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Prima di Fabrizio De André: Luca Marinelli in 10 ruoli

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Ripercorriamo la carriera di un attore molto amato che da La solitudine dei numeri primi è arrivato a un biopic sul cantautore genovese.

Prima di Fabrizio De André: Luca Marinelli in 10 ruoli

Quando un qualsiasi problema affligge gli abitanti di Roma - sia esso uno sciopero dei mezzi pubblici, il dramma di Spelacchio, una giornata di pioggia o un cambio della giunta comunale - c'è un personaggio cinematografico che si pone (e pone) domande a riguardo. E' Lo Zingaro di Lo chiamavano Jeeg Robot, che ha ispirato una pagina Facebook intitolata "Lo Zingaro chiede cose" su cui vengono pubblicati dei meme che iniziano sempre con la battuta del film "Io solo una cosa vojo sape’" e proseguono con una frase che si fa beffe di tormentoni del web, fake news, e, appunto, "cose della capitale". Ebbene, se a interpretare per Gabriele Mainetti lo strepitoso villain di Tor Bella Monaca non ci fosse stato Luca Marinelli, la nemesi dell'Enzo Ceccotti di Claudio Santamaria non sarebbe certo diventato un'icona, e questo perché Marinelli, diciamocelo, è un grandissimo attore, uno dei migliori in circolazione, uno che, a un certo punto, ha corso il rischio di cristallizzarsi nel ruolo di coatto più o meno di periferia (dopo aver impersonato, a distanza ravvicinata, Cesare di Non essere cattivo, Fabio Cannizzato detto "Lo Zingaro", il padre di Sam di Slam - Tutto per una ragazza ed Ettore di Lasciati andare), salvo poi cambiare strada dimostrando duttilità e versatilità.

Lanciato da Saverio Costanzo, che nel 2010 gli ha affidato il ruolo di Mattia ne La solitudine dei numeri primi, il 23 e 24 gennaio Luca Marinelli sarà nelle nostre sale in Fabrizio De Andrè - Principe libero, biopic dedicato al grande cantautore genovese che ne racconta l'avventura umana dall’infanzia alla maturità. Mentre lo aspettiamo - e aspettiamo di sentire Marinelli cantare - ripercorriamo la carriera dell'attore ricordando i suoi 10 migliori ruoli.

LA SOLITUDINE DEI NUMERI PRIMI

Vincitore del Premio Strega nel 2008, "La solitudine dei numeri primi" di Paolo Giordano diventa nel 2010 il terzo lungometraggio di finzione di Saverio Costanzo, che lo definisce "un horror sentimentale sulla famiglia e sulla sua impossibile emancipazione" e affida a Luca Marinelli il ruolo dell'outsider Mattia, ragazzo introverso tormentato da un antico senso di colpa e "geniaccio" della matematica incapace di amare compiutamente. L'attore, che è appena uscito dall’Accademia D’Arte Drammatica Silvio D'Amico, viene segnalato al regista da Valentina Cervi (che lo nota a teatro) e accetta di mettere su 15 chili senza nemmeno accorgersene. Accompagna inoltre il film a Venezia, dove intervistarlo si rivela per molti un'impresa quasi impossibile, vista la timidezza del venticinquenne romano che anche da piccolo si divertiva un mondo a intrattenere amici e familiari fingendosi "altro da sé". Negli occhi cupi di Marinelli, ne La solitudine dei numeri primi, c'è tutta la tensione di un personaggio devastato dal dolore, sentimento mitigato, sul set, dall’ottima e allegra intesa con Alba Rohrwacher.

