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Pupi Avati presenta Lei mi parla ancora: "una storia d'amore esagerata e totalizzante"

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L'82enne regista bolognese torna sugli schermi (per ora, quelli di Sky) con un film interpretato da Renato Pozzetto e liberamente tratto dal libro omonimo di Giuseppe Sgarbi edito da Skira e ripubblicato da La nave di Teseo. In onda l'8 febbraio in prima assoluta su Sky Cinema alle ore 21.15.

Pupi Avati presenta Lei mi parla ancora: "una storia d'amore esagerata e totalizzante"

"Quella di questo film è una storia d'amore così esagerata e così totalizzante da poter sedurre tutti," dice Pupi Avati presentando il suo nuovo film, Lei mi parla ancora, libero adattamento del libro omonimo di Giuseppe Sgarbi - detto Nino, padre di Elisabetta e Vittorio - nel quale raccontava dell'amore con la donna che era stata sua moglie per sessantacinque anni, Rina Cavallini. Un film e una storia che parla di un amore che dura "per sempre", anche dopo la morte della donna.
Lei mi parla ancora, infatti, prende le mosse dalla morte di Rina (Stefania Sandrelli), con Nino (Renato Pozzetto) che rimane da solo ma incapace di accettare la morte della donna, con la quale continua a parlare, e a rivivere la sua vita, nei suoi ricordi. Ricordi talmente vividi e precisi che sua figlia decide di affiancare a Nino un ghost writer (Fabrizio Gifuni), per scrivere quello che diverrà il libro della e sulla sua vita.
"Ho voluto entrare in una dismisura, in un tempo come quello in cui viviamo in cui pare esserci il timore di dirsi, di confidarsi, di aprisi," sostiene Avati. "Una dismisura amorosa alla luce di quel per sempre che abbiamo soppresso nella nostra interlocuzione. Quando ero giovano non era solo l'amore, ad essere per sempre, ma si consideravano tali anche certe amicizie, e gli oggetti che si acqusitavano. Anche se la ragione ti diceva che era impossibile, quel per sempre, tu ci credevi, e davi al tuo gesto qualcosa che ha a che fare con l'immortalità. Di questo parla il film, che quindi vola molto alto."
Avati si dice consapevole che questo approccio sembri anacronistico, considerato che "la precarietà degli affetti è uno dei più grandi difetti del nostri tempi," ma pensa anche che questa storia abbia il potenziale per sedurre tutti: "Idealmente, mi pare normale pensare ancora, quando ci si innamora, che quell'amore possa essere per sempre. E credo di aver giù avuto sul film dei segnali di ritorno sorprendentemente positivi."
Il regista è consapevole di come certi per sempre possano essere illusori, ma a maggior ragione rivendica "l'importanza per tutti noi di illuderci. La vita trova senso e significato solo se ci illudiamo, e se mentiamo a noi stessi. L'immaginazione e la fantasia sono fondamentali, mentre oggi tutto è solo somme e sottrazioni. Quando da ragazzo vendevo i bastoncini di pesce alla Standa mi illudevo di poter fare il regista, e per me quella era solo una fantasia: ma poi regista lo sono diventato, e ho fatto molti più film di quelli che pensavo avrei potuto fare allora."

Lei mi parla ancora è un film che appartiene al filone più intimista ed esistenziale del cinema di Avati, come ha anche ricordato Gianni Canova, che moderava l'incontro con la stampa. Un film nel quale non si parla solo di amore, sebbene ovviamente il tema sia centrale, ma anche della vita, del suo senso, e della morte. E dell'immortalità. "L'idea di immortalità è un qualcosa che alla mia età, al di la del romanzo e del film, mi accompagna sempre," confessa Avati. "Una persona della mia età si sveglia convinto di avere 14 anni, poi dopo pochi secondi il fisico mi rammenta che ne ho 82. L'illusione di pensare che ci possa essere qualcosa che vada oltre i titoli di coda che intravedo al mio orizzonte mi pare legittima." E a confermare il grande investimento personale nella storia, il regista racconta che, al termine della prima proiezione del film una volta finito, "i miei figli hanno detto 'papà, ma Nino Sgarbi sei tu'. C'è molto di autobiografico in quello che Pozzetto è sul set del film. Una considerazione espressa nel film sugli abbracci, è stata fatta da moglie. E la paura di Nino di rimanere da solo è la mia: gli uomini non sono mai preparati alla morte delle loro compagne."

"Quando Pupi mi ha offerto la parte ho chiesto di leggerla: dopo 5 min ero già commosso e avevo avuto reazioni forti," racconta Renato Pozzetto, protagonista di Lei mi parla ancora. "Il copione l'ho poi riletto, e quando il mattino dopo ci siamo parlati ancora, avevo la coscienza a posto per interpretare quel ruolo, di potermela giocare con onestà. Ho cercato di dare il massimo nell'interpretare la storia scritta da Pupi. Ho chiesto se c'era spazio per mettere qualcosa di mio, come ho sempre fatto nei miei film, ma nel girare tutto andava bene, e non ho cambiato nulla: l'unica cosa che mi sono concesso e che Pupi mi ha permesso di fare è stato indossare il cappello in una scena a tavola."
Pozzetto, che qualcuno sente già in odore di David di Donatello per questa parte, ammette di aver ricevuto già molti complimenti: "Anche gli Sgarbi mi hanno chiamato per elogiarmi: e ne sono stato felice, perché dal film si capisce il bene che hanno voluto molto bene a loro padre." E, aggiunge l'attore, "mi sono piaciuto, a vedere il film montato."
"Anche io a vedere il film mi sono innamorata di te," interviene Stefania Sandrelli, interprete di Rina Cavallini, l'amata moglie di Nino. "Ma è perché non avevi niente da fare," risponde prontamente Pozzetto, con una zampata d'ironia.


Lei mi parla ancora conta anche sulle interpretazioni di Isabella Ragonese e Lino Musella (che sono Rina e Nino da giovani), Chiara Caselli (la figlia di Nino), Nicola Nocella, Serena Grandi e molti altri ancora, tutti concordi nel sottolineare la maestria di Avati nella gestione della storia e del set. "Tutto è più semplice per un attore quando si lavora con un maestro come Pupi, che ha una padronanza della storia impressionante, e che possiede la grandezza di saper raccontare cose estremamente complesse con una semplicità e una concretezza rarissime da trovare".
Ed è uno dei film che debutteranno targati Sky Original che debutteranno direttamente su Sky Cinema senza aspettare la riapertura delle sale, con una messa in onda prevista per lunedì 8 febbraio alle 21:15.
Nicola Maccanico, di Sky e Vision, si è detto "orgoglioso, come Sky, di poter proporre questo film al pubblico italiano. La stella polare che inseguiamo è proprio quella di mettere in contatto i grandi film col pubblico, e in questo momento il modo è questo, anche se l'esperienza di condivisione della sala tornerà a essere protagonista."
"Sarà complicato, finita la pandemia, ricreare la necessità della sala cinematografica," sostiene Avati. "Non a caso avevo proposto un'operazione che raccontasse e comunicasse la nostalgia della sala. Oggi si sente la mancanza del mare, del ristorante, ma ci stiamo dimenticando del cinema. Non pensiate non avrei voluto presentare questo film in sala, e quando si accendono le luci dopo i titoli di coda, vedere tutti con le lacrime agli occhi, e sentiere un grande applauso." Per il momento, si accontenta delle reazioni che gli arrivano in differita. Come quella di una persona che l'ha intervistato e che, racconta Avati, "mi ha detto di aver cambiato idea sulla sua condizione familiare e matrimoniale dopo aver visto il film."

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