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Professori di celluloide - la classe insegnante al cinema

Approfittando dell’uscita in sala de La classe di Laurent Cantet, abbiamo provato a ricordare i più importanti professori/insegnanti comparsi sul grande schermo, tratteggiati in maniera più o meno ambigua nel corso degli anni.

Professori di celluloide - la classe insegnante al cinema

Professori di celluloide - la classe insegnante al cinema

“Chi non sapeva insegnare insegnava ginnastica. Chi nemmeno ginnastica, lo mandavano nella nostra scuola…” Con questa battuta fulminante, contenuta in Io e Annie (1977), Woody Allen esplicitava tutta la sua idiosincrasia nei confronti dell’istituzione scolastica, in particolare nei confronti della categoria dei professori. Tale figura però è sempre stata amata dal cinema, non soltanto americano: come possiamo non ricordare per primo il poetico professor Keating de L’attimo fuggente (1989), docente che ha scritto più di altri l’immaginario cinematografico odierno?

Il film di Peter Weir ha senza dubbio segnato un’epoca, ed imposto un tipo di personaggio che, più che istruttore, si è presentato come formatore di menti libere ed equilibrate nel giudizio, pronte ad affrontare la futura vita di adulti con una prospettiva più aperta rispetto all’essere dei semplici studenti che hanno imparato delle nozioni. Uscito fuori dalla penna finissima di Tom Schulman – che non a caso vinse l’Oscar per la miglior sceneggiatura originale – ed interpretato da un Robin Williams in stato di grazia, John Keating è probabilmente la figura di professore più struggente e anticonformista che il cinema americano ci ha regalato, passando ovviamente attraverso la smisurata sensibilità visiva e poetica dell’australiano trapiantato Weir.

Sulla stessa riga tracciata da L’attimo fuggente si è mossa Julia Roberts nel molto meno riuscito Mona Lisa Smile, diretto nel 2003 da Mike Newell, oppure il credibile Kevin Kline nel comunque modesto Il club degli imperatori, realizzato dal talentuoso ma discontinuo Michael Hoffman nel 2002. Anche il nostro cinema ha prodotto una figura che può essere accomunata a quelle appena citate: si tratta del simpatico e volenteroso professor Vivaldi, interpretato da un brillante Silvio Orlando ne La scuola (1995) di Daniele Luchetti, uno dei pochi lungometraggi ad aver affrontato l’universo scolastico con leggerezza, ironia, ed insieme uno sguardo lucido sui suoi problemi interni.

Spesso il dover insegnare ad alunni con forti problemi sociali, situati in scuole di periferia infestate da criminalità, si è rivelato un argomento fertile per essere portato sul grande schermo: ricordiamo subito una volenterosa Michelle Pfeiffer nell’urbano e non indimenticabile Pensieri pericolosi del 1995, che ottenne successo molto più per la forza della colonna sonora - che conteneva la hit “Gangsta’s Paradise” cantata da Coolio – che non per gli effettivi meriti del lungometraggio; non meglio è andata in precedenza con The Principal – Una classe violenta, uscito nel 1987 ed interpretato da James Belushi e Louis Gossett Jr.

In alcuni casi però il cinema ha anche raccontato la professione dell’insegnante come svuotata dei suoi contenuti più importanti e resa una carica sterile, ricoperta da persone frustrate ed in profonda crisi esistenziale. L’ultimo e più valevole caso è quello della psicologia ambigua - che nel corso del film sfocia nella vera e propria psicopatologia ossessiva - portata in scena da una terrificante Judi Dench, la quale in Diario di uno scandalo(2006) di Richard Eyre arriva a devastare la vita della sua collega Cate Blanchett, approfittando della sua relazione con uno studente minorenne.

Se però dovessimo trovare la migliore raffigurazione di un insegnante uscita al cinema negli ultimi dieci anni, sceglieremmo senza dubbio un film purtroppo inedito da noi: si tratta di Half Nelson, diretto da Ryan Fleck sempre nel 2006. Il professor Dan Dunne, esempio di integrità e di anticonformismo per i suoi alunni, è nella vita quotidiana un drogato autodistruttivo, che tenta con ogni mezzo di tenere lontana la sua dipendenza dal suo amore per l’insegnamento. Ryan Gosling, l’attore sicuramente più talentuoso della sua generazione, regala al personaggio di Dunne una profondità psicologica ed uno spessore emotivo davvero inusitati, rendendolo uno dei chiaroscuri meglio riusciti e realistici da anni a questa parte. Half Nelson è un lungometraggio da riscoprire a tutti i costi, esempio lampante di come il cinema indipendente americano sia ancora in grado di raccontare storie e volti di indubbio valore.



  • Critico cinematografico
  • Corrispondente dagli Stati Uniti
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