è una possibilità.

Con quale tra i suoi personaggi andrebbe d'accordo e con chi litigherebbe?

Togliendo Jackie Brown, perché sono personaggi di Elmore Leonard, direi che andrei sicuramente d'accordo con Cliff, che mi piace, e odio Calvin Candy, ma discuterei molto con Rick Dalton che mi piace ma per me è un piagnone, che ha avuto una vita e una carriera fantastica ma non le apprezza. Nel romanzo arriva ad apprezzare la sua carriera, ma, come scherzava Leo, “tutti sono dispiaciuti per lui tranne Quentin che lo considera un maledetto piagnone”. Questa domanda mi fa pensare che amo i miei personaggi ma questo non vuol dire che vorrei uscire con loro o far parte del loro mondo.

Quale film cancellerebbe dalla storia del cinema e quale persona ucciderebbe se sapesse di poterlo fare senza conseguenze e migliorare il mondo?

Wow, che domanda orribilmente negativa! (ride) Rispondoerò in modo sciocco, scherzando. Come molti, ho un grosso problema con il film Nascita di una nazione, e uno dei motivi maggiori di questo è non solo il razzismo al suo interno ma il fatto che ha fatto rinascere il Ku Klux Klan nel Ventesimo secolo, e loro hanno avuto una roccaforte nel Sud fino al movimento per i diritti civili sul finire degli anni Sessanta, quando non sono stati distrutti ma sono diventati molto meno potenti di quanto erano dagli anni Venti ai Cinquanta. Tantissimi neri ed ebrei sono stati uccisi dal Klan in quei 50 anni, ci sono stati molti attori di terrorismo e il KKK non sarebbe rinato se non fosse stato per Nascita di una nazione. Se considerate il fatto che in America c'è stata una guerra razziale in atto per almeno 50 anni, se avessimo messo D.W. Griffitth a Norimberga nello stesso processo che ha visto imputati Veidt Harlan per Suss l'ebreo e Leni Riefensthal (qua Tarantino si sbaglia e dice Lina Wertmuller, a proposito di riscrivere la storia, ndr) per Il Trionfo della volontà, che vennero giudicati non colpevoli, credo che lui e il film sarebbero stati giudicati colpevoli. Non voglio dire che vorrei uccidere D.W. Griffith semmai l'uomo che ha scritto Nascita di una nazione, Thomas Dixon Jr. Ma che sto dicendo? Io non voglio uccidere nessuno, ma diciamo che ci sono persone che avrebbero reso il mondo migliore se non ci fossero state.

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  • Saggista traduttrice e critico cinematografico
  • Autrice di Ciak si trema - Guida al cinema horror e Friedkin - Il brivido dell'ambiguità
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