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Prima di A un metro da te: Justin Baldoni tra My Last Days, serie tv documentaria andata in onda nel 2012, e Claire Wineland

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Il regista aveva già raccontato prima il tema della malattia, e in quell'occasione aveva conosciuto la ragazza diventuta consulente per A un metro da te.

Prima di A un metro da te: Justin Baldoni tra My Last Days, serie tv documentaria andata in onda nel 2012, e Claire Wineland

A un metro da te, racconto dell'amore tra due adolescenti ammalati di fibrosi cistica, continua a essere uno dei film più amati dal pubblico italiano, avendo conquistato oramai più di 400mila spettatori per un incasso complessivo di quasi 2 milioni e 800mila euro.
Ma questo film non è stata la prima volta in cui il regista Justin Baldoni ha raccontato questa terribile malattia.
Nel 2012, infatti, Baldoni ha infatti ideato e diretto My Last Days, una serie televisiva documentaria che dava voce ai giovani con malattie terminali, che nonostante questo rincorrevano  vigorosamente le stesse speranze e i sogni dei  loro coetanei.
Commovente e piena di sorprese, My Last Days è diventata la serie di documentari digitali più seguita di tutti i tempi, che a sua volta ha portato The CW, il network che l'aveva trasmesso, a produrne altre due stagioni.  
Baldoni poi cambiò strada, diventando un attore popolare, famoso per aver interpretato Rafael Solano nella serie Jane The Virgin. Ma come regista emergente, voleva ancora raccontare il tipo di storie che ha sempre desiderato guardare: storie di coraggio che spesso rimangono nascoste.
Fu durante le riprese di un episodio sulla fibrosi cistica che Baldoni conobbe Claire  Wineland, la ragazza che è stata consulente per A un metro da te prima di morire a soli 21 anni. È stata lei a parlargli della relazione che intercorre tra amore e FC.
"Un giorno chiesi a Claire se avesse mai frequentato qualcuno con la FC," ha raccontato Baldoni. "Claire mi guardò come se fossi uno stupido. Mi disse: 'certo che no', e io 'aspetta, perché no?'. In quel momento mi spiegò che le persone che convivono con la fibrosi cistica non possono avvicinarsi a più di un metro tra loroperché potrebbero  trasmettere batteri pericolosi alle altre persone affette da fibrosi cistica". Il regista ha poi raccontato di essere rimasto senza parole di fronte a quello che gli aveva raccontato Claire, e di aver subito pensato "a quanto io sia stato  incredibilmente fortunato a poter baciare mia moglie e abbracciare i miei figli."  Ma poi, ha continuato: "ho  pensato:  e se la FC fosse lo sfondo di una storia d'amore? Dimenticate Romeo, Giulietta e i Capuleti, quale maggiore ostacolo potrebbe esserci per due persone mentre si innamorano?  E quale migliore storia per i giorni nostri, con così tanta pressione che ruota intorno alle relazioni sociali? Sentivo come se questa storia potesse essere una nuova interpretazione del potere dell'amore e delle  relazioni umane che riescono a superare qualsiasi cosa. Ma c'era  anche una sfida: potevamo raccontare una storia in cui i personaggi principali non si toccano fisicamente eppure far sentire al pubblico come se si toccasseroper tutto il tempo?".
La sfida, considerata il successo di A un metro da te, si può considerare vinta.



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