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Prima di Anomalisa: guida rapida alla stop-motion cinematografica

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Per celebrare l'uscita del film, ricordiamo qualche esempio di questa antica tecnica d'animazione.

Prima di Anomalisa: guida rapida alla stop-motion cinematografica

Anomalisa di Charlie Kaufman, candidato ai premi Oscar come miglior film d'animazione, in uscita il 25 febbraio qui in Italia, è l'ultimo esponente di una tecnica antica quasi quanto il cinema stesso, la stop-motion.

In cosa consiste è presto detto, a grandi linee: metti in posa un oggetto, scatti un fotogramma, spostalo di poco, scatta un altro fotogramma e così via. La sequenza produce l'illusione del movimento, esattamente come accade con il cartoon disegnato, ma con un set dal vero e in miniatura. I personaggi e gli elementi in movimento possono essere pupazzi con endoscheletro o sculture di plastilina morbida e plasmabile tra un fotogramma e l'altro. Seguite questa guida per una storia veloce della tecnica.

Anche se lo stesso George Meliès sperimentò con la tecnica nei primi del Novecento, è negli anni Dieci che il polacco Vladislav Starevich produsse i primi cortometraggi, con protagonisti degli insetti. Tra i rintracciabili, segnaliamo La formica e la cavalletta (1913).

Hollywood scoprì la stop-motion negli anni Venti come effetto visivo dei suoi film in live-action: i mostri e i dinosauri di The Lost World (1925) e King Kong (1933) erano realizzati e animati da William O' Brien.

La tradizione di O'Brien fu portata avanti a testa alta da Ray Harryhausen, che nel 1963 creò l'iconica battaglia con gli scheletri di Gli argonauti. Harryhausen aveva negli anni Quaranta lavorato a stretto contatto di George Pal, autore dei Puppetoons. Questa serie di cortometraggi è importante perché donava ai personaggi più espressività, con la tecnica della sostituzione di parti del corpo in alcuni fotogrammi, per aumentare la gamma recitativa dei pupazzi.

L'uso della stop-motion come effetto visivo è rimasto molto gettonato fino a tutti gli anni Ottanta, quando la CGI non l'aveva ancora soppiantata: trovate questo tipo di animazione in film come Terminator, Robocop e L'impero colpisce ancora. In questo periodo ci sono comunque anche esempi di fiction veicolata interamente con questa tecnica: in America sfiora l'Oscar l'animatore Will Vinton con The Great Cognito, mentre il ceco Jan Švankmajer debutta nel lungometraggio dopo una lunga serie di corti, con una sua allucinata versione di Alice nel paese delle meraviglie, Alice (1988).

Nel frattempo l'inglese Aardman, fondata a metà degli anni Settanta, ha cominciato a ingranare seriamente: i suoi cortometraggi dedicati a Wallace & Gromit, tra la fine degli anni 80 e i primi 90 conquistano due statuette, portando l'azienda verso il debutto nel lungo con Galline in fuga (2000). Poco prima la stop-motion è stata rilanciata a Hollywood da Tim Burton e Henry Selick col monumentale Nightmare Before Christmas.

Selick ha poi tenuto a battesimo la Laika Entertainment, una delle poche case a dedicarsi tempo pieno alla stop-motion ad alto budget, dopo il debutto nel lungo con Coraline e la porta magica del 2009.

Prima di Charlie Kaufman, un altro personale autore di cinema dal vero è sbarcato nel mondo dei pupazzi e del passo uno: parliamo di Wes Anderson, che ha firmato nel 2009 Fantastic Mr. Fox ed è lavoro su un nuovo lungo.



  • Giornalista specializzato in audiovisivi
  • Autore di "La stirpe di Topolino"
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