News Cinema

Polanski risponde alle nuove accuse di stupro: "provano a fare di me un mostro"

23

Il regista per la prima volta risponde con una storia di copertina del settimanale Paris Match

Polanski risponde alle nuove accuse di stupro: "provano a fare di me un mostro"

Roman Polanski prende la parola per la prima volta e si difende dalla recente accusa di stupro mossale da Valentine Monnier, e relativa a presunti fatti relativi a oltre quarant’anni fa, quindi caduti in prescrizione. Lo ha fatto con una lunga intervista al settimanale francese Paris Match in uscita oggi, che ne ha fatto la sua storia di copertina, con un virgolettato di Polanski come lancio: “provano a fare di me un mostro”. Cinque ore di intervista, nonostante abbia premesso di detestarle, le interviste, realizzata a Parigi lo scorso 5 dicembre.

È chiaramente profondamente in collera, parla di “calunnia”, di “sabotaggio”, sostiene che “è facile accusare quando i fatti sono prescritti e non ci sarà una procedura per discolparmi”, se la prende con un’epoca che giudica “i costumi di una volta con i criteri attuali”. Oggi ha 86 anni, ma non si può godere il successo di critica e di pubblico de L'ufficiale e la spia (1.300.000 spettatori in Francia, 430 mila in Italia). Risponde a Hervé Gattegno, direttore di Paris Match, e Aurélie Raya con davanti ritagli di giornali, un dossier pieno di appunti e fogli sparsi.

“Ho avuto la fortuna di vivere in una società infinitamente più libera, non avremmo mai immaginato di vedere gruppi di manifestanti davanti a un cinema o un museo per vietare una proiezione o una mostra. Oggi è diventato tutto possibile, è assurdo. Si licenzia il capo di McDonald’s perché ha avuto una relazione consensuale con un’impiegata, un ministro della difesa perché, quindici anni prima, ha messo la mano sul ginocchio di una giornalista. Si mettono in causa l’evoluzione, l’esistenza dei due sessi, i vaccini, il fatto che la Terra sia rotonda; siamo piombati in una sorta di neo oscurantismo. In quegli anni, nella mia casa di montagna a Gstaad, dove sono stato spesso dopo la morte di Sharon Tate nel 1969, ci ritrovavamo con amici e amici di amici, in un’atmosfera molto gioiosa. Avevo parecchie ragazze, è vero, non solamente storie di una notte o per il sesso, alcune sono rimaste amiche per la vita”.

Passando dal racconto di quegli anni, ecco il regista rispondere direttamente alla domanda se si ricorda dell’ex modella Valentine Monnier, che l’ha accusata recentemente. “Appena, e non ricordo niente di quello che racconta, perché è falso. Lo nego assolutamente. Dice che un’amica l’aveva invitata a passare qualche giorno da me, ma non si ricorda chi! È facile accusare quanto tutto è prescritto da decine d’anni e si sa che non ci potrà essere una procedura giudiziaria a discolparmi. Mi accusa di averla picchiata, ma io non picchio le donne! Dice che le avrei chiesto, “Do you want to fuck?”, ma perché in inglese? Cita come testimoni due persone che oggi sono morte, comodo così. Poi una terza che il giornale non è riuscito a rintracciare, oltre a Elizabeth Brach, mia vicina, che non si ricorda che Valentine abbia parlato di stupro, ma ha una sua teoria su miei pretesi problemi psicologici con le donne. Infine c’è un ulteriore vicino, che tiene a mantenere l’anonimato, oltre a qualche testimone ancora più indiretto che un tribunale avrebbe rigettato ma che il giornale [Le Parisien ndr] riproduce senza riserve. È una storia aberrante”.

Sulla dinamica degli ultimi mesi, in cui sono tante le accuse e poca la pazienza nell’attendere un responso della giustizia, ha parole ancora più intransigenti. “Se si può condannare qualcuno con un tweet, allora è peggio del maccartismo, quando almeno c’era una commissione d’inchiesta. Un caccia alle streghe? Ma almeno nel medioevo avevano diritto a un processo, pur sbrigativo. Oggi si rovinano reputazioni, carriere e vite con poche parole. Quanti innocenti ci sono nel mazzo? Ci sono senz’altro accuse giuste, ma non si cerca più di distinguere il vero dal falso. Weinstein in persona ha dissotterrato il mio passato in occasione della campagna Oscar 2003, quando aveva due film in lizza contro Il pianista. Il suo ufficio stampa mi definiva ‘stupratore di bambini’"

Torna anche sui fatti relativi al 1977, quando a Los Angeles fu accusato, e fece 42 giorni di carcere prima di scappare in Europa, per aver fatto sesso con la tredicenne Samantha Geimer. “Mi dichiarai colpevole per un rapporto illecito con un minore, quello che ho fatto è profondamente deplorevole, l’ho scritto anche a Samantha, con cui mi mantengo in contatto. Ogni volta che lanciano una nuova menzogna contro di me, tornano a lei, quando originariamente il procuratore aveva proposto un accordo proprio per evitarle un processo, la famiglia non voleva che il suo nome fosse reso pubblico. Invece è filtrato e, da quel momento, vive l’inferno. Sono anni che chiede che vengano ritirate le accuse contro di me, ha scritto più volte al procuratore che il trauma che le causa il circo mediatico è molto peggiore di quello che gli feci subire io. Ma nessuno ne tiene conto. Nel 1977 ho commesso un errore e la mia famiglia ne paga il prezzo dopo quasi mezzo secolo”.



  • giornalista cinematografico
  • intervistatore seriale non pentito
Suggerisci una correzione per l'articolo
Palinsesto di tutti i film in programmazione attualmente nei cinema, con informazioni, orari e sale.
Trova i migliori Film e Serie TV disponibili sulle principali piattaforme di streaming legale.
I Programmi in tv ora in diretta, la guida completa di tutti i canali televisi del palinsesto.
Piattaforme Streaming