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Passengers: la nostra visita esclusiva sul set del film con Jennifer Lawrence e Chris Pratt

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Il film di Morten Tyldum, regista di The Imitation Game, arriva nei cinema italiani il 1 gennaio 2017.

Passengers: la nostra visita esclusiva sul set del film con Jennifer Lawrence e Chris Pratt

Passengers Set visit: solitudine nello spazio e il fantasma di Stanley Kubrick

Screen Gems Studios, Atlanta, 3 dicembre 2015

Il quarantasettesimo giorno di lavorazione dei settantadue previsti per la realizzazione di Passengers è senza dubbio uno dei più duri, non tanto per la difficoltà della scena in sé - si tratta del primo "appuntamento" tra Jennifer Lawrence e Chris Pratt, che siedono al bancone del bar serviti dal barman Michael Sheen - quanto perché il giorno precedente si è girato per ben quindici ore, e un po' tutti sono visibilmente stanchi.

I set costruiti per il film diretto da Morten Tyldum sono immensi. "Se vuoi far arrivare al pubblico il senso di solitudine e desolazione di due figure costrette a vivere il resto della loro vita isolate, il modo migliore è inserirle in spazi enormi, vastissimi." A dichiararlo è lo scenografo Guy Hendrix Dyas, che ha avuto otto settimane per inventare tutte le scenografie del film: "In tutto abbiamo costruito quarantacinque set, che non sono poi così tanti per una produzione di queste dimensioni."
Dall'estetica dei corridoi e dei balconi dell'astronave, il riferimento principale sembra subito (e poteva onestamente essere altrimenti?) 2001: Odissea nello spazio di Stanley Kubrick "Non puoi non essere influenzato da quello o altri capolavori del genere - sorride lo scenografo - devi soltanto cercare di prendere il meglio da quelle opere. Un film di fantascienza senza pistole o mostri è così raro che non potevo non salire a bordo! Per le scenografie mi sono sbizzarrito, sono passato dai colori vivaci di alcuni ambienti come i negozi o i ristoranti della nave spaziale a quelli asettici delle sale di controllo o dei macchinari. Negli esterni dovevamo anche mostrare il tempo che passa, le erosioni. E' stata una bella sfida produttiva".

Dopo Guy Hendrix Dyas il prossimo membro del cast che viene a parlare con i giornalisti sul set è la costumista Jany Temime: "Per Passengers ho voluto realizzare dei costumi minimalisti, pratici, che rispecchiassero la praticità e la comodità. Poi quando hai presenze sceniche come Jennifer Lawrence e Chris Pratt loro vestono benissimo qualsiasi cosa. Ho scelto colori molto neutri, li volevo in armonia con la nave spaziale. Lo spettatore non doveva essere disturbato dallo sfarzo dei costumi. I colori sempre più accesi sottolineeranno l'evoluzione della love story di due persone costrette a essere insieme da sole." E' stato difficile a livello estetico coniugare l'aspetto romantico della storia con un genere visivamente così codificato? "No perché non l'ho trattato come un film di fantascienza ma come una storia d'amore tra un uomo e una donna dispersi, che hanno soltanto loro stessi. Ho esplorato al massimo anche la loro sessualità e la loro classe sociale. Il personaggio di Chris proviene dalla working class, è un meccanico e volevo che questo arrivasse al pubblico, era molto importante sottolineare le loro differenze sociali per capire quanto si impegnano a unirsi. Jennifer non doveva invece avere un look specifico, ne ha molti. Michael Sheen voleva rendere omaggio a Kubrick, così è vestito come il barman di Shining. Sorpresa, siamo degli intellettuali noi!"

Quando veniamo portati sul set dove si svolgerà la scena che stanno girando ecco che il riferimento appena fatto all'altra pietra miliare di Kubrick diventa impossibile da non cogliere. Il bancone del bar, le bottiglie sistemate dietro di esso e soprattutto il modo in cui il tutto viene illuminato rappresentano un omaggio esplicito alle scene che vedevano protagonisti Jack Nicholson e Joe Turkel nei panni dell'inquietante bartender Lloyd. Una volta accomodati nella postazione da cui possiamo vedere le riprese senza disturbare ecco che Jennifer Lawrence, Chris Pratt e Michael Sheen iniziano le loro personali variazioni su dialoghi che raccontano di come i due protagonisti cerchino di "rompere il ghiaccio" aiutati dall'ironia sottile dell'androide che prepara loro i rispettivi drink. Se Pratt segue con disinvoltura il copione senza discostarsene troppo, Sheen e soprattutto la Lawrence provano a fornire a Tyldum diverse interpretazioni del tono delle loro battute, cambiando spesso il ritmo con cui le pronunciano e in qualche caso rendendole più discorsive.