L'ULTIMO TERRESTRE

Per il primo film da regista del fumettista Gipi, che racconta l'arrivo degli alieni in Toscana, Luca Marinelli, che nel frattempo ha ripreso la sua ottima forma grazie alla corsa, si sottopone alle torture tipicamente femminili della ceretta e dei tacchi vertiginosi e diventa il transessuale Roberta, unica persona amica del protagonista Luca Bertacci, uomo deluso dalla vita, solitario e misogino. Sul set l'attore sperimenta una grande libertà, non di improvvisare, ma di accostarsi al personaggio seguendo l'istinto. Come lui stesso racconta, a guidarlo e a ispirarlo nel lavoro di avvicinamento sono le donne, con la loro delicatezza, la profondità d’animo e la gentilezza. Roberta è una creatura che Marinelli lascia andare con difficoltà a riprese ultimate e che, fin dalla prima lettura della sceneggiatura, immagina interamente vestita di bianco ma con le unghie laccate di rosso, le stesse con cui l'attore si presenta, con un po’ di imbarazzo, al provino iniziale alla Fandango. La sua performance è notevole perché non c'è mai affettazione, né nella voce né nelle movenze. Piuttosto si avverte un'ombra di sofferenza, che prefigura l'infausto destino da capro espiatorio di Roberta.

TUTTI I SANTI GIORNI

Il cinema di Paolo Virzì non è solamente Ella & John, La prima cosa bella e La pazza gioia, dove si parla di follia per esorcizzare il caos della vita, e non è solo l'ambiziosa regia de Il capitale umano. No, la poetica del regista toscano è pienamente visibile e a fuoco anche in una piccola storia come Tutti i santi giorni, film con uno stile quasi da documentario e illuminato dalla luce naturale che segna l'esordio davanti alla macchina da presa della cantante Thony e che è, per Luca Marinelli, un'opportunità per mettere in un personaggio quell'ironia che lo contraddistingue e che, secondo il regista, si sposa a una favolosa mitezza. Soprannominato "Guidopedia" per lo sconfinato numero di nozioni di cui è padrone, il portiere di notte appassionato di lingue antiche in cui l'attore si cala, e che vorrebbe dare al proprio figlio o figlia il nome di un martire o di una martire protocristiano/a, è anche espressione di una certa purezza d'animo. Se Virzì è livornese per davvero, come lo è Simone Lenzi, che ha scritto il romanzo di partenza del film "La generazione", Marinelli lo è diventato per l'occasione, riuscendo a padroneggiare perfettamente un accento non semplice da imitare. Guido timbra i biglietti dell’autobus ed è educatissimo, caratteristiche che Luca ha molto amato, anche se a rapirlo è stato il lato comico del personaggio e il fatto che sembra uscito da un'altra epoca, o da un poema cavalleresco.

IL MONDO FINO IN FONDO

Diretto da Alessandro Lunardelli e presentato al Festival di Roma edizione 2013, Il road-movie Il mondo fino in fondo regala a Luca Marinelli una parte molto diversa da quelle interpretate nei film precedenti. Mentre il ruolo del ragazzo timido e chiuso in se stesso va a Filippo Scicchitano, al nostro tocca in sorte un personaggio estroverso, sbruffone e professionalmente realizzato: un imprenditore del Nord di nome Loris che segue l'Inter a Barcellona insieme al fratello omosessuale, recandosi poi in Patagonia. Loris evolve e si apre, e Marinelli si impegna e si diverte a rappresentarne la crescita interiore. Con lui condivide la vivacità, il piacere di stare in gruppo e l'abitudine ad arrabbiarsi quando non capisce una cosa. Quanto al calcio, lo ha praticato prima come portiere e poi, per sentirsi meno solo e meno responsabile dei gol incassati, come difensore. La sua squadra non è l'Inter, ma la Roma.

