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Peter Ustinov: un aristocratico intellettuale cosmopolita prestato al cinema

Dieci anni fa moriva in Svizzera un attore che è stato molto di più di Hercule Poirot.

Peter Ustinov: un aristocratico intellettuale cosmopolita prestato al cinema

Per i più, specie per quelli della mia generazione, Peter Ustinov è l’investigatore belga Hercule Poirot, il personaggio dei gialli di Agatha Christie che l’attore ha interpretato per ben sei volte, tre al cinema e tre in televisione: la prima in Assassinio sul Nilo nel 1978, l’ultima in Appuntamento con la morte dieci anni dopo.
Dei tanti, tantissimi e diversissimi che ha interpretato nel corso di un carriera sessantennale, Io però associo Peter Ustinov principalmente a tre ruoli: il folle e capriccioso Nerone di Quo Vadis?, il truffatore Arthur Simon Simpson di Topkapi (che gli fece vincere il suo secondo premio Oscar come non protagonista, dopo quello di Spartacus), e  - forse soprattutto - lo sceneggiatore Henry Hellman nel misconosciuto Doppio delitto di Steno, una commedia gialla ambientata nel cuore di Roma e interpretata, oltre che da Ustinov, da Marcello Mastroianni, Ursula Andress e Agostina Belli.
Tre ruoli, questi, che mi sembrano poter riassumere assieme la complessità di un uomo aristocratico e cosmopolita, britannico di nascita e nazionalità ma con origini russe, tedesche, polacche, russe e perfino italiane ed etiopi, capace di un eclettismo artistico e culturale ormai quasi impossibile da rintracciate, e che già ai suoi tempi faceva parlare di lui come un moderno Uomo del Rinascimento.

Peter Ustinov, che nacque il 16 aprile del 1921 nel quartiere Swiss Cottage di Londra col nome di Peter Alexander, Barone von Ustinow, da padre nobile che fu militare, giornalista e agente del Mi5, e da madre pittrice e coreografa, di discendenza regale etiope, non fu infatti solo un attore.
E non fu nemmeno solo regista, sceneggiatore e produttore, ma anche commediografo, scrittore di romanzi per adulti e per ragazzi, ambasciatore dell’UNICEF e personaggio politicamente coinvolto e aggiornato, tanto da essere, dal 1991 fino alla sua morte, il presidente dell’utopico World Federalist Movement.
E ancora poliglotta (parlava fluentemente  inglese, francese, tedesco, italiano, russo e spagnolo, e conosceva anche turco e greco) e appassionato di automobili, nonché affabile conversatore, capace di innumerevoli aneddoti e battute.

Ustinov è per me il simbolo di un essere caratterista che non esiste più, e di un modo di essere nel mondo oramai novecentesco e quasi dimenticato: un Philippe Daverio del mondo del cinema, se volete. E comunque, un uomo e un attore capace di ironia e leggerezza mai banali, ma sempre colte, raffinate e impeccabilmente eleganti.
Purtroppo per noi, dopo la sua morte avvenuta dieci anni fa in Svizzera, dove era andato a vivere per ragioni fiscali, di eredi cinematografici e culturali, Peter Ustinov non ne ha lasciati: ma ha lasciato un ottimo ricordo di sé e del suo umorismo e una dozzina di ruoli davvero memorabili.
 



  • Critico e giornalista cinematografico
  • Programmatore di festival
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