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Per Marco Mueller è una Mostra venuta col buco

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Immutabile nel corso degli anni (cambiano quasi solo i nomi e i titoli), si è svolta a Roma la conferenza stampa di presentazione della 68° edizione della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia.

Per Marco Mueller è una Mostra venuta col buco

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Per Marco Mueller è una Mostra venuta col buco


Immutabile nel corso degli anni (cambiano quasi solo i nomi e i titoli), si è svolta a Roma la conferenza stampa di presentazione della 68° edizione della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia.

Ancor più degli altri anni, però, le parole del Presidente della Biennale Paolo Baratta e del Direttore della Mostra Marco Müller sono state concentrate soprattutto sul versante più critico del Festival di Venezia, quello che anche il Ministro Galan, in visita a Cannes, aveva sottolineato: quello logistico, strutturale e organizzativo.
Con il nuovo Palazzo del Cinema che è una cattedrale fantasma, che non si sa nemmeno se vedrà mai la luce, gli sforzi della Biennale sono andati in altre direzioni. Lo ha ricordato da subito lo stesso Baratta, dopo i ringraziamenti di rito a Ministero della Cultura, Comune di Venezia e sponsor vari: “Alla fine della 67esima edizione era chiaro che era il momento di impegnarci in spazi e luoghi,” ha detto il presidente, “la necessità era quindi quella di diventare soggetti paritari nel contesto del Lido. Abbiamo chiesto la concessione di diversi spazi al comune per poterli gestire direttamente, e ci sono stati concessi; abbiamo affittato spazi esterni e privati, anche quelli da utilizzare in libert ; abbiamo rinnovato la Sala Grande; tutto questo per non rimanere con le mani in mano in attesa del grande progetto del nuovo Palazzo del Cinema.”
Anche Müller è intervenuto in questo senso, sostenendo che “la Mostra quest’anno sarà viva, non solo grazie agli spazi e ai luoghi ma anche agli orari, che permetteranno di viverla nella sua interezza fino a notte inoltrata”.

Dove, per interezza, si intendono anche le intersezioni tra la Mostra e le altre attività della Biennale, ha sottolineato Baratta. Intersezioni che nascono soprattutto dalla “crescente importanza della sezione Orizzonti, che quest’anno sarà protagonista anche sul tappeto rosso, e che rispecchia la grande vitalità del cinema, spesso ibridato con la video arte.” E i riferimenti all’opera Leone d’Oro 2011, The Clock, in esposizione all’Arsenale, sono stati numerosi.

Quanto al cinema e al programma intesi in senso tradizionale, Marco Müller ha sostanzialmente e saggiamente lasciato che l’elenco dei film selezionati (che trovate cliccando qui) parlasse da solo.
Il Direttore si è detto “sereno” per il futuro della Mostra, perché “il sistema di spazi e organizzativo è tornato ai livelli che Venezia merita, e perché il Festival crea una visibilità che consente un’altalena continua tra il potere d’attrazione estetico dei film e il valore di mercato che si rivela attraverso la partecipazione alla Mostra di numerosi spettatori e appassionati.”
Müller ha voluto ricordare il Premio Gucci destinato alle personalità femminili del mondo del cinema, quello per il 3D, e l’attenzione che la Mostra ha e ha avuto per il passato: “a testimonianza del fatto che ciò che oggi viene presentato in Orizzonti esisteva anche negli anni Sessanta e Settanta, anche nel nostro paese: gli esempi dei lavori di Roberto RosselliniNicholas Ray che presenteremo ce lo ricordano.” Ha sottolineato la “scoperta” della cinematografia samoana (in concoso in Orizzonti con The Orator)  e il fatto che Controcampo Italiano “si espande e offre lo spazio a quel cinema del reale all’interno del quale stanno crescendo nuove personalità registiche del nostro paese.”
Quanto al concorso, pochi gli accenni. Giusto al fatto che ci saranno due fumettisti (Gipi e la Satrapi) che ci saranno “tante opere seconde, perché la Mostra vuole mostrare la conferma dei talenti emergenti, alle prese con la loro prova tradizionalmente più difficili.”

Müller
, che sia il suo ultimo anno veneziano o meno, è apparso comunque più carico che mai. E orgoglioso. Come lui stesso ha sostenuto: “non tutte le Mostre riescono col buco: questa probabilmente sì. Ce l’abbiamo fatta.”
Però la voragine dei lavori davanti al Casinò, c’è sempre.
E c'era sempre anche il buffet finale, di cui, se volete, potete leggere qui.
 
qui la nostra video intervista a Marco Mueller



  • Critico e giornalista cinematografico
  • Programmatore di festival
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