NON ESSERE CATTIVO

"Quando ho letto la prima volta la sceneggiatura di Non essere cattivo mi è venuto l'affanno, a dieci pagine dalla fine non avevo più aria. Claudio mi ha chiesto di perdere otto chili, ha fatto vivere a me e ad Alessandro Borghi il mondo di Ostia nel passaggio tra l'eroina e le droghe chimiche, ci dava indicazioni e poi ogni tanto diceva: fatela come la sentite. Purtroppo questa fiducia, questa libertà resteranno un'esperienza unica". Ecco cosa racconta Luca Marinelli in un'intervista parlando del suo film forse più importante, quello in cui ha conosciuto sia un regista che gli ha insegnato ad avere coraggio e a lasciarsi andare, sia un attore - Borghi, appunto - ­­con cui ha stretto un'amicizia viscerale che ha nutrito il rapporto fra i personaggi di Cesare e Vittorio. Inizialmente Marinelli doveva interpretare Vittorio (che al contrario di Cesare si piega alla normalità), ma a metà del terzo provino Caligari invertì i ruoli. Nel film Marinelli non è mai sopra le righe, nemmeno nelle scene in cui si droga. Il suo Cesare, figlio della borgata romana sottoproletaria, è un personaggio magnifico, che porta scritto dentro di sé il fallimento e che si aggrappa disperatamente a un futuro che per lui è un vicolo cieco. Per Luca interpretarlo è stata un'esperienza di un'intensità incredibile.

LO CHIAMAVANO JEEG ROBOT

"C’è una ragione che cresce in me, e l'incoscienza svanisce, e come un viaggio nella notte finisce”... In principio, e cioè è nel 1978, fu Anna Oxa, nel 2015, invece, è stato Luca Marinelli nei panni dello Zingaro a cantare la bellissima canzone "Un'emozione da poco". Senza smarrirsi in una recitazione caricata, in Lo chiamavano Jeeg Robot Marinelli evidenzia la qualità fumettistica del personaggio di villain che Mainetti gli mette a disposizione e per il quale "impazzisce" fin dalla prima lettura della sceneggiatura. Questa specie di Joker di Tor Bella Monaca che sogna non di sconfiggere Batman ma di essere rispettato dalla gente e di diventare una star della tv (insomma di "fa' er botto") lo conquista perché è una delle anime di un film che ha qualcosa di innovativo, se non di rivoluzionario. Quando l'attore si presenta al provino, dice al regista: "Io non lo so fare il cattivo". Poi si ricorda di alcune cose che da bambino lo avevano spaventato (per esempio il serial killer Buffalo Bill de Il silenzio degli innocenti, visto a 8 anni) e trasforma il suo personaggio in una specie di folle. Gabriele Mainetti resta colpito e lo scrittura, anche se cerca di "riportarlo alla realtà". Luca Marinelli nel film va incontro a un'agghiacciante mutazione che lo incattivisce non poco, tenta di far saltare in aria lo Stadio Olimpico durante il derby, mentre fuori dal set si aggiudica un David di Donatello come miglior attore non protagonista, il Globo d'Oro e il Ciak d'Oro.

SLAM - TUTTO PER UNA RAGAZZA

Quando Luca Marinelli viene chiamato da Andrea Molaioli per Slam - Tutto per una ragazza, si sta ancora godendo il successo di Lo chiamavano Jeeg Robot e quindi accetta volentieri di cimentarsi in un ruolo che non gli richiede che poche scene, anche perché all'orizzonte c'è il ben più impegnativo Il padre d'Italia. Il suo Valerio c'è nel romanzo di Nick Hornby da cui il film è tratto, ed è altrettanto dissacrante e politicamente scorretto. Certo ha un nome diverso, e il regista gli ha dato una caratterizzazione nostrana, trasformandolo in un romano doc., che non parla quindi l'italiano dell'Accademia della Crusca pur non essendo una creatura di periferia come Cesare e Lo Zingaro. Anche se non è malvagio, il personaggio non è esattamente un papà modello. Per il protagonista del film Samuele, che mette incita la sua ragazza a soli 16 anni, è più che altro un amico, ed essendo un uomo che fugge le responsabilità e che a sua volta è diventato genitore ai tempi dell'adolescenza, l'unico consiglio che può dare al figlio, skater incallito e bravo ragazzo, è riassunto nell’esortazione "Datte!", pronunciata durante di una tirata cominciata dicendo: "Vuoi un discorso padre-figlio? Ce l'ho".

