Penso che un sogno così - storia di un film autoprodotto

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Penso che un sogno così - storia di un film autoprodotto

Penso che un sogno così - storia di un film autoprodotto

Il cinema è qualcosa che moltissimi sognano: sono innumerevoli le persone che hanno ambizioni da registi, ma che, a parte lamentarsi (non senza ragioni) di un mondo chiuso e inaccessibile, fanno poco in realtà per trasformare questi loro sogni in realtà. Marco De Luca, giovane romano, non è tra questi. Dopo aver studiato la materia in Europa e negli Stati Uniti si è perfezionato presso lo European Film College, istituto danese fondato nel 1994 da alcuni registi vicini al Dogma vontrieriano. Tornato a Roma ha collaborato come assistente alla regia in vari film e fiction (spesso americani) per poi approdare a in tv come regista di format televisivi sui giovani. Nel frattempo continuava a girare corti, ma a un certo punto ha sentito la necessità di confrontarsi con il lungometraggio, con tutte le possibilità e tutti i problemi che questa forma può comportare.

Nasce quindi Penso che un sogno così, film girato in due settimane con soli 9000 euro messi insieme da De Luca e dai suoi amici attori che recitano nel film. Protagonista delle vicende è un gruppo di amici, due dei quali proprio attori: Elisa, una di loro, scopre di essere gravemente malata e decide quindi di portare il fidanzato e l’altra coppia che compone il gruppo nella villa al mare dei genitori, nella quale non tornava da quando anni prima morì suo padre. L’intenzione di Elisa è quella di passare un weekend felice e sereno con le persone a cui vuole bene, ma le cose non andranno proprio così: ci sono legami perversi e sotterranei che uniscono i quattro amici, e lentamente verranno alla luce facendo esplodere le tensioni.

“La storia è nata dopo una festa a casa di amici dove due ragazze si sono confrontate sul tradimento del ragazzo di una con l'altra,” racconta il regista. “Erano migliori amiche, ora non lo sono più. Sono tornato a casa e mi sono messo a scrivere la storia di getto.” De Luca ha fatto dei suoi protagonisti degli attori perché molti dei suoi amici lo sono, e perché “sono degli "esseri" incredibili, lavoro con loro in maniera maniacale. Per loro è difficile ma anche molto soddisfacente.” E a proposito di attori, da segnalare che al film partecipano anche Hélène Nardini e Elena Bouryka.

Ma per quanto si possa conoscere bene una realtà, girare un lungo con solo un "parco luci" ridotto al minimo e una Sony HZ1 HD, e con un budget tanto ridotto, non sempre è facile. “I problemi sono stati davvero innumerevoli, a volte alcune scene sono radicalmente cambiate per sopperire a qualche mancanza o problema. Ma, dice il regista, girare in questo modo vuol dire anche avere la libertà di poter fare e girare come più ti piace, cosa che difficilmente ti sarebbe concessa altrimenti.

Ora Marco De Luca ha tra le mani il frutto di tanta fatica e di tanti sogni. Cosa può fare un giovane regista indipendente, che come lui si è autoprodotto, per far conoscere e circolare il suo film? “Quello che sto cercando di fare con questo film è di farlo girare il più possibile,” ha detto Marco. “lo sto spedendo a giornalisti, case di produzione e distribuzioni. Poi ovviamente c'è la via dei festival e speriamo anche li di avere un pizzico di fortuna!!” Non ci resta che augurargli in bocca al lupo.



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