Dopo circa una ventina di minuti arriva il produttore del film Neal H. Moritz: "Ci abbiamo messo quattro mesi per costruire tutto questo, a parte i primi due giorni il film intero è girato in questi studi. In location abbiamo realizzato solo la scena di un cinema e quella di un ristorante francese. Si tratta di un film dal budget contenuto rispetto alle dimensioni della produzione e degli effetti speciali. Adesso a Hollywood si fanno moltissime revisioni sui budget perché sono aumentati in maniera spropositata. Ovviamente preferiscono puntare su prodotti già consolidati col pubblico come sequel, reboot etc. Storie originali come questa possono incontrare difficoltà a essere realizzate. Sono abbastanza sicuro che se non fossi il produttore di Fast and Furious avrei avuto molte più difficoltà a realizzare anche Passengers".
La domanda successiva riguarda la scelta dei due attori protagonisti: "Semplicemente volevamo Jennifer e Chris a tutti i costi, ma la finestra temporale per averli era brevissima, dovevamo fare tutto alla perfezione. C'è voluto un po' per ottenere il nulla osta dalla Sony per la realizzazione del film ma alla fine la pre-produzione è stata normale, anzi forse anche più lunga del previsto. Loro sono perfetti per impersonare due ruolo che vengono da classi sociali differenti, hanno diversi tipi di biglietti. C'è una scena divertentissima in cui Chris vuole prendere del latte mocha da una macchina ma finisce per avere un semplice caffè a causa del suo biglietto. Si tratta di due figure molto differenti. Due motivi molto diversi per voler andare nello spazio."
E invece la scelta di Tyldum per la regia? "Quando Morten ci ha parlato per la prima volta della sua idea di Passengers ha menzionato soltanto la potenza emotiva dei personaggi e il loro viaggio emozionale. Nulla riguardo l'estetica del l'operazione o il suo approccio al genere. Appena ha lasciato la stanza sapevamo che sarebbe stato lui il regista di Passengers."

Dopo Moritz è il turno di colui che rappresenta l'anima prima e forse quella più importante dell'intera produzione, lo sceneggiatore Jon Spaiths: "Tutto nasce dall'esperienza di essermi trasferito in una città in cui non conoscevo nessuno e non avevo soldi. Ho vissuto isolato per molto tempo in quel periodo. Volevo raccontare quella sensazione desolante, ero attirato soprattutto dall’idea di rappresentare l'isolamento. La fantascienza spesso riesce a esteriorizzare le emozioni interne all'essere umano, Passengers nasce da questa volontà. Racconta una storia d'amore e quello che spesso le persone si nascondono per non perdere l’amato." Passengers è uno script che era nella famosa blacklist delle migliori opere non prodotte. Come mai ci ha messo tanto per essere realizzato e come è cambiato dalla prima stesura?: "La parte che è più cambiata dal 2007, anno della comparsa della sceneggiatura, è senza dubbio il terzo atto, il finale della storia. Molti sono rimasti spiazzati e avevano idee contrastanti su come il film doveva finire, hanno cercato di cambiarlo per ragioni commerciali perché non si sentivano sicuri, io stesso ho dovuto fare alcuni aggiustamenti in corsa per poterlo realizzare, anche se in sostanza è rimasto in sostanza lo stesso. Sarà una sorpresa enorme per il pubblico". Può parlarci anche delle influenze che la sceneggiatura contiene? "Le mie ispirazioni sono forse più letterarie che cinematografiche. Ovviamente 2001: Odissea anello spazio non può essere ignorato, quello è il momento in cui arte cinematografica e scienza si sono incontrati. Tutti i film con pretese simili come Gravity o Interstellar hanno qualcosa del film, e non posso negare che anche questo film ne abbia...Essendo Passengers la mia prima sceneggiatura qualche eco di questa storia così personale può essere trovato in altri lavori che ho trovato dopo, come ad esempio Prometheus, ma si tratta di film totalmente differenti, soprattutto di processi produttivi oserei dire opposti. Penso di aver scritto tutti i miei film successivi grazie a Passengers".

Finita di girare la scena ecco che anche i tre attori arrivano velocemente a salutarci e scambiare qualche battuta. Il primo a prendere la parola è il sempre cordialissimo Michael Sheen: Volevo trovare l'equilibrio tra la parte umana e quella artificiale del mio personaggio. La sua coscienza prevede che sappia di essere un androide, e questo alla fine ne detta anche la fisicità. E' stato molto interessante dover esprimere questa percezione. E' programmato per gestire certe cose e non sa come farne altre, deve imparare, per lui è una novità che non sa sempre come affrontare al meglio."
"L'ultima cosa che volevo fare era un altro grosso film dopo Hunger Games - dichiara Jennifer Lawrence - stavo quasi per non leggere la sceneggiatura, poi l'ho fatto e mi è entrata sotto pelle. Alla fine ho accettato anche sapendo che i tempi per realizzarlo per me sarebbero stati forsennati. Ma è una storia d'amore così originale e ben scritta che non potevo proprio lasciarmela scappare.”
Chris Pratt ha avuto un approccio simile a Passengers: "E' stata la mia agente che con la sua forza di persuasione mi ha fatto leggere lo script, continuava a propormelo in maniera gentile ma decisa, alla fine l'ho letto e me ne sono innamorato. E' un personaggio molto diverso da me, e questo nella maggior parte dei casi è un bene perché ti stimola a fare sempre meglio, ti costringe a cercare nuove sfumature al tuo mestiere."

Passengers uscirà nei cinema italiani il 1 gennaio 2017:

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