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Parliamo delle mie donne, il film che omaggia il fascino della rockstar Johnny Hallyday

Con il film Parliamo delle mie donne, il regista Claude Lelouch torna a dirigere il più celebre musicista e divo rock francese dopo quarant'anni.

Parliamo delle mie donne, il film che omaggia il fascino della rockstar Johnny Hallyday

La musica e il cinema si fanno sedurre sempre dal carisma. Una collaborazione costante, quella fra le due arti, che ha rappresentato anche un gran bacino di talenti buoni per il cinema, non solo per la musica. Qualcosa che è successo spesso negli anni d’oro del cinema italiano, fra gli anni ’60 e ’70, ma anche del cinema francese, non a caso spesso uniti da coproduzioni di grande successo che hanno permesso un grande scambio artistico e di immaginario. Uno degli ultimi dannati come stile e e fascino della musica francese fra rockstar e ballate, è senz’altro il compianto Johnny Hallyday, “l’Elvis transalpino”, stroncato nel 2017 da un cancro ai polmoni.

Parliamo delle mie donne: Il film

Gli ultimi due ruoli da protagonista al cinema, Johnny Hallyday li deve a Claude Lelouch, il più leggero degli autori di commedia, romantiche o musicali, o entrambe le cose nella maggior parte delle volte. Nel 2013 ha regalato un ruolo omaggio, non privo di elementi autobiografici, al grande seduttore, seppur schivo, Johnny Hallyday.

Parliamo delle mie donne, in originale Salaud, on t'aime, che suona come: Bastardo, ti amiamo, mette in scena l’idea di un medico che, per far riconciliare il suo miglior amico Jacques Kaminsky (Hallyday), grande celebrità internazionale della foto di guerra, con le quattro figlie, dal nome Primavera, Estate, Autunno e Inverno, avute con quattro madri diverse, dice loro che il padre è vittima di una malattia incurabile e che gli rimane poco da vivere. 

Ormai si è trasferito in un sontuoso chalet in un piccolo paese ai piedi del Monte Bianco, lontano da Parigi, con la sua nuova compagna. Non sospetta niente della grande menzogna, ma vede nella curiosa coincidenza di ritrovarsi con figlie e nipoti la possibilità di riconciliarsi di un passato turbolento, e dei tanti anni in cui non si è minimamente occupato di loro. Una classica atmosfera da parenti serpenti, in cui l’occasione di ritrovarsi in uno spazio limitato farà esplodere conflitti, segreti, rivelazioni, menzogne e verità. Il tutto guidati dalla mano agrodolce di Lelouch, qui al suo 44esimo film, e dalla figura carismatica di Johnny Hallyday.

Johnny Hallyday, l’Elvis francese

Claude Lelouch aveva già diretto il musicista nel 1972 ne L’avventura è l’avventura, dove interpretava sé stesso accanto a Lino Ventura e Jacques Brel. Lo dirigerà poi un‘altra volta, poco prima della morte di Hallyday, in Chacun sa vie (2017), con al fianco Jean Dujardin.

A 14 anni, vedendo al cinema Amami teneramente che Jean-Philippe Smet, il suo vero nome, scopre Elvis Presley, il rock, e capisce di aver trovato la sua strada, decidendo di diventare un rocker. Siamo nel 1957, mentre lui era nato a Parigi nel 1943, da madre francese e padre belga, una famiglia di artisti risalenti al XVII secolo, che lo porta con sé in tournée per l’Europa. Ha venduto oltre cento milioni di dischi, in una carriera lunga 57 anni e 75 album. Ha cantato 1154 canzoni e 540 duetti con 187 artisti.

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