IL PADRE D'ITALIA

Il padre d'Italia segna il ritorno di Luca Marinelli a una recitazione più misurata e intimista, a un personaggio meno eccentrico e chiassoso, a una nuova figura malinconica, introversa, spaesata e non al passo con i regolari ritmi dell'esistenza. Il suo Paolo, che si chiama così perché è lontanamente ispirato a Pier Paolo Pasolini (con cui condivide innanzitutto la passione per il calcio), è un ragazzo che fa fatica a diventare uomo e che, nel mentre, non riesce a prendersi il diritto di essere felice. L'incontro con Mia, una ragazza dai capelli rosa che invece la vita la morde, lo porterà al cambiamento. Road movie che parte da Torino e arriva a Reggio Calabria, Il padre d'Italia è un'esperienza che gratifica l’attore, deciso a dare grande dignità al suo personaggio e felice della compattezza del gruppo di lavoro con cui condivide le poche settimane di riprese. Per la sua interpretazione Luca viene candidato al Nastro D'Argento e al Globo D'oro. In una scena, proprio come aveva fatto in Lo chiamavano Jeeg Robot, canta "Non sono una signora", in un'altra si commuove - e ci commuove - dicendo: "Per la prima volta ho visto un futuro". Che talento! Che struggimento!

LASCIATI ANDARE

Il personaggio di Ettore, tipaccio "trucido" che incontriamo per la prima volta in prigione, non ha che poche scene nell'esordio registico di Francesco Amato, ma lascia il segno, e soprattutto permette a Toni Servillo di tirar fuori tutta la sua vis comica sia in sequenze statiche, ma non per questo poco esilaranti (come una seduta di ipnosi), che in scene piuttosto movimentate. Balbuziente e violento - anche se lui dice: "Io sto bono e calmo" - Ettore nasconde un animo tutto sommato buono. Diciamo che sono le circostanze della vita ad averlo reso quel che è.

UNA QUESTIONE PRIVATA

Una questione privata è il primo film veramente in costume di Luca Marinelli, che da La solitudine dei numeri primi a oggi era andato indietro nel tempo solo di un paio di decenni. Adattando l'omonimo romanzo di Beppe Fenoglio, Paolo e Vittorio Taviani lo riportano ai tempi della seconda Guerra Mondiale (precisamente nel '43) nelle Langhe piemontesi, dove il giovane partigiano Milton si mette in cerca dell'amico Giorgio. Questo ragazzo che conquista l'attore "perché si dimentica completamente del contesto mastodontico che sta attraversando per inseguire la sua febbre" (che poi è la gelosia), lo spinge a riflettere sulla guerra che "dà un'accettata al tempo, lo ferma e lo ingrigisce" e sulla Resistenza e sui suoi valori, che sono visibili, per esempio, nella determinazione delle persone più giovani. "Non bisogna addormentarsi", dice Luca a questo proposito, durante la conferenza stampa di presentazione del film alla Festa del cinema di Roma, e dei giorni di set insieme a Lorenzo Richelmy e Valentina Bellè ricorda con piacere l'immersione in una natura montuosa, e perciò aspra e selvaggia, che lo ha aiutato ad avvicinarsi al tormento del personaggio.

Nella carriera di Luca Marinelli ci sono altri tre film di cui non abbiamo parlato: Waves di Corrado Sassi, Nina di Elisa Fuksas e La grande bellezza di Paolo Sorrentino. Nel primo, un noir, Luca è un esperto velista in viaggio, insieme ad altri due uomini, verso il Mediterraneo Orientale. Nel secondo fa la parte di un ragazzo che corteggia una ragazza rimasta a Roma durante l'estate e indecisa su come orientare il proprio destino. Nel terzo è il figlio "problematico" di Viola, il personaggio di Pamela Villoresi.



  • Giornalista specializzata in interviste
  • Appassionata di cinema italiano e commedie sentimentali
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