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Per un pugno di dollari: pseudonimi, una causa per plagio e lo sconosciuto Clint Eastwood che era la quinta scelta

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Nessuno sapeva che Per un pugno di dollari sarebbe stato un successo planetario. Non lo sapeva Sergio Leone (che si era firmato con uno pseudonimo), non lo sapeva Clint Eastwood e non lo sapevano i 15 milioni di italiani che l'hanno visto al cinema.

Per un pugno di dollari: pseudonimi, una causa per plagio e lo sconosciuto Clint Eastwood che era la quinta scelta

Nel 1964 era di circa 220 lire il prezzo del biglietto per vedere un film al cinema.
Quello fu l'anno in cui Sergio Leone realizzò il suo sogno di girare un film western con Per un pugno di dollari. A vederlo in sala ci andarono quasi 15 milioni di italiani che in quel momento non avevano idea della rivoluzione di linguaggio cinematografico che il regista aveva innescato, né di quanto iconica sarebbe diventata l'immagine con cappello, poncho e sigaro di quel giovane e sconosciuto attore americano di nome Clint Eastwood. Prima di lui, la sceneggiatura (tradotta, pare, in un inglese non impeccabile) fu inviata a Henry Fonda (che non la lesse mai perché il suo agente non gli fece arrivare la proposta), James Coburn (che accettò ma chiese 25mila dollari, troppo), Cliff Robertson (anche per lui cachet inarrivabile per i produttori italiani) e Charles Bronson che rifiutò in quanto "il copione era uno dei peggiori che avessi mai letto" ma soltanto dopo capì che non era importante perché "era la regia di Leone a fare la differenza". Alla fine Eastwood fu notato in telefilm Gli uomini della prateria e accettò il ruolo per 15mila dollari.

Come da tradizione all'epoca (che durò ancora per molti anni), Sergio Leone firmò la regia con lo pseudonimo di Bob Robertson perché i nomi stranieri aggiungevano attrattiva per il pubblico aumentando le possibilità commerciali di un progetto, soprattutto nel genere western. Anche Gian Maria Volontè compariva come John Wells e lo stesso Ennio Morricone era il compositore Dan Savio. Il trionfo del film fu tale, però, che già dal successivo i nomi corretti furono dichiarati per rivendicare la produzione italiana alle spalle di quella che sarebbe diventata la trilogia del dollaro, con Per qualche dollaro in più e Il buono, il brutto, il cattivo.

Nonostante di western italiani ne fossero già stati girati, Per un pugno di dollari è considerato il primo spaghetti western per l'ampio riscontro di pubblico e critica a livello internazionale guadagnato dal film.
Chi ha coniato l'espressione spaghetti western inizialmente usata dai critici cinematografici stranieri con un'accezione dispregiativa? Una leggenda dice che fu John Ford, il grande maestro del western americano, regista di opere come Ombre rosse e Sentieri selvaggi, ma più probabilmente è stato il famoso critico spagnolo Alfonso Sánchez.

Il termine macaroni western è invece più diffuso in Giappone, un paese che non ha mai nascosto l'apprezzamento per le versioni italiane dei cowboy a cavallo. D'altro canto Leone si ispirava proprio ai film di Akira Kurosawa per le sue storie di scontri e vendette. Famosa è la disputa legale avviata dalla Toho Company per plagio nei confronti di Per un pugno di dollari che risultava, secondo loro, identico a La sfida del samurai del 1961. La causa si concluse con la vittoria di Kurosawa che acquisì i diritti (con relativi introiti) per distribuire il film di Leone nel continente asiatico e per questo motivo ci vollero tre anni prima che il film potesse arrivare anche nelle sale americane (Clint Eastwood, infatti, doppiò la sua voce per la colonna audio nel 1967, non essendo una pratica comune l'audio in presa diretta sui set di quei film).

Qui sotto la locandina originale del 1964 di Per un pugno di dollari.

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