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Per favore: non chiamatelo “Mastrandrea”

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Personaggi e film di un ragazzo che ha cominciato dicendo la sua al Maurizio Costanzo Show ed è arrivato lontano.

Per favore: non chiamatelo “Mastrandrea”

Non ama le interviste e detesta rispondere alla domanda: “Parlami del tuo personaggio”.

Anche se a lanciarlo è stata la tv generalista, le sue scelte artistiche sono sempre serie, rigorose e piuttosto lontane dal gusto nazional-popolare.

Alla dizione perfetta preferisce un accento romanesco che racconti la sua storia.

Il suo motto è: “Preferisco essere una persona felice” e sul braccio si è tatuato la frase: “Tutto è puro per i puri”.

Al "metodo" di Al Pacino, Robert de Niro etc. preferisce "l'antimetodo", che non comporta l'odentificazione totale con il personaggio.

Adora Monicelli e Moretti, mentre Muccino non è esattamente nelle sue corde.

Il suo nome è Valerio Mastandrea e a considerarlo uno dei più bravi attori italiani degli ultimi dieci anni sono e sono stati in molti, a cominciare da Daniele Vicari, Francesca Archibugi, Paolo Virzì e da Carlo Mazzacurati, che lo ha voluto fra i protagonisti del suo ultimo lavoro La sedia della felicità .

In occasione dell'uscita di questo film vogliamo raccontarvi qualcosa di lui e di alcuni dei suoi personaggi.


Ladri di Cinema (1994) e Palermo-Milano solo andata (1995)

Anche se il debutto nel mondo dello show business avviene sulle tavole del palcoscenico, Valerio Mastandrea è uno di quegli attori che hanno la faccia da cinema, una faccia che attraverso primi e primissimi piani esprime un'urgenza di comunicare la propria visione delle cose. Lo intuiscono Piero Natoli, che nel '94 lo vuole nel cast corale di Ladri di cinema, e soprattutto Claudio Fragasso. In Palermo-Milano solo andata quest'ultimo gli affida la parte dell'agente Tarcisio Proietti, che durante il viaggio per portare dalla Sicilia alla Lombardia il “ragioniere della Mafia” Turi Arcangelo Leofonte, così dialoga con il personaggio di Ricky Memphis: “A Remo, te la posso fa una domanda: ma quando se spara a uno che se Sente?”...“Er botto!”.

 

Tutti giù per terra (1997)

Valerio Mastandrea, che nella vita è un ragazzo saggio e poco indulgente con se stesso, è uno studente pigro, svogliato e senza punti di riferimento in Tutti giù per terra di Davide Ferrario, spaccato del malessere di una generazione meno arrabbiata delle precedenti, restia all'idea di maturare e votata alla rassegnazione. I collaboratori del regista non sono d'accordo con la sua decisione di assegnare il ruolo del protagonista a un attore così geograficamente connotato. La vittoria di Mastandrea del premio per la migliore interpretazione maschile a Locarno li fa ricredere immediatamente.

 

L'odore della notte (1998)

Diretto da Claudio Caligari, L'odore della notte è un vero gioiellino, una specie di noir all'amatriciana in cui ritroviamo un magnifico Marco Giallini e perfino, in un cameo, Little Tony. Valerio Mastandrea, che accompagna la narrazione con la sua voce fuori-campo è Remo Guerra detto "l'ex poliziotto-quello delle rapine", un duro di borgata che dalla legalità passa alla criminalità e che sta fra Tarantino e i protagonisti della letteratura hard-boiled. La sua romanità è rabbiosa, a differenza di quella “gentile” dell'attore.

 

Velocità massima (2001)

La collaborazione fra Valerio Mastandrea e Daniele Vicari comincia con Velocità massima e prosegue con L'orizzonte degli eventi , presentato a Cannes nel 2005. Il primo dei due film, ribattezzato “la risposta italiana a Fast and Furious”, ci porta nell'universo delle corse automobilistiche clandestine romane, ambiente losco nel quale il meccanico Stefano introduce il giovane mago dei motori Claudio. L'attore è alle prese con un personaggio spregevole, di cui non condivide la passione per le macchine. Quanto alla veloctà, spiegherà in seguito di preferire quella costante.

