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Per fortuna che c'è Lars von Trier. Elogio di un grande manipolatore

Perché si ama il cinema di un regista spesso odiato ma poche volte compreso.


Pochi registi al mondo hanno diviso critica e platee come Lars von Trier. Chi scrive ricorda nel 2000 l'entusiasmante premiere di Dancer in the Dark al Festival di Cannes: nell'immensa salle Lumière, tempio dedicato alla celebrazione del cinema, nel buio parte una vera e propria ouverture operistica, le maestose tende si aprono e sullo schermo inizia un viaggio straziante ed entusiasmante nella vita di questa ragazza eroica e sfortunata, tradita dalla vita e dagli amici, fino al tragico finale (pochi film hanno saputo rendere in modo tanto straziante l'ascesa al patibolo). Quando si riaccendono le luci tutti, senza eccezione, hanno gli occhi rossi e il fazzoletto in mano e la sala esplode in una vera e propria ovazione. Sconvolta in tutti i miei sensi, dopo anni di frequentazione cinematografica e centinaia di film visti, esco dalla sala e nel collegamento con Coming Soon annuncio felice il sicuro vincitore della Palma d'oro. Monica Maja, che intervista i critici italiani dopo la proiezione, riscontra invece molte reazioni di fastidio e di odio incentrate sui seguenti punti: è un film che manipola lo spettatore, misogino e disonesto. Più o meno le stesse accuse mosse 4 anni prima a Le onde del destino, dove buona parte della critica nostrana, di un film rigoroso e meravigliosamente dreyeriano, si concentra quasi esclusivamente sul suono salvifico delle campane che a suo dire legittimerebbe il sacrificio di Bess (una delle tante parenti della Joe di Nymphomaniac).

Ora, non so per voi - sicuramente questo non vale per molti - ma per me il cinema è l'arte della manipolazione: sono sempre grata ai registi che mi fanno piangere, ridere, sanno lasciarmi a bocca aperta, mi fanno pensare e anche soffrire e arrabbiare. E mi aprono porte di mondi interiori di cui nemmeno sospettavo l'esistenza. Per questo amo Stanley Kubrick, che di questa Arte è stato il massimo cantore. I film neutri, carini, accessori, posso vederli anche con piacere ma non è certo a causa loro che ho scelto di fare questo lavoro.

Chi vuole affrontare con lo spirito giusto il cinema di Von Trier deve vederlo tabula rasa, libero da pregiudizi, disposto a mettersi in discussione come lui fa. Sempre. Come tutti i grandi egocentrici, infatti, Lars Von Trier non può evitare di mettersi in gioco in prima persona. Lo fa sempre attraverso i personaggi femminili, che mette e dove si mette letteralmente a nudo. Le sue donne sono vittime della società maschile (e non ci sembra, vedendo quello che succede quotidianamente, che si sia inventato niente), costrette al sacrificio di sé, ma consapevoli della propria antica e demoniaca forza (vedi Antichrist, un film intimamente compreso dalle donne e in genere detestato dagli uomini). La donna cambia gli altri attraverso il sesso: è forza salvifica e generatrice di vita ma anche di piacere e terrore, irrompe nell'ordinato mondo maschile con l'anarchia del suo corpo desiderato e temuto (la famosa ansia di castrazione e il senso del peccato di cui lo stesso Von Trier è vittima). Come si possa definire misogino un regista che eleva le figure femminili a una statura mitica e fa vincere tutti i premi possibili alle sue splendide protagoniste resta per noi un vero mistero.

Un tempo c'erano Ingmar Bergman e Andrzej Tarkovsky, padre putativo del regista, che lo ringrazia anche nei titoli di coda di Nymphomaniac. Molti li trovavano oscuri o “pesanti”, ma nessuno si sarebbe mai sognato di tacciarli di disonestà. Lars Von Trier ne riprende e ne esalta la lezione senza però – a differenza dei suoi illustri colleghi – dimenticare il suo lato ludico e infantile. Ecco così che, nel bel mezzo della drammatica storia della protagonista di Nymphomaniac, si verificano situazioni o si pronunciano battute che fanno intenzionalmente ridere, alleggerendo il tono del racconto e avvicinandolo ancor più alla vita reale. Von Trier conosce più di altri l'uso del paradosso e dell'assurdo, il ridicolo di certi momenti che accadono nei posti e nei momenti più impensati. Ridicolo è l'uomo nel suo eterno dibattersi su questa terra. A questo suo lato più irriverente appartengono ovviamente anche le sue note provocazioni, le battute stonate, le risposte di impeto a domande idiote e accusatorie, i silenzi stampa e le esternazioni inattese, la fantastica t-shirt con cui risponde a un festival che lo premia e lo corteggia ma lo dichiara poi persona non grata. Momenti che non nascono sempre dalla voglia di scherzare ma anche dall'autentica sofferenza che quest'uomo generoso e un po' matto prova nella sua vita reale. Il suo, come quello di Franz Kafka, è un mondo cupo in cui solo i tristi non riescono a leggere l'umorismo che lo pervade. Perché la tragedia è sempre l'altra faccia della commedia e Lars Von Trier indossa sempre contemporaneamente entrambe le maschere.

Se non lo conoscete e siete curiosi di farlo, vi consiglio il suo meraviglioso The Kingdom/Riget,  (le due serie sono facilmente reperibili in cofanetto), dove tutti questi elementi si alternano. E' lui stesso, cerimonioso con smoking e papillon, a commentare alla fine le mostruosità che accadono nell'ospedale danese tra spettri, incontri sessuali e inquietanti fenomeni. Come ogni soap che si rispetti fa ridere, fa piangere e fa – per una volta – perfino paura. E poi vedete Idioti – dove già prima di Nymphomaniac e senza altrettanto clamore mondiale appariva del sesso non simulato –, fin dal titolo perfetto paradigma di tutto il suo cinema. Poi, se siete stati catturati, recuperate il resto e arriverete volentieri con lui fino alla fine del mondo (Melancholia, capolavoro assoluto) e oltre. Basta che non abbiate paura di farvi condurre per mano dal Folle dei Tarocchi, che non vi garantisce nessuna certezza ma vi assicura esperienze che nella vostra vita, probabilmente, non vivreste mai.





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