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Parasite, primo film straniero non in inglese vincitore dell'Oscar del Miglior Film: Chi ha sfiorato il successo in passato?

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La storia degli Oscar si è compiuta in maniera inattesa questa notte a Los Angeles con il trionfo del film Parasite. Sarebbe potuto già accadere in passato: ecco con quali film.

Parasite, primo film straniero non in inglese vincitore dell'Oscar del Miglior Film: Chi ha sfiorato il successo in passato?

Buona la decima, è il caso di dire. Parasite di Bon Joon-Ho ha vinto l’Oscar 2020 per il miglior film, dopo che altri nove nominati nella stessa categoria, girati in una lingua diversa dall’inglese, ci avevano provato in passato.

Parasite ha fatto la storia, primo film in lingua straniera a vincere l'Oscar come miglior film

Ha fatto la storia, insomma, ma ha iniziato a farla già dallo scorso mese di maggio, vincendo la Palma d’oro a Cannes, primo film coreano a riuscirci. Un’attenzione dovuta, va detto, nei confronti di una cinematografia che da anni si conferma una delle più interessanti a livello globale, ottenendo incassi molto importanti in patria. Sei candidature, quattro statuette, 160 milioni di dollari di incasso in tutto il mondo e voci di trattative in corso per trasformare Parasite in una serie televisiva per HBO. Non mancano, quindi, le ragiono per festeggiare a bicchieri di soju, bevanda alcolica nazionale.

Quali film in lingua straniera sono stati nominati in passato per il miglior film?

Andiamo però indietro nel tempo a cercare i nove titoli prima del coreano che sono arrivati a un passo dalla vittoria, ottenendo una candidatura come miglior film, pur non essendo girati in inglese. Il primo è stato La grande illusione di Jean Renoir, uno dei capolavori indiscussi della storia del cinema, nominato nel 1938: la storia di due ufficiali francesi catturati durante la Prima guerra mondiale, nel fatidico 1917, da un pilota tedesco e chiusi in un campo di prigionia.
Quindi è stata la volta del thriller politico Z - L’orgia del potere di Costa-Gavras (1969), a sua volta il primo di sei film che sono riusciti a fare doppietta: candidatura per miglior film e miglior film in lingua straniera, dove fu candidato dall’Algeria, paese di produzione maggioritario. Racconta la storia vera di un investigatore che indagò sull’omicidio di un politico di sinistra in Grecia, dove il film fu bandito per cinque anni, fino alla caduta della Giunta militare, la cosiddetta Dittatura dei colonnelli.

Tre anni dopo, nel 1972, fu la volta di Karl e Kristina dello svedese Jan Troell, con Max von Sydow e Liv Ullman, decisamente non il titolo rimasto maggiormente nella memoria collettiva. La storia è quella di una coppia di contadini nella Svezia del XIX secolo che emigrano negli Stati Uniti per fuggire della povertà. Ancora Svezia, l’anno dopo, con il grande Ingmar Bergman che venne candidato per uno dei suoi capolavori, Sussurri e grida, sulla riunione di tre sorelle, con una malata terminale di cancro. In totale fu nominato a cinque Oscar, fra cui miglior regia. 

Un bel salto in avanti ed ecco il primo titolo italiano, Il postino, che nel 1995 ottenne cinque candidature, tra cui appunto miglior film. Toccati le performance di Philippe Noiret e, l’ultima, del compianto Massimo Troisi, nella storia dell’inusuale amicizia fra Pablo Neruda e il suo postino. Sono gli anni d’oro del cinema italiano nei confronti dell’Academy, anche grazie al grande lavoro fatto dalla Miramax di Harvey Weinstein, che portò nel 1998 La vita è bella a un passo dalla vittoria per il miglior film, ma con sette candidature e tre statuette, tra cui quella a Roberto Benigni come attore. Due anni dopo a ottenere la prestigiosa nomination fu Taiwan, con La tigre e il dragone di Ang Lee, storia epica d’arti marziali con Chow Yun-Fat e Michelle Yeoh, oltre alle splendide coreografiue del maestro Yuen Woo-Ping e le musiche di Yo-Yo Ma. Quell’anno a vincere fu Il gladiatore.

Inusuale il settimo titolo in lingua non inglese a ottenere una candidatura come miglior film. Parliamo, infatti dell’americano, ma girato in giapponese, Lettere da Iwo Jima (2006) di Clint Eastwood, film gemello rispetto a Flags of Our Fathers in cui raccontò la celebre battaglia di Iwo Jima dal punto di vista dei “nemici” giapponesi.
L’ottavo titolo del nostro viaggio nel passato è l’austriaco, ma ambientato in Francia e girato in francese, Amour di Michael Haneke, vincitore anche della Palma d’oro nel 2012. Infine arriviamo all’ultimo titolo, prima dell’exploit di Parasite: Roma di Alfonso Cuaron, il preferito di molti lo scorso anno, con la sua storia in bianco e nero ambientata a Città del Messico negli anni Settanta. Ottenne ben dieci candidature, esattamente come La tigre e il dragone, consegnando a Netflix la sua prima candidatura per il miglior film. Alla fine portò a casa tre Oscar, fra cui miglior regia, ma perse la sfida principale a favore di Green Book.



  • giornalista cinematografico
  • intervistatore seriale non pentito
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