News Cinema

Pig, un insolito film iraniano tra thriller e commedia, in concorso al Festival di Berlino 2018: la recensione

13

Qualcuno sta uccidendo i più grandi registi del paese, tranne uno.

Pig, un insolito film iraniano tra thriller e commedia, in concorso al Festival di Berlino 2018: la recensione

Qualcuno sta uccidendo i più grandi registi iraniani.
Un serial killer si aggira per Tehran decapitando i nomi più importanti del cinema locale, e Hasan - che è un autore importante ma finito sulla lista nera governativa - quasi ci rimane male di non essere tra le prime vittime. D’altronde, Hasan ha da ridire su tutto: anarchico, un brutto carattere, un idea di eleganza fatta di t-shirt degli AC/DC, dei Black Sabbath e dei Kiss, questo cinquantenne uomo di cinema non si da pace perché la sua storica attrice feticcio (Leila Hatami, sosia iraniana di Virginia Raggi), di cui è anche innamorato, non ha più voglia di aspettarlo e sta per girare un film con un giovane e arrogante autore emergente. Non si spiega perché una giovane attrice di nome Annie lo stalkeri nella speranza di prendere il posto dell’altra sui suoi set e nel suo cuore. Litiga pure con la proprietaria dell’azienda di insetticidi per cui sta realizzando un delirante spot pubblicitario.

Pig è un thriller coi toni della commedia; o una commedia coi toni del thriller, come preferite voi.
Quel che è certo è che un film iraniano decisamente insolito per temi, modi e contenuti: ma d’altronde il suo regista, Mani Haghighi,ci aveva abituato alla sua eterodossia fin dai temi di film come Men at Work, e poi con titoli come Modest Reception e A Dragon Arrives!.
Ma sotto alla commedia, sotto ai momenti slapstick, demenziali, gore in maniera grottesca o addirittura onirici (da segnalare una scena in cui Hasan, in una cella, vive un’allucinazione in cui, suonando la sua racchetta da tennis manco fosse una Gibson SG, suona una sorta di cover di “Hell’s Bells” muovendosi come Angus Young), alla fine anche Pig è un film che parla (anche) della condizione attuale dell’Iran.

L’egocentrismo e la rabbia a volte incontrollata di Hasan, che lo spingono verso situazioni comiche e paradossali, sono infatti figlie anche della condizione di censura cui è sottoposto. E il fatto che a un certo punto diventi il principale sospettato della polizia rispetto agli omicidi è chiaro specchio di una realtà nella quale ogni cittadino può improvvisamente e arbitrariamente finire sotto l’occhio indagatore e repressivo del governo.
Questo piano metaforico, pur non appesantendo il racconto, non è comunque di grande efficacia, specie quando Haghighi inizia a parlare - in maniera forse ambigua, in un contesto dove i social sono stati strumento seppur parziale di garanzie democratico - di quando sia facile finire in una gogna mediatica per via degli stumenti digitali.

Meglio funziona, invece, la presa in giro del maschilismo della società iraniana attraverso il ritratto di un protagonista che, per vivere e sopravvivere, si affida completamente a una schiera di donne: moglie, madre, figlia, amante e così via.
Funziona meglio perché più ovvia e, quindi, meglio gestita in un film che punta primariamente sulla forma e sulla superficie, e che ha in certi suoi simbolismi solo un segno di un retaggio, quello del passato del cinema iraniano, che forse Haghighi non ha ancora del tutto superato.



  • Critico e giornalista cinematografico
  • Programmatore di festival
Suggerisci una correzione per l'articolo
Palinsesto di tutti i film in programmazione attualmente nei cinema, con informazioni, orari e sale.
Trova i migliori Film e Serie TV disponibili sulle principali piattaforme di streaming legale.
I Programmi in tv ora in diretta, la guida completa di tutti i canali televisi del palinsesto.
Piattaforme Streaming