 

Notturno Bus (2007)

“Qual è il segreto degli autisti di autobus?”
“La divisa, ha un fascino tutto al contrario: puoi far colpo su donne del 50, sia di taglia che di età”.
Questo è soltanto uno dei brillanti dialoghi del film di Davide Marengo Notturno Bus, curioso mix di commedia gangsteristica, noir metropolitano e commedia sentimentale. Il personaggio del conducente Franz è perfetto per Valerio Mastandrea, che gli dà un'aria fra il distratto e il malinconico senza dimenticare di trasmettergli la sua grande ironia. Per l'attore il copione è pieno zeppo di spunti e sulle prime afferrare l'essenza del personaggio non risulta per lui un compito semplice.

 

Non pensarci (2007)

Il ruolo di musicista punk-rock che da Roma torna nella nativa Rimini dopo aver perso ispirazione e fidanzata,  appassiona Valerio Mastandrea, che guarda ai suoi sconclusionati fratelli e genitori con divertito cinismo e osserva la provincia ora con indolenza, ora con stupore. Non pensarci piace a tutti nella sua comicità soffusa e diventa una serie tv diretta dallo stesso regista ( Gianni Zanasi) e interpretata dagli stessi attori (con Valerio ci sono Giuseppe Battiston e Anita Caprioli).

 

La prima cosa bella (2010)

La prima cosa bella è il terzo film che Valerio Mastandrea gira con Paolo Virzì dopo N io e Napoleone e Tutta la vita davanti . Questa volta, però, la collaborazione gli frutta il David di Donatello. In primo piano qui c'è una famiglia disgregata che riesce a ritrovarsi, spunto interessante per un attore figlio unico di genitori separati fuggito presto di casa. La mamma è Stefania Sandrelli, di cui Valerio dirà: “Ti mette una busta in testa e ti porta dove vuole, non perché ti soffoca, ma perché ti travolge”.

 

Romanzo di una strage (2012)

Avvicinandosi a Mario Calabresi in Romanzo di Una strage di Marco Tullio Giordana, Valerio Mastandrea si conferma artista “politico”. L'immersione nei tragici eventi legati ala strage di Piazza Fontana segnano una nuova fase nel suo percorso umano, in cui comincia a interrogarsi sul tema dell'impunità. Mastandrea sceglie di non incontrare la famiglia Calabresi, mosso dal pudore e dalla necessità di farsi una propria idea sul personaggio e il suo destino.

 

Gli equilibristi (2012)

A Valerio Mastandrea sarebbe tanto piaciuto recitare in un vecchio film di Mario Monicelli o in uno dei tanti capolavori del Neorealismo. L'esperienza de Gli Equilibristi di Ivano De Matteo, che pure è un film squisitamente legato all'attualità, e quindi all'Italia della crisi economica, gli dà l'opportunità di calarsi in personaggio che non è poi così distante da Umberto D. o dal protagonista di Ladri di biciclette. E' questa secondo noi l'interpretazione migliore di Valerio, che vince il suo secondo David di Donatello.

 

Il comandante e la cicogna (2012)

L'idraulico Leo, con cui chiudiamo questa nostra galleria, è fra i personaggi di Valerio Mastandrea che gli somigliano di più, se è vero che il maggior pregio – e insieme difetto – dell'attore è l'onestà. Diretto da Silvio Soldini, ne Il comandante e la cicogna Mastandrea recita per la prima volta con l'accento napoletano e a vederlo e ad ascoltarlo sembra quasi di ritrovare Eduardo De Filippo.



  • Giornalista specializzata in interviste
  • Appassionata di cinema italiano e commedie sentimentali
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