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Quell'idiota di nostro fratello, quando la famiglia disfunzionale arriva al cinema

Dai produttori di Little Miss Sunshine e Se mi lasci ti cancello una nuova commedia sul tema della famiglia disfunzionale: Quell’idiota di nostra fratello, dal 4 luglio al cinema.



I produttori di Little Miss Sunshine e Se mi lasci ti cancello ci regalano un’altra commedia su una famiglia divertente e sgangherata, quella di Ned, interpratato da Paul Rudd (Molto incinta, Una notte al museo, I love you man, A cena con un cretino), simpatico protagonista di Quell’idiota di nostro fratello, nelle sale italiane dal 4 Luglio distribuito da Videa.

Da sempre le commedie familiari hanno riscosso un grande successo di pubblico, al di là della situazione che descrivono: tutti riconosciamo stralci delle nostre piccole follie e dell'eccentricità dei nostri sentimenti, nelle stravaganze dei tanti personaggi che abbiamo visto avvicendarsi sul grande schermo. In particolare, la grande commedia all'italiana ci ha regalato pellicole indimenticabili, che hanno lasciato un segno indelebile nella storia del cinema internazionale, ma soprattutto nei nostri cuori, proprio per quel fattore di identificazione, in base al quale si crea una sorta di empatia nei confronti del personaggio e del suo vissuto. Impossibile dimenticare storie come quelle raccontate dallo scoppiettante Aldo Fabrizi in La Famiglia Passaguai (1952), una delle commedie più divertenti ed originali del nostro cinema, che ha il grande pregio di esasperare le caratteristiche dei personaggi, rendendoli delle macchiette vive e reali, quasi familiari. Per non parlare della genialità di Carlo Verdone che, nel rappresentare la famiglia italiana (In Viaggio con papà, Io, loro e Lara) esprime tutto il suo cinismo e la sua comicità, portando sul grande schermo con umorismo autentico, quei vizi, quelle fobie e quelle superstizioni, che trovano la loro più pura espressione e intima collocazione proprio all’interno del nucleo familiare. La famiglia è stata, per molti dei nostri registi, fonte di ispirazione e, negli ultimi anni, l’abbiamo vista rappresentata più volte in molteplici dei suoi aspetti. Da Happy family (2010) di Salvatores a La Kryptonite nella borsa (2011) di Ivan Cotroneo, il microcosmo familiare è stato oggetto di studio, di discussione, di riflessione e ogni regola del vivere comune ha subìto brusche trasformazioni: mamme nevrotiche e nonne svampite, figli saggi e genitori indecisi, bambini coraggiosi e padri troppo deboli.

Definire insolita questo tipo di famiglia è ormai anacronistico. Oggi la maggior parte delle famiglie ha smesso di voler rappresentare a tutti i costi lo stereotipo della perfezione e dell’idillio, calandosi negli schemi e nei ruoli che la tradizione ci ha imposto: la famiglia moderna è in eterno divenire. Anche il cinema mondiale, d’altro canto, non è stato affatto indifferente a tali dinamiche e, nel corso degli anni, ha realizzato fior fior di omaggi alla famiglia, non intesa come istituzione, ma come organismo vivente. Basti pensare all’ultimo lavoro del maestro Tim Burton, che con Dark Shadows ha portato sullo schermo un perfetto ritratto degli squilibri e delle eccentricità familiari, sbizzarrendosi attorno alle peripezie del vampiro Barnabas Collins e della sua stravagante famiglia. E facendo un salto all’indietro nel tempo, come dimenticare attori del calibro di Gene Hackman, Owen Wilson, Anjelica Huston, Ben Stiller e Gwyneth Paltrow che hanno dato il volto ad una delle famiglie più ciniche e sgarbate d’America: I Tenenbaum (2001). La fortuna della saga è dovuta proprio all’esuberanza dei suoi protagonisti: i Tenenbaum sono grotteschi, scorretti, maniacali e kitsh, ma la forza aggregante che tiene insieme questo groviglio scomposto di personalità, apparentemente inconciliabili, è la famiglia stessa, l’unica forza benigna che può frenare questo processo di autodistruzione in atto in ognuno di loro. Stesso processo che avviene in uno spassoso road movie molto apprezzato dalla critica internazionale, Simon Konianski (2009) di Micha Wald. Qui è il conflitto generazionale padre e figlio a fare da padrone, con riflessioni radicali che si estendono anche alla cultura ebraica e alla Shoah, in un bellissimo rapporto odio-amore sulla strada verso la Polonia, che sfocia in una tenera riconciliazione.

E’ questo l’elemento che accomuna queste storie di umanità strampalate: pur nella loro diversità, i personaggi finiscono sempre per rivelarsi incredibilmente attenti e sensibili alle tante angosce e miserie della vita. Da questa riflessione nasce Quell’idiota di nostro fratello, un film divertente e spassoso diretto da Jesse Peretz (Il maggiordomo del Castello) che, con garbo ed ironia, ci mostra le vite differenti di Ned, inguaribile ottimista, e delle sue tre sorelle, interpretate dalle bellissime Zooey Deschanel , Elizabeth Banks ed Emily Mortimer. Le tre donne hanno una vita pittosto complicata: la carriera, le relazioni affettive, le responsabilità sono al centro della loro esistenza e, in questo turbinio di impegni, si ritroveranno improvvisamente tra i piedi il fratello. Tutte cercheranno, a loro modo, di avvicendandosi nel tentativo di aiutarlo a trovare un suo equilibrio, ignare del fatto che la sua presenza e il suo modo di essere, non farà altro che distruggere la precarietà del loro mondo “perfetto”.

Per saperne di più sul